Manifestanti si scontrano con gli agenti federali a Chicago, Illinois (GettyImages) 

editoriali

Cosa c'è dietro la rinuncia di Trump al dispiegamento della Guardia nazionale in tre città

Redazione

Corte suprema contro Trump, 1-0. Ritiro da Chicago, Los Angeles e Portland dopo stop dei giudici. Il presidente rivendica il calo della criminalità, ma sindaci e governatori parlano di sconfitta politica. Resta il nodo legale

   

Poco prima dell’inizio del nuovo anno, Trump ha deciso di fare marcia indietro su una delle sue più grandi battaglie degli ultimi mesi: lo schieramento della Guardia nazionale, almeno per quanto riguarda Chicago, Los Angeles e Portland. La stiamo rimuovendo “nonostante il fatto che la CRIMINALITÀ sia stata notevolmente ridotta grazie alla presenza di questi grandi patrioti in quelle città, e SOLO per questo motivo”, ha scritto sul suo social Truth: le città “sarebbero scomparse se non fosse intervenuto il governo federale. Torneremo, forse in una forma molto diversa e più forte, quando la criminalità ricomincerà a salire alle stelle. È solo questione di tempo!”.

 

Eppure secondo i leader democratici che sin dall’inizio si sono opposti a questo dispiegamento “inutile”, la decisione del presidente non ha nulla a che fare con la riduzione della criminalità, anzi: a Chicago e a Portland le truppe non sono mai scese per le strade proprio a causa delle controversie legali, il sindaco di Portland, Keith Wilson, ha detto che il merito è tutto della polizia locale e dei programmi di sicurezza pubblica, mentre la governatrice dell’Oregon Tina Kotek ha definito la decisione una vittoria dello “stato di diritto”.

 

Soltanto la scorsa settimana la Corte suprema aveva bloccato l’invio della Guardia nazionale a Chicago che per  il sindaco Brandon Johnson era “inutile e incostituzionale”, mentre a inizio mese un giudice federale aveva preso la stessa decisone a Los Angeles, ordinando di restituire il controllo della Guardia al governatore democratico Gavin Newsom.

 

L’annuncio non è assoluto, le truppe rimarranno ancora dispiegate – nonostante le battaglie legali ancora in corso – a Washington, dove a novembre due soldati sono stati  colpiti da un attentatore afghano, a New Orleans e a Memphis, ma è un segnale di rinuncia dell’Amministrazione: significa che Trump non tenterà più di inviare le truppe negli stati in cui i governatori si sono opposti. “Sono contento che abbia finalmente ammesso la sconfitta”, ha detto mercoledì Newsom.