Foto Epa, via Ansa

La testimonianza

Nigeria, dove i cristiani sono nient'altro che un bersaglio da eliminare. Costi quel che costi

Wilfred C. Anagbe

Non è uno scontro religioso? “Qui le vittime vengono sgozzate al grido di ‘Allauh akbar’. La testimonianza di un vescovo al Congresso americano

Pubblichiamo la testimonianza che mons. Wilfred C. Anagbe, vescovo di Makurdi, in Nigeria, ha reso lo scorso 20 novembre alla Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti americana, sottocommissione per l’Africa.

 


 

Grazie per avermi nuovamente invitato a testimoniare sulla crescente crisi di persecuzione e genocidio dei cristiani in Nigeria. Sei mesi fa, il 13 marzo 2025, quando mi sono presentato l’ultima volta davanti a questo comitato, ho avvertito che la situazione era estremamente grave e richiedeva un’attenzione urgente. Tragicamente, il mezzo anno trascorso ha dimostrato che quei moniti erano persino sottovalutati: gli attacchi contro i vulnerabili villaggi cristiani da parte della milizia etnica fulani e dei loro alleati sono continuati sia nel Middle Belt della Nigeria che in altre parti del paese.

 

Dalla mia testimonianza del marzo 2025, rapporti credibili di organizzazioni che monitorano la libertà religiosa – tra cui Open Doors e la nostra stessa Commissione giustizia, sviluppo e pace della diocesi di Makurdi – hanno documentato il proseguire degli attacchi contro villaggi cristiani, soprattutto negli stati del Middle Belt di Benue e Plateau, perpetrati da milizie fulani. Migliaia di persone sono state nuovamente sfollate; alcune rapite o sottoposte ad abusi; interi villaggi rasi al suolo e chiese distrutte.

 

Il mio stesso villaggio, Aondona, nel Gwer West LGA, è stato attaccato e diversi miei parenti sono stati uccisi il 22 maggio 2025. Un intero convento di Suore Clarettiane è stato costretto alla fuga insieme alla parrocchia cattolica locale. Nei giorni successivi all’attacco, anche villaggi vicini come Naka hanno subìto incursioni. Infatti, il 24 maggio 2025, uno dei miei sacerdoti, padre Solomon Atongo, è stato colpito da arma da fuoco e lasciato a morire in una pozza del suo sangue, mentre le persone che viaggiavano con lui sono state rapite. Anche se è sopravvissuto, oggi non è più in grado di camminare liberamente.

 

Poche settimane prima, la Domenica delle Palme, il 13 aprile 2025 – con l’attacco che si è protratto nella notte fino alle prime ore del 14 aprile – militanti fulani hanno lanciato un assalto coordinato contro comunità cristiane nello stato di Plateau, in Nigeria, prendendo di mira principalmente il villaggio di Zikke nella Local Government Area di Bassa, vicino a Jos. L’episodio faceva parte di una più ampia ondata di violenza nella regione durante la Settimana Santa, prendendo di mira i cristiani mentre si preparavano a celebrare una delle feste più importanti della nostra Chiesa.

 

Nella mia diocesi di Makurdi, voi tutti conoscete il massacro di sabato 13 giugno a Yelwata, dove 278 persone – uomini, donne e bambini – sono state uccise in un modo troppo macabro per essere descritto qui, da individui che gridavano “Allahu akbar” mentre sgozzavano le loro vittime. Ci è voluta la preghiera del Santo Padre, il Papa, domenica 14 giugno, perché il governo della Nigeria riconoscesse persino l’accaduto. E anche così, il governo federale continua a minimizzare i numeri e non ha ancora provveduto adeguatamente ai sopravvissuti, anche in questo momento in cui vi parlo.

 

I rapimenti di religiosi e laici restano dilaganti; sacerdoti e pastori sono bersagli primari da eliminare. Il 17 novembre 2025, un altro sacerdote della diocesi di Kaduna è stato rapito mentre suo fratello veniva ucciso e altri venivano trascinati in cattività. Nello stesso giorno, una scuola è stata attaccata nello stato di Kebbi, con numerosi sequestri. Sono inoltre diffuse notizie della cattura di un Maggior Generale dell’Esercito nigeriano da parte di islamisti.

 

Questa è l’esperienza quotidiana di molti cristiani in Nigeria. La violenza si sta diffondendo verso sud, causando milioni di sfollati e distruggendo terreni agricoli, creando una crisi umanitaria aggravata dall’insicurezza alimentare. Gli attacchi da parte di miliziani fulani, Boko Haram e della Provincia dell’Africa occidentale dello Stato islamico (Iswap) sono aumentati non solo nel Middle Belt e negli stati settentrionali, ma stanno avanzando verso sud, colpendo comunità cristiane con totale impunità. Speravamo che la designazione della Nigeria come paese di particolare preoccupazione da parte del presidente Trump alla fine di ottobre potesse stabilizzare la situazione, ma invece essa sta degenerando in uno dei periodi più letali per i cristiani nigeriani nella memoria recente.

 

E’ ormai largamente riconosciuto che la Nigeria rimane il luogo più letale al mondo per essere cristiani: più credenti vengono uccisi lì ogni anno che in tutto il resto del mondo. Eppure i responsabili affrontano poca o nessuna responsabilità, e la risposta del governo nigeriano dopo la designazione come paese di particolare preoccupazione è stata quella di sguinzagliare portavoce vanagloriosi e strumenti compiacenti per distorcere la narrativa e creare false equivalenze sulle morti musulmane. Ma vorrei porre una domanda: chi sta uccidendo i musulmani? Esiste forse una milizia cristiana che sfolla milioni di persone e occupa terre in Nigeria?

 

Il silenzio del governo nigeriano e il suo rifiuto di intervenire di fronte alle continue uccisioni e agli sfollamenti hanno approfondito il senso di abbandono tra la popolazione. La leadership nazionale appare disimpegnata, tratta i rapporti sul genocidio dei cristiani come un non-problema anziché come un’emergenza nazionale. Questa mancanza di volontà politica mina la fiducia nelle istituzioni governative e alimenta la percezione di complicità o indifferenza.

 

Signor presidente, onorevoli rappresentanti, permettetemi di menzionare brevemente un altro punto a me molto caro: l’impatto umanitario e sociale di questo genocidio.

 

Nel solo Middle Belt, milioni di sfollati interni vivono in campi, impossibilitati a tornare nelle loro terre ancestrali; ciò minaccia la continuità culturale, religiosa ed economica. Il trauma psicologico dei sopravvissuti a questi attacchi è immenso, con scarso accesso a consulenza o riabilitazione. Vedove, orfani e superstiti affrontano minacce continue; ragazze e donne subiscono violenze sessuali come arma di guerra. Molti altri ricorrono a metodi di sopravvivenza insicuri per affrontare la quotidianità. Distruggere le famiglie garantisce che da tante donne traumatizzate non nasceranno più cristiani. Questo è uno degli elementi del genocidio: assicurare la scomparsa di un gruppo attraverso misure a lungo termine diverse dall’omicidio.

 

Senza un rapido intervento, il cristianesimo rischia di essere eliminato in parti del nord e del Middle Belt della Nigeria in un tempo molto breve.

 

Vorrei mettere agli atti che, a nome di milioni di cristiani in Nigeria e nella diaspora, desideriamo ringraziare il presidente Donald J. Trump per la sua coraggiosa decisione di designare la Nigeria come paese di particolapre preoccupazione. 

 

La designazione a paese di particolare preoccupazione è un passo vitale, ma deve essere accompagnata da azioni concrete:

I. Utilizzare il Magnitsky Act per sanzioni mirate contro funzionari del governo nigeriano e altri che tollerano o favoriscono la violenza islamista nel paese.

II. Legare gli aiuti alla sicurezza e altri aiuti allo sviluppo o umanitari a miglioramenti misurabili nella protezione delle popolazioni; ampliare il sostegno umanitario agli sfollati interni.

III. Gli sfollati interni devono essere riportati nelle loro case e terre ancestrali con garanzie di sicurezza da parte del governo nigeriano. Devono inoltre ricevere supporto per ricostruire i propri mezzi di sussistenza e usufruire di servizi di base come istruzione e sanità.

IV. Sostenere proposte di legge come il Nigeria Religious Freedom Accountability Act per assicurare che i responsabili vengano puniti. Questo punto non può essere enfatizzato abbastanza: è l’impunità a alimentare la violenza che subiamo.

V. Azione internazionale: lavorare con gli alleati per fare pressione sulla Nigeria alle Nazioni Unite e assicurare che leggi discriminatorie e leggi sulla blasfemia siano eliminate o abrogate.

 

La designazione a paese di particolare preoccupazione ha portato immensa gioia, speranza e rinnovata forza spirituale alle comunità sotto assedio in Nigeria. Le organizzazioni cristiane rimangono tra le poche fonti di aiuto e incoraggiamento, colmando il vuoto lasciato dall’inazione del governo. Tuttavia, la Chiesa da sola non può fermare le uccisioni; è necessario un intervento politico, militare e umanitario coordinato.
Il sangue dei cristiani nigeriani grida verso di voi. Non possiamo più aspettare. Rinnovate le audizioni, approvate una legislazione vincolante e utilizzate ogni strumento dell’influenza statunitense per pretendere un cambiamento. L’America rimane l’unico paese al mondo con un International Religious Freedom Act; ha un ruolo unico nella difesa della libertà religiosa a livello globale. Sappiamo tutti che l’inazione incoraggia ancora di più gli estremisti.

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