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da berlino a parigi

L'ingerenza di Trump in Germania e Francia per favorire gli estremisti

Lorenzo Monfregola

L'amministrazione americana valuta di sanzionare i funzionari d'intelligence che hanno classificato Alternative für Deutschland (AfD) come “estremista di destra” e i giudici che in Francia hanno condannato Marine Le Pen per appropiazione indebita di fondi Ue. 

Berlino. Negli ultimi mesi l’Amministrazione Trump avrebbe pensato a qualcosa di più del divieto d’ingresso per dirigenti di ong europee e per l’ex commissario Ue Thierry Breton. Media tedeschi e francesi riportano come nel mirino di possibili sanzioni ci siano anche i funzionari d’intelligence che in Germania hanno classificato Alternative für Deutschland (AfD) come “estremista di destra” e i giudici che in Francia hanno condannato la leader del Rassemblement National (Rn) Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi Ue. Lo Spiegel, che cita come fonti delle indiscrezioni di ex funzionari del governo americano, ha chiesto conferma sulle potenziali misure al dipartimento di stato americano. Un portavoce ha replicato con un “no comment”, ma ha poi fatto riferimento a un post di Marco Rubio dello scorso maggio, in cui il segretario di stato aveva parlato di “tirannia mascherata” in merito alle valutazioni su AfD dell’intelligence interna tedesca BfV. La classificazione come “estremista di destra” è stata attualmente sospesa dallo stesso BfV, in attesa del verdetto del tribunale di Colonia sul ricorso di AfD. L’interrogativo cruciale diventa: come potrà muoversi Washington se la classificazione verrà confermata in sede legale? Prima di Natale, l’Amministrazione Trump ha già imposto divieti d’ingresso negli Stati Uniti ad Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon, direttrici dell’organizzazione tedesca HateAid, che si occupa di contrasto dell’odio online.

 

 

Se sull’operato di alcune ong il dibattito interno era comunque già in corso in Germania, con critiche dal mondo conservatore sull’effettiva imparzialità di diverse associazioni, imporre sanzioni contro funzionari statali tedeschi sarebbe invece un salto di qualità da parte americana, che colpirebbe con molta più forza gli equilibri istituzionali. Secondo alcuni sondaggi, AfD è il primo partito nel paese, in un continuo testa a testa con la Cdu-Csu. Anche sul piano della politica estera, l’ultradestra si sta trasformando in una spina nel fianco del governo di Friedrich Merz. Lo stesso vale per Emmanuel Macron, visto che avanza la possibilità di una futura vittoria del Rn, soprattutto se i nazionalisti dovessero andare a un ballottaggio con la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Già a maggio, Tom Cotton, presidente repubblicano del Comitato ristretto per l’intelligence del Senato americano, aveva ufficialmente chiesto a Tulsi Gabbard che non venissero più fornite informazioni al BfV, a partire da quelle utilizzate proprio per monitorare AfD. Per i servizi segreti tedeschi, estremamente dipendenti dal supporto e dalle soffiate dei partner americani, una conflittualità di questo tipo sarebbe problematica.

All’ultima Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il vicepresidente J. D. Vance aveva criticato apertamente il muro contro AfD in Germania, con riferimento soprattutto a censure sul tema dell’immigrazione. A inizio ottobre, una delegazione di AfD è andata appositamente negli Stati Uniti per approfondire l’amicizia con i repubblicani. Reuters ha poi riportato che, durante un ricevimento privato a Manhattan, i deputati di AfD Jan Wenzel Schmidt e Kay Gottschalk sarebbero stati omaggiati dal canto della prima strofa dell’inno nazionale tedesco, “Deutschland, Deutschland über alles” (la Germania sopra tutto), da tempo eliminata dalla versione ufficiale per evitare riferimenti all’espansionismo nazionalsocialista. In Germania, intanto, lo scontro istituzionale tra partiti tradizionali e AfD non accenna a fermarsi. Se una parte del mondo liberalconservatore tedesco potrebbe infatti aprire ad alcune posizioni trumpiane di AfD per riformulare e risollevare il rapporto transatlantico, il problema primario per la realpolitik di Berlino resta l’allineamento obbediente di Alternative für Deutschland all’agenda del Cremlino.

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