Editoriali

In Irlanda chiude tutto, tranne le scuole

Redazione

Per la prima volta un paese europeo opta per un secondo lockdown. Ma gli studenti restano in classe

L’Irlanda è la prima nazione dell’Unione europea che opta per una seconda chiusura totale di sei settimane che inizia dalla mezzanotte di mercoledì 21 ottobre. Dall’inizio dell’epidemia, i morti sono stati 1.852; lunedì i nuovi casi di contagio erano 1.031, per un totale dall’inizio della pandemia che ha superato i 50 mila casi – in un paese che conta meno di 5 milioni di abitanti. Il premier Martin ha cercato di addolcire la pillola: chiudiamo ora, così magari salviamo il Natale. Ma gli scienziati del National Public Health Emergency Team avevano già inviato una lettera al ministro della Salute dicendo che sei settimane era il periodo minimo necessario per abbassare la curva.

 

E così, in un clima di grande stanchezza e incertezza, raccontano i giornali irlandesi, si ricomincia: gli spostamenti saranno consentiti per fare la spesa, andare in farmacia e per motivi familiari di vitale importanza. Chiuderanno i musei, le biblioteche, tutte le attività commerciali considerate non essenziali, tra cui bar e ristoranti. Ai cittadini sarà consentito fare sport entro cinque chilometri dall’abitazione, le messe saranno online, ai matrimoni potranno partecipare massimo 25 persone e 10 ai funerali. Ci sarà il divieto di visite tra famiglie, anche se due famiglie potranno incontrarsi in luoghi all’aperto, sempre entro il limite dei cinque chilometri. A chi vive solo sarà permesso avere come sostegno un’altra famiglia.

 

La grande differenza è la scuola: gli studenti andranno in classe. Cliff Taylor, capo della redazione Economia dell’Irish Times, ci dice: “Stiamo per chiudere tutto tranne le scuole e i servizi essenziali. Le scuole aperte ci danno speranza. In questi mesi si è capito che sono luoghi fondamentali per il benessere psicologico dei più piccoli e che sono fondamentali anche per i genitori che lavorano. La didattica online non funziona tanto, crea troppe differenze e poi, nelle ultime settimane, abbiamo visto che la trasmissione del virus nelle classi è molto bassa. Sono tutti dati che hanno portato a questa scelta, una soluzione che per ora sembra avere senso”.

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