Benny Kashriel (Ansa)

Il candidato ambasciatore d'Israele è troppo controverso. E l'Italia chiede di proporre un altro nome

Giulia Pompili

Benny Kashriel, che è stato per 31 anni il sindaco dell’insediamento israeliano di Ma’ale Adummim, a est di Gerusalemme, non sarà il prossimo ambasciatore di Israele in Italia. Non se ne parla, dicono fonti informate al Foglio

È stato perfino il Quirinale, nella figura di chi dovrà accettare formalmente le credenziali del nuovo ambasciatore di Israele in Italia, cioè il capo dello stato Sergio Mattarella, a dire di no. E pure il ministro degli Esteri Antonio Tajani l’ha fatto presente esplicitamente durante una recente conversazione con il suo omologo israeliano Eli Cohen: Benny Kashriel, che è stato per 31 anni il sindaco dell’insediamento israeliano di Ma’ale Adummim, a est di Gerusalemme, non sarà il prossimo ambasciatore di Israele in Italia. Non se ne parla, dicono fonti informate al Foglio.

 

La questione, anticipata ieri dai giornali israeliani, è particolarmente delicata, perché il governo Meloni è uno degli alleati più saldi di Israele in Europa, ma in questo caso il primo ministro Benjamin Netanyahu ha fatto una proposta considerata “irricevibile”. Kashriel è una figura controversa, e il sondaggio sul suo gradimento da parte dei funzionari israeliani in Italia va avanti da mesi, ancora prima del massacro del 7 ottobre di Hamas contro Israele e dell’inizio dei bombardamenti su Gaza. La risposta dell’esecutivo italiano è sempre stata negativa, ma di recente la comunicazione è diventata più limpida, cristallina. Si tratta di una fase ancora preliminare del rituale diplomatico per l’accreditamento di un ambasciatore – è consuetudine che il paese ospitato prima faccia un sondaggio sulla figura del potenziale rappresentante tra le autorità del paese ospitato, e solo dopo si invia la lettera  di accreditamento – e quindi un rifiuto non è tecnicamente considerato uno sgarbo diplomatico.

  

Oltretutto le motivazioni sollevate dall’Italia sono condivise da tutto lo spettro istituzionale: l’ipotesi di Kashriel ambasciatore ha spaccato la comunità ebraica italiana sin dai primi momenti in cui è stato fatto il suo nome, e rischia di aggravare le tensioni. Secondo una fonte informata sulla procedura, che preferisce rimanere anonima per la delicatezza della vicenda, il governo italiano è preoccupato anche della fase due della guerra, quella in cui Israele dovrà “ricostruire rapporti solidi con uno dei suoi migliori alleati ma anche con la società civile italiana”. E questo ruolo, il cui compito è per definizione in capo al nuovo ambasciatore che in teoria dovrebbe insediarsi a Roma nella prossima estate, è difficile vederlo in una figura come quella di  Kashriel, considerato uno poco avvezzo alla diplomazia. C’è poi una questione che riguarda la politica interna israeliana: secondo l’accordo per la formazione del nuovo governo di un anno fa, il 31 dicembre dovrebbe scadere l’incarico da ministro degli Esteri di Eli Cohen, e a sostituirlo dovrebbe essere Israel Katz – dal governo italiano, sperano che quest’ultimo possa sbloccare l’impasse diplomatica. Già da qualche settimana, però, si parla di un rinvio dell’avvicendamento per via dello stato di guerra. 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.