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L'ultimo attacco russo contro Kyiv in un'immagine
Mosca ha bombardato la capitale ucraina e sono morte tre persone. Putin, in modalità elettorale, riceve ospiti e parla di Babbo Natale anziché di guerra e dei buchi della difesa russa, che hanno due cause: supponenza e corruzione
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2 JUN 23

L’attacco russo di giovedì contro la capitale ucraina è stato catturato in un’immagine: una coperta di stagnola stesa sul corpo di una bambina. Accanto, seduto su una sedia, suo nonno a testa bassa. Forse piange, forse prega, forse impreca. Mosca ha colpito Kyiv con una raffica di dieci missili Iskander, il sistema di difesa ucraino è entrato in azione, ha abbattuto i razzi, la bambina e sua madre non hanno fatto in tempo a entrare nel rifugio, tutte e due sono state uccise. Le difese aeree hanno intercettato i razzi appena sei minuti dopo che gli allarmi avevano iniziato a suonare, i cittadini hanno avuto poco tempo per mettersi in sicurezza e, al pericolo dei missili, si è aggiunto quello dei detriti dei sistemi di difesa entrati in azione per respingere l’attacco. Il sindaco della capitale Vitali Klitschko ha chiesto di indagare sulle tempistiche e sulle condizioni dei rifugi. Il sistema antimissile di Kyiv funziona, Mosca sta cercando di farlo arrivare a saturazione e in città i rifugi devono essere impeccabili, raggiungibili, sempre aperti. Ieri a Kyiv sono morte tre persone.
Secondo il sito di notizie russo Meduza, anche la Russia sta costruendo i suoi rifugi, un investimento da trentacinque milioni di rubli, circa cinquecentomila euro, per un nuovo bunker antiaereo per alti funzionari dello stato dotato di tutto: attrezzature mediche, sistemi di comunicazione, anche i più segreti. Il problema degli attacchi contro la regione di Mosca e quelli ancora più frequenti nelle regioni russe di confine con l’Ucraina – ieri a Belgorod c’è stato un nuovo attacco – non possono essere ignorati dal ministero della Difesa: la Russia deve pensare a difendersi, la guerra che pensava non avrebbe mai raggiunto il suo territorio è arrivata. Se il sistema di difesa di Kyiv si sta perfezionando, quello di Mosca sembra invece che abbia bisogno di essere creato quasi da zero. In queste settimane, dopo i droni abbattuti sul Cremlino e lo sciame arrivato nella regione di Mosca, è stato impossibile non domandarsi come quella che era considerata la seconda potenza militare al mondo sia così penetrabile. La spiegazione ha due ragioni. La prima è ideologica e dipende appunto dalla fama militare di Mosca, molto al di sopra delle sue condizioni reali. Nonostante tra i pretesti dell’invasione dell’Ucraina, il Cremlino abbia addotto il suo sentirsi in pericolo a causa dell’espansione della Nato, a quanto pare non pensava molto a difendersi, credeva piuttosto che nessuno avrebbe tentato di attaccare la Russia, una potenza nucleare. Quindi: Putin diceva di doversi difendere dall’occidente, e nello stesso tempo non ha pensato di dare al suo paese un capillare sistema difensivo. La fama della pericolosità di Mosca doveva funzionare da deterrente per qualsiasi attacco.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)