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L'Ue prova a convincere Trump che servono le sanzioni alla Russia, con risultati scarsi
Dopo il massiccio attacco russo a Kyiv, Ursula von der Leyen annuncia che la Commissione presenterà presto il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Ma per gli Stati Uniti questa opzione non è sul tavolo
Bruxelles. Ursula von der Leyen ieri ha annunciato che la Commissione presenterà “presto” il diciannovesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, dopo che l’Ucraina è stata colpita dal più pesante bombardamento dall’incontro di Donald Trump con Vladimir Putin. Anche la sede diplomatica dell’Unione europea a Kyiv ha subìto danni. “L’Ue non si lascerà intimidire”, ha detto il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa: “L’aggressione della Russia non fa che rafforzare la nostra determinazione a stare al fianco dell’Ucraina e del suo popolo”. Eppure, nonostante la retorica, l’Ue continua a partecipare alla messa in scena degli inutili negoziati di pace di Donald Trump e non sta facendo ancora tutto quel che potrebbe per difendere l’Ucraina e costringere Putin ad accettare una pace giusta e duratura. Sanzioni, aiuti finanziari, sostegno militare, attivi sovrani russi congelati: non mancano gli strumenti, ma la volontà politica.
L’attacco di ieri contro l’Ucraina ha provocato un’ondata di condanne europee. La Russia ha “mostrato di nuovo il suo vero volto”, ha detto il cancelliere tedesco Friedrich Merz. “629 missili e droni in una notte contro l’Ucraina: ecco la volontà di pace della Russia. Terrore e barbarie”, ha accusato il presidente francese, Emmanuel Macron. “L’attacco notturno a Kyiv dimostra una scelta deliberata di intensificare la guerra e deridere gli sforzi di pace”, ha spiegato l’Alto rappresentante, Kaja Kallas. Alexander Stubb, il presidente finlandese che ha partecipato con gli altri leader europei all’incontro alla Casa Bianca del 18 agosto, ha ricordato tre fatti: “Primo, la Russia non ha alcuna intenzione di porre fine a questa guerra. Secondo, la Russia non ha cambiato il suo principale obiettivo strategico: distruggere l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Terzo, gli attacchi russi contro obiettivi civili costituiscono una palese violazione del diritto internazionale”. Secondo Stubb, “l’unica cosa che il presidente Putin capisce è il potere. L’unica cosa che lo porterà al tavolo delle trattative è la pressione”.
Le parole di Stubb rivelano la tattica degli europei e tutti i suoi limiti. L’Europa sta semplicemente cercando di convincere Donald Trump che si sbaglia su Putin e che l’unico modo per arrivare alla pace è aumentare significativamente le sanzioni contro la Russia. “L’unica strategia che abbiamo è quella di aggrapparsi a Trump, ben sapendo che il presidente americano è totalmente imprevedibile. Allo stesso tempo sappiamo che Putin non ha alcuna intenzione di negoziare”, spiega al Foglio un diplomatico europeo. I leader partecipano alla finzione di Trump (“Putin deve venire al tavolo dei negoziati”, ha detto ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen) per cercare di strappare concessioni. Eppure nuove sanzioni americane contro la Russia sono state tolte dal tavolo da Trump. Nuovi aiuti militari di Washington sono stati esplicitamente esclusi (le armi saranno vendute agli europei). L’unica cosa ottenuta finora dagli europei è l’assicurazione da parte degli Stati Uniti che forniranno l’intelligence e una copertura aerea alle loro truppe che saranno inviate nell’ambito di una forza di rassicurazione, in caso di accordo di pace. Problema: nessun leader europeo crede che un accordo di pace con Putin ci sarà, fino a quando il presidente russo non sarà costretto dalla pressione economica o politica esterna.
I ministri della Difesa dell’Ue si ritrovano oggi a Copenhagen per discutere del sostegno militare e delle forniture di armi all’Ucraina. Le garanzie di sicurezza saranno uno dei principali temi di conversazione, malgrado il rischio di un esercizio puramente teorico. L’ipotesi di inviare aerei europei per proteggere i cieli ucraini dai droni e dai missili, mentre la guerra è ancora in corso, non è nemmeno presa in considerazione: troppo alti i rischi. Domani toccherà ai ministri degli Esteri incontrarsi nella capitale danese per una riunione informale. All’ordine del giorno ci sono nuove sanzioni e la possibilità di utilizzare gli attivi russi immobilizzati nell’Ue. E’ su questo che gli europei potrebbero fare molto di più. Secondo Bloomberg, i ministri potrebbero discutere per la prima volta sanzioni secondarie contro paesi terzi che aiutano lo sforzo di guerra della Russia. Ma l’Ue non sembra pronta ad aprire un conflitto senza precedenti con la Cina, principale sostenitore della macchina da guerra russa. Sostenuta da diversi paesi nordici, Kallas vorrebbe procedere alla confisca dei 210 miliardi di euro di attivi sovrani russi congelati per destinarli all’Ucraina. Ma la Germania è contraria. “Stiamo portando avanti il lavoro sui beni russi congelati per contribuire alla difesa e alla ricostruzione dell’Ucraina”, ha detto ieri von der Leyen. Una sua portavoce ha subito precisato che si tratta dei “proventi straordinari” che vengono già usati e non della confisca dei 210 miliardi.