Le accuse a Maduro
Così Trump ha deciso l'operazione in Venezuela
Il blitz che ha portato all’arresto di Maduro è stato pensato e costruito dentro la Casa Bianca, aggirando il Congresso e marginalizzando figure chiave del governo. Rubio esulta, Hegseth in versione muscolare. Un nuovo capitolo della concentrazione di potere presidenziale nell’America trumpiana
L’attacco americano sul Venezuela, visto dall’interno della Casa Bianca, rappresenta una volta di più un ulteriore esempio di rafforzamento e accentramento del potere presidenziale di Donald Trump. Una decisione, infatti, quella dell'operazione nella notte tra il 2 e il 3 gennaio a Caracas, che si è conclusa con l’arresto del presidente Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores da parte dei militari americani della Delta Force, anche se fonti di Sky News parlano di “un’uscita negoziata”.
L’inaspettato esito conferma l’assoluta imprevedibilità dei processi decisionali di questa Casa Bianca, che nei giorni precedenti sembrava concentrata sulla repressione della manifestazione in Iran. Certo però non si può dire che sia un qualcosa venuto dal nulla: bisogna risalire al 3 settembre 2025, giorno in cui gli Stati Uniti annunciano l’affondamento di una nave proveniente dal Venezuela, carica di droga e di membri di una gang narcoterrorista. Prima ancora, nel corso del 2024, gli Stati Uniti durante l’Amministrazione Biden avevano proclamato vincitore delle elezioni presidenziali a Caracas il leader dell’opposizione Edmundo Gonzalez, pur senza spingersi a dichiararlo presidente eletto, e dichiarando quindi Maduro un presidente “illegittimo”. Tesi confermata anche oggi con un post sui social dal segretario di stato, Marco Rubio, che ha definito Maduro il leader di un’organizzazione criminale, il Cartel de Los Soles, che Washington considera un'organizzazione di trafficanti tenuto in piedi dalle Forze armate venezuelane presiedute da Maduro.
Un altro membro dell’amministrazione, la procuratrice generale Pam Bondi ha detto che adesso Maduro dovrà affrontare il “furore massimo della giustizia americana” e affrontare l'atto d’accusa, depositato presso il tribunale federale del distretto sud di New York, che sostiene che per oltre 25 anni una parte dell’apparato statale venezuelano sia stata trasformata in una vera organizzazione criminale al servizio del narcotraffico internazionale, con destinazione finale soprattutto gli Stati Uniti.
Insieme a Maduro sono stati messi sotto accusa altri membri del governo e delle stesse Farc. Anche la moglie di Maduro, Cilia Flores, avrebbe incassato tangenti e facilitato contatti tra trafficanti e funzionari statali. Nicolás Maduro Guerra (“Nicolasito”), il figlio, avrebbe partecipato direttamente a spedizioni di droga e pianificato traffici verso gli Stati Uniti mentre altri alti funzionari, tra cui il potente Diosdado Cabello e Ramón Rodríguez Chacín, avrebbero avuto ruoli chiave nella protezione delle rotte e nei rapporti con i gruppi armati.
Quella della notte fra il 2 e il 3 gennaio è stata un’operazione lampo, che dovrebbe evitare a Trump le lungaggini delle autorizzazioni del Congresso. Rubio, infatti, ha detto privatamente al senatore repubblicano dello Utah Mike Lee, uno dei maggiori isolazionisti dell’assemblea, che non si prevedono altre operazioni. Quello che però fa pensare gli analisti è che ancora pochi giorni fa Rubio escludeva qualsiasi operazione militare di terra contro il regime che si distanziasse dal sequestro delle cosiddette “petroliere fantasma” che servono a esportare il greggio senza farsi notare troppo. Ed è proprio il petrolio a costituire uno delle cause sospette dell’azione trumpiana e non tanto i crimini di Maduro, siano essi di natura politica o paramafiosa e lo stesso presidente ha confermato che le compagnie americane saranno pesantemente coinvolte nel post-Maduro, anche se al momento non è ancora chiaro se il governo autoritario rimarrà in piedi o meno, senza un’invasione di terra americana vera e propria.
Nonostante le dichiarazioni ex post, il segretario di Stato Rubio è apparso decisamente ininfluente nel processo decisionale finale anche se è stata la sua influenza sul presidente a far accendere l’attenzione di Trump sulla necessità di indebolire e se possibile rimuovere il regime e i suoi vertici. Ancora più marginale è apparso il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ormai sempre di più addetto alle culture wars mediatico all’interno del Dipartimento ed escluso dal potere vero e proprio. Tutto il processo decisionale, quindi, sembra essere passato dalle sole mani del presidente e, se si vuole, anche da parte della Cia diretta dall’ex deputato texano John Ratcliffe che già nelle audizioni in primavera prometteva un ruolo più aggressivo dell’agenzia, con un rilancio delle operazioni segrete che, si apprende da una fonte riservata consultata dal New York Times, avrebbero compreso anche il reclutamento di persone vicinissime al deposto presidente venezuelano che hanno quindi fornito la location finale anche ai militari della Delta Force.
L’attacco al Venezuela, che secondo la Cbs era pronto per Natale ma poi è stato posticipato di qualche giorno per lanciare gli attacchi aerei contro le milizie islamiste in Nigeria, potrebbe rappresentare un’espansione della presidenza “monocratica” di Trump che finora si era espressa soltanto sul piano interno con un utilizzo massiccio di ordini esecutivi.
"Ciò che doveva accadere sta accadendo"
La lettera della premio Nobel Machado ai venezuelani