caccia al soldato

Russia e Ucraina cercano uomini pronti e ben addestrati

Micol Flammini

L'Ue discuterà l’istituzione di  un’altra grande missione di formazione e il fattore umano è ancora un vantaggio per Kyiv che ha truppe giovani che combattono come un corpo solo. Mosca vuole ampliare le sue schiere e ha tre ozpioni: mercenari e volontari spesso più anzini e poco in forma o la mobilitazione generale

Il fattore umano è stato essenziale sin dall’inizio della guerra russa in Ucraina. Quello che era conosciuto come il secondo esercito più potente del mondo è stato fermato da quello che probabilmente passerà alla storia come l’esercito più determinato delle ultime guerre. Mosca si era presentata con più armi e più mezzi, ma con poca determinazione e adesso che il conflitto è entrato in una fase di stallo, i due eserciti hanno bisogno di soldati. La Russia, secondo le dichiarazioni del direttore della Cia, Bill Burns, avrebbe perso 15.000 uomini. Gli ucraini, su ammissione del comandante delle Forze armate Valery Zaluzhny, hanno perso  9.000 soldati. Il tempo per recuperare è poco, la Russia vuole continuare la sua offensiva, mentre l’Ucraina prepara la sua controffensiva: per tutti e due gli obiettivi servono uomini. Il presidente russo, Vladimir Putin, giovedì ha firmato un decreto per ampliare l’esercito, vuole 137 mila soldati in più entro il 2023, ma non ha specificato come intende trovarli. Gli analisti ipotizzano tre strategie: mercenari, volontari, mobilitazione generale. Finora mercenari  e volontari sono stati un buon metodo per sostituire i soldati, ma sono spesso  uomini difficili da addestrare bene e in tempi rapidi. 
La mobilitazione generale oltre a essere una mossa potenzialmente impopolare e che dovrebbe essere preceduta da una dichiarazione di guerra formale, obbligherebbe i giovani ad andare in guerra. E   richiederebbe anche molto tempo per essere organizzata: ci vorrebbe circa un anno per mobilitare una quantità di uomini sufficiente per  fare la differenza.  

 

I paesi occidentali stanno aiutando gli ucraini nell’addestramento, basi per preparare i soldati ucraini sono in Gran Bretagna, in Germania e altre ne arriveranno. Londra si è impegnata ad addestrare 10 mila reclute in centoventi giorni, duemila sono già state rimandate in Ucraina. Il 29 agosto i ministri della Difesa dell’Ue discuteranno l’istituzione di  un’altra grande missione di addestramento. Secondo l’Economist, la formazione si concentra prevalentemente sulla guerra urbana, la tipologia di combattimento che i soldati dovrebbero affrontare in una controffensiva a Kherson o nel Donbas. I soldati apprendono in fretta e sono in media più giovani rispetto ai russi, anche questo conta in battaglia. Il ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, ha detto che il suo esercito beneficia della disponibilità di 700 mila uomini e se a questo numero si aggiungono le forze di polizia, le guardie di frontiera e la gendarmeria si arriva al milione. Non tutti però hanno le capacità necessarie e l’esperienza per combattere al fronte. In questo momento l’esercito russo in Ucraina disporrebbe di circa il 60 per cento in meno di uomini ed equipaggiamento dall’inizio dell’invasione. I soldati russi che sono stati mandati in Ucraina come volontari sono mediamente meglio equipaggiati di chi era stato mandato all’attacco il 24 febbraio, giorno dell’invasione, ma sono anche più vecchi, non sono in forma e non è facile formarli. Secondo gli analisti e gli addestratori che stanno aiutando le truppe ucraine, Kyiv ha un vantaggio importante: ha un esercito che si muove come un corpo solo. 
 

Di più su questi argomenti:
  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Sul Foglio cura con Paola Peduzzi l’inserto EuPorn in cui racconta il lato sexy dell’Europa, ed è anche un podcast.