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In Venezuela
Maduro riapre il dialogo con Trump su narcos, petrolio e migrazione
"Se vogliono il nostro petrolio, siamo pronti per gli investimenti statunitensi" ha detto il presidente venezuelano parlando a TeleSur. Ma ha accusato gli Usa di utilizzare la loro "guerra alla droga" come pretesto per rovesciare il suo governo: "Pronti per un accordo contro il narcotraffico"
Riconosciuto leader intellettuale del movimento no global e biografo sia di Fidel Castro che di Hugo Chávez, Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique dal 1990 al 2008, fu uno dei principali artefici dell’accreditamento presso la sinistra internazionale di un militare golpista con tratti chiaramente autoritari come lo stesso Chávez. Secondo fonti antichaviste, ciò avvenne anche grazie a finanziamenti che avrebbero salvato la testata dal fallimento. Ramonet è tuttora consigliere editoriale di TeleSur, l’emittente creata dal chavismo come strumento di proiezione propagandistica internazionale. E’ quindi significativo che oggi il presidente venezuelano Nicolás Maduro si rivolga proprio a lui per proporre al presidente americano Donald Trump un dialogo su narcotraffico, petrolio e migrazione “ovunque e quando vogliano”, ma non su una transizione politica.
L’intervista a Ramonet, preregistrata, è andata in onda su TeleSur. “Dobbiamo iniziare a tenere colloqui seri, basati sui fatti, e il governo degli Stati Uniti lo sa: abbiamo detto a molti dei suoi portavoce che, se vogliono negoziare seriamente un accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti”, ha detto Maduro. Dallo scorso 2 settembre si sono verificati oltre una trentina di attacchi contro imbarcazioni accusate di traffico di droga da parte delle forze americane nell’ambito dell’operazione Southern Spear, che hanno causato oltre 110 morti. L’attacco più recente è avvenuto mercoledì scorso, quando due barche sospettate di trasportare stupefacenti sono state colpite, provocando la morte di cinque persone a bordo, secondo fonti americane.
L’intervista di Maduro è stata trasmessa lo stesso giorno in cui il governo venezuelano ha annunciato il rilascio di 88 persone detenute dopo le elezioni del 28 luglio scorso – denunciate dall’opposizione come fraudolente – e una settimana dopo la liberazione di altre 99 persone il giorno di Natale. Restano tuttavia in carcere gli italiani Alberto Trentini, Biagio Pileri e Daniel Echenagucia. Un funzionario americano ha inoltre ricordato alla Cnn che almeno cinque cittadini americani sono stati arrestati in Venezuela negli ultimi mesi. Durante l’intervista, Maduro ha evitato di rispondere a una domanda su una dichiarazione fatta lunedì da Trump, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero attaccato un porto in Venezuela: sarebbe il primo episodio di questo tipo all’interno del paese, presumibilmente condotto dalla Cia con droni. Alla richiesta di confermare o smentire l’attacco, Maduro ha risposto: “Potremmo parlarne tra qualche giorno”. E ha aggiunto: “Posso solo dire che il nostro sistema di difesa nazionale – che unisce forze popolari, militari e di polizia – ha garantito e continua a garantire l’integrità territoriale, la pace del paese e la sicurezza del nostro popolo”.
In compenso, il presidente venezuelano ha confermato di aver parlato con Trump, ma una sola volta. “Mi ha chiamato venerdì 21 novembre dalla Casa Bianca, mentre io mi trovavo al Palazzo Miraflores”, ha detto. La conversazione è durata dieci minuti. “E’ stata una conversazione rispettosa, molto rispettosa. La prima cosa che mi ha detto è stata ‘Mr. President Maduro’, e io gli ho risposto ‘Mr. President Donald Trump’. Credo sia stata anche piacevole”, ha aggiunto. “Ma le evoluzioni successive a quella conversazione non sono state piacevoli”. “Se vogliono il petrolio venezuelano, il Venezuela è pronto per gli investimenti statunitensi, come con la Chevron, quando, dove e come vogliono”, ha poi precisato, negando con forza di essere a capo di un cartello del narcotraffico. Ha invece accusato gli Stati Uniti di utilizzare la loro “guerra alla droga” come pretesto per tentare di rovesciare il suo governo e appropriarsi delle immense riserve petrolifere venezuelane. “Siamo vittime del narcotraffico colombiano, non solo oggi ma da decenni, e siamo riusciti, con il nostro modello, a controllarne l’impatto. Abbiamo detto a molti dei loro portavoce che, se vogliono discutere seriamente un accordo per combattere il narcotraffico, siamo pronti”.