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La crescita green è possibile e Biden ha indicato così la strada

Luciana Grosso

Nella Bidenomics, c’è grande attenzione ai temi ambientali, ma con la consapevolezza che non esiste “green” senza “economy”, non esiste tutela dell’ambiente senza tutela dei lavoratori e dei loro redditi

Non esiste tutela dell’ambiente senza un piano economico che la tenga in piedi. Lo dice la pratica, lo dice la storia del XX secolo, lo ha detto anche Joe Biden al termine del grande meeting per l’ambiente della scorsa settimana: “Dobbiamo garantire  che i lavoratori che hanno prosperato nelle industrie di ieri e di oggi abbiano un domani altrettanto brillante nelle nuove industrie”. Dunque nella Bidenomics, c’è grande attenzione ai temi ambientali, ma con la consapevolezza che non esiste “green” senza “economy”, non esiste tutela dell’ambiente senza tutela dei lavoratori e dei loro redditi. Che non esiste industria senza profitto. Sennò l’esperimento non funziona.  

 

Il presidente, fin dalla campagna elettorale, ha insistito sulla gravità della crisi climatica e sull’urgenza di trovarle  una  soluzione, così come pure al problema dell’inquinamento dei mari e della terra. Nonostante questa consapevolezza ambientale, Biden ha anche ben chiaro che affinché le politiche ambientali funzionino è necessario che non impoveriscano nessuno. Anzi. Che arricchiscano, se possibile.

 

 

Così, non a caso, il piano per dare una svolta verde al paese (cosa che a Barack Obama e al suo American Recovery and Reinvestment Act, in fondo, non riuscì) si chiama American Jobs Act, e non contiene, neppure per sbaglio, la parola “green”. L’obiettivo del piano è ambizioso (anche se Greta Thunberg lo ha definito “modesto”) ed è quello di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e di azzerarle entro il 2050. La strada per raggiungerlo è lastricata di soldi, ben duemila  miliardi (che potrebbero arrivare a 4000 se si calcola l’indotto) da spendere nell’impresa di rendere più efficiente, e dunque meno inquinante, il sistema America. Nello specifico il piano prevede un imponente (anche dal punto di vista culturale) piano per convincere gli americani a usare almeno un po’ meno la macchina, mettendo sul piatto 85 miliardi di dollari per i sistemi di trasporto pubblico, 80 miliardi di dollari per le ferrovie Amtrak (i treni, in America, sono di rara inefficienza) e un minimo di 500mila colonnine di ricarica per le auto elettriche; oltre a questo ci sono 100 miliardi da spendere per convertire gli edifici pubblici e privati a consumi elettrici da fonti rinnovabili (un settore quest’ultimo che, secondo la  segretaria all’energia degli Stati Uniti, Jennifer Granholm, potrebbe “sbloccare un mercato da 23 mila miliardi entro il 2030”); 213 miliardi per costruire edifici  meno inquinanti; 35 miliardi di dollari per la ricerca sulle tecnologie per la riduzione delle emissioni e la resilienza climatica e, infine, dieci miliardi per creare una nuova branca del governo, i Civilian Climate Corps, che possa lavorare per ridurre l’impatto ambientale del paese. 

 

Le prospettive di riuscita del piano sembrano essere buone. La congiuntura è favorevole, sia perché, nei prossimi anni, il governo americano avrà a disposizione una quantità quasi illimitata di liquidità  per finanziare la ripresa post Covid, sia  perché il tema della sostenibilità è particolarmente popolare e sentito, anche dal punto di vista politico. E soprattutto perché l’idea della sostenibilità e del non inquinamento potrebbe dare nuovo ossigeno  a un settore industriale in affanno da anni.  Un’analisi di Cambridge Econometrics dice che “i piani di ripresa verde aumentano reddito, occupazione e pil  meglio delle tradizionali misure di stimolo, con l’ulteriore vantaggio della riduzione delle emissioni. In tutte le aree geografiche analizzate, i piani di ripresa ecologica si sono rivelati più efficaci del ritorno ai normali approcci di taglio delle imposte e incoraggiamento alla spesa”. L’Harvard Business Review aggiunge che “l’azione per il clima è un modo efficace per promuovere l’occupazione, prevenire futuri shock sistemici e garantire un futuro prospero. Gli investimenti in settori ‘verdi’ come i veicoli elettrici e le energie rinnovabili rappresentano un modo migliore per aumentare il pil all’uscita dalla crisi del Covid-19”. 

 

La strada sembra quella della crescita felice, perché di decrescere non ha voglia nessuno.

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