Come parlare a uno di Q

Daniele Raineri

Manuale di conversazione in otto punti per interagire (online per ora) con i seguaci di QAnon. Se a queste domande rispondono “sì”, lasciate perdere

Nelle manifestazioni contro la mascherina per contenere il Covid-19 che abbiamo visto in queste settimane in Europa, da Berlino a Londra (e anche a Roma, ma era molto più piccola), nel marasma di bandiere (anche fasciste) e di slogan spiccavano delle grandi Q. Sono i segni dei seguaci del culto di QAnon, un movimento di fanatici di estrema destra (che in qualche caso non immaginano nemmeno di esserlo) che negli Stati Uniti prolifera con vigore e che adesso stiamo importando nel nostro continente. La pandemia ha dato una mano robustissima alla diffusione del culto e quindi anche in Italia può capitare di incontrare, in persona oppure online, un seguace di QAnon. Per essere più precisi: non stanno dilagando e non sono molti, per ora, ma ci sono. Tutto sommato sono vittime di un raggiro di qualità incredibilmente scadente e un giorno si scriveranno saggi per chiedere: davvero la gente credeva a questa roba? Ma non per questo sono meno preoccupanti, come i seguaci di altri culti. Quando parlano con le persone normali i qanonisti usano alcuni trucchi subdoli per governare la conversazione. Ecco alcune note per sapere cosa aspettarsi.

  


“Credi che Obama sia a capo di una setta di cannibali che controlla il mondo?”. Così si capisce dove è arrivato il lavaggio del cervello


      

Punto uno. Il primo trucco molto usato dai seguaci di QAnon è dire: “Q invita soltanto a fare ricerca e a usare la propria testa” (Q sarebbe il loro profeta, che lascia messaggi ambigui su un forum online). Falso. I seguaci del culto di Q credono che Hillary Clinton e Barack Obama siano a capo di una setta di satanisti cannibali e pedofili che gestisce un traffico di bambini e li tortura per estrarre da loro una sostanza, l’adrenocromo, che mantiene giovani (anche tutte le star di Hollywood farebbero parte di questa setta). Credono, tra le altre cose, che Hillary Clinton abbia mangiato persone. Ecco, questo è il loro culto. Chi crede a Q aderisce a questa visione del mondo. Loro battono molto su questo punto del “fare ricerca libera”, ma hanno una fede cieca in questa dottrina e non la metteranno mai in discussione. La cosiddetta “ricerca” parte da questi fondamenti e si espande verso ulteriori scenari e semmai sarà sugli eventuali complici del cannibalismo di Hillary in Italia o cose del genere. Non si sognano di mettere in dubbio il cannibalismo di Hillary (mi chiedo, mentre scrivo queste frasi, come è possibile che argomenti interessanti come la politica americana, la propaganda virale via social e la pandemia siano finite assieme nel reame inesplorato delle turbe mentali di massa). Per questo motivo, quando tocca interagire con un seguace del culto di Q è meglio mettere subito le cose in chiaro e la prima domanda da fare è: “Tu credi che Obama sia a capo di una setta di cannibali che controlla il mondo, sì oppure no?”. Così si capisce fino a che punto è arrivato il lavaggio del cervello. Molti di loro sui social usano nomi falsi e account che non mostrano il volto: è il segno che non vogliono prendersi al cento per cento la responsabilità personale del loro comportamento. Se la risposta è sì allora il soggetto è un fan hardcore di Q. Viene da chiedersi se è davvero utile per qualcuno continuare la conversazione.

   

Punto due. Il secondo trucco dei seguaci di QAnon è che evitano di menzionare questo pilastro fondamentale del loro fanatismo e spostano il discorso su argomenti laterali, tipo: “Non crederai a quello che ti raccontano sul Covid-19?”. Tornare al punto uno, pretendere chiarezza: “Secondo te Obama è capo di una setta che tortura i bambini del mondo per estrarre loro una sostanza che mantiene giovani? Sì oppure no?”. I QAnonisti sono consumatori ghiotti di tutte le teorie del complotto che riguardano il Covid e di tutti i movimenti anti mascherina, usano quell’ambiente come vettore per il loro culto. Sono dei free-rider, si fanno dare un passaggio gratis per raggiungere una platea molto più vasta. Il culto ha un rapporto parassitario con il movimento negazionista, lo sfrutta ma il suo messaggio principale come abbiamo visto è un altro. Il Covid arriva molto più tardi rispetto alla nascita del culto di Q, più di due anni dopo, è meglio non cascare in questa confusione deliberata. Se il movimento negazionista tenesse a qualche parvenza di credibilità butterebbe fuori dalle sue proteste i cultisti di Q, ma non succede. I QAnonisti fanno numero – e per questo motivo anche i repubblicani negli Stati Uniti non li hanno ancora condannati in via ufficiale: portano gente.

    

Punto numero tre, che è il più importante. I QAnonisti si mascherano da movimento contro la pedofilia. Hanno inondati i social di materiale contro il traffico di minori, si sono impossessati dell’hashtag #savethechildren, salvate i bambini, hanno organizzato giornate di protesta contro la pedofilia alle quali hanno aderito persone ignare di cosa fosse davvero QAnon. E’ una manovra irresistibile: nessuno sano di mente criticherebbe una campagna contro il traffico di minori, il problema pedofilia è una piaga orrenda che esiste davvero e ci sono scandali gravissimi che hanno coinvolto persone come Jeffrey Epstein che avevano connessioni politiche. Il problema è che QAnon aggiunge a questi fatti tutta una parte di propaganda politica violentissima per cui tutti gli oppositori del presidente americano Trump farebbero parte di una rete pedofila. Una cosa è dire che i pedofili esistono (è vero), un’altra è dire che i leader del Partito democratico americano sono i capi del traffico mondiale di minori e mangiano persone. E’ un’operazione di manipolazione devastante. E’ una distorsione criminale. E’ una riedizione in stile social media anno 2020 delle accuse contro i comunisti “che mangiano bambini” o contro gli ebrei “che fanno sacrifici umani”. E’ un avvelenamento deliberato della realtà, perché a quel punto QAnon porta il discorso alla fase successiva: chiunque si opponga a Trump è complice dei cannibali pedofili. Non so se realizziamo quanto è cupo un mondo dove molte persone sono convinte che i partiti che non siano quello di Trump sono soltanto coperture per un network di satanisti. Nota aggiuntiva: Trump e Jeffrey Epstein si conoscevano molto bene, ma questo i qanonisti tendono a ignorarlo perché hanno bisogno di una visione del mondo selettiva. Vedono quello che fa loro comodo, tralasciano il resto. Altrimenti il culto crolla.

    

Punto numero quattro, molto usato: “Non crederai a quello che dicono i media”. La stragrande maggioranza delle retorica del culto è tutta roba riciclata da altri complottismi, da altre operazioni di propaganda, da altre isterie di massa, e quindi anche la diffidenza per i media. “Quello che i giornali non dicono”, l’incipit più comune per ogni genere di complottismo. Anche in questo caso, tornare al punto uno. Questi credono a un anonimo che si fa chiamare Q e scrive filastrocche su internet, però gli scemi sono gli altri che hanno a disposizione tutti i media del mondo e possono leggere, guardare, confrontare e verificare in tempo reale una mole enorme di informazioni. E così credo quia absurdum, io credo perché è assurdo, come dice la frase attribuita a Tertulliano nel secondo secolo dopo Cristo. Più il dogma è inspiegabile e più vi aderisco. QAnon ha cominciato la metamorfosi per acquisire tratti religiosi e la religione non va discussa, è un atto di fede. Negli Stati Uniti si fa già ricerca a riguardo dei molti punti di contatto tra il culto di QAnon e il mondo degli evangelici, che si è mostrato molto recettivo.

   

Punto numero cinque, tenere a mente che i qanonisti non sanno di cosa parlano. Le “profezie” di Q sono in inglese e alcuni seguaci italiani non conoscono la lingua. In pratica traducono male testi che sono cretini già in lingua originale. Uno dei fanatici italiani di Q che posta video su YouTube dice “Joe Biden” con la sillaba “Bi” pronunciata all’italiana come “biscotto” mentre indossa un cappuccio con la lettera Q. Esistono migliaia di queste brevi “profezie” di Q e in esse Putin è considerato come un soggetto ostile, ma i qanonisti italiani per posizione ideologica sono affini a Putin. Hanno una conoscenza sommaria del loro stesso culto perché hanno una conoscenza sommaria del mondo. Una discussione razionale con loro smaschererebbe questa debolezza, ma qualsiasi tentativo di scambio diventa una di quelle pièce dell’assurdo nelle quali un personaggio chiede l’ora e l’altro risponde “rosso”.

     

L’avvocato di Kyle Rittenhouse, il diciassettenne che ha ucciso due persone a colpi di fucile durante i disordini di Kenosha nel Wisconsin, è un seguace di QAnon e di recente ha scritto su Twitter che nel 1996 quando ci fu un attentato ai Giochi olimpici di Atlanta che causò la morte di un uomo Facebook e il suo fondatore Mark Zuckerberg rovinarono la vita e la reputazione di una persona, che fu accusata ingiustamente di essere la responsabile. Ma Facebook nel 1996 non esisteva. L’avvocato nel frattempo ha dichiarato che Rittenhouse è un eroe che ha fatto cominciare la Seconda rivoluzione americana.

       


Diranno che loro stanno solo esprimendo un loro punto di vista com’è diritto di tutti e se qualcuno glielo impedisce è un prevaricatore


       

Punto numero sei, il vittimismo, la carta che non manca mai. Quelli di QAnon diranno che loro stanno soltanto esprimendo un loro punto di vista com’è diritto di tutti e se qualcuno glielo impedisce è un prevaricatore. Siamo chiari: il culto di Qanon accusa di pedofilia, cannibalismo e satanismo chi non simpatizza con Trump, quindi un numero enorme di persone. E chiede che queste persone siano incarcerate in massa e in molti casi giustiziate. Sognano a occhi aperti cose come questa: le squadre speciali che arrestano l’attore Tom Hanks e lo trasferiscono a Guantanamo. E’ fanatismo violento. E’ lo stesso processo di deumanizzazione del nemico che precede la fase della violenza, citato in infiniti studi sui conflitti etnici e religiosi. Le stragi nella ex Jugoslavia e in Rwanda sono nate così, con un processo di deumanizzazione che trasformava prima gli avversari e poi interi settori della popolazione in simboli del male da sradicare, in minacce imminenti, in animali (in Rwanda le milizie “pulivano il paese dagli scarafaggi” proprio come le radio nazionali avevano chiesto a ritmo martellante per anni). Se questi di QAnon credono di essere in lotta contro una potentissima setta di trafficanti di minori di sicuro non stanno pensando a un’assemblea di riconciliazione per risolvere la questione – e si esaltano all’idea di uno scontro. L’Fbi in un rapporto del 30 maggio 2019 definisce il culto di Q “a domestic terrorism threat”, una minaccia di terrorismo interno. Twitter ha cominciato a sospendere in massa i loro account perché non vuole responsabilità legali. Anche Facebook ha cominciato a eliminare centinaia di gruppi Qanon per lo stesso motivo. Se una vittima comincia una causa legale i giudici potrebbero chiedere alle piattaforme social: come avete fatto a permettere tutto questo per anni?

     

Punto numero sette. QAnon è un culto di estrema destra, anche se molti suoi seguaci pretendono che non lo sia. Qui non c’è molto da spiegare. I seguaci di Q credono che gli oppositori di Trump siano un’organizzazione di satanisti. Se un culto vuole spedire l’intero Partito democratico americano a Guantanamo e cominciare esecuzioni di massa, non ci sono molti dubbi sulla collocazione ideologica. Credono che un’élite mondiale sacrifichi i bambini per usare il loro sangue – molti di loro non lo sanno, ma è una versione aggiornata del “blood libel”, roba da antisemitismo feroce. E’ un classico della propaganda complottista che anche i nazisti usavano.

     

Punto numero otto: qualcuno di questi seguaci di Q lo fa perché è un business. QAnon genera traffico online perché i seguaci sono ossessionati e il traffico online genera ricavi. Questa è una grande differenza con il vecchio complottismo che si esaurisce in dieci minuti di lettura – il governo nasconde cadaveri di alieni nell’Area 51 – punto – fine. Non è che ogni mattina ci si legge di nuovo la stessa storia. Il complottismo QAnon invece è un infinito mormorio su tutti i fatti del mondo. Ogni giorno attira una platea di ascoltatori. E quindi è un business. Non ci sarebbe da stupirsi a scoprire che qualcuno degli anonimi italiani che sparge il verbo di QAnon in realtà è interessato soltanto ai clic.

   


Quando un seguace del culto di Q parla a un non-seguace vede due cose: una persona da reclutare o un complice del Deep State


    

Conclusione. Vale sempre il punto uno. Se la risposta è sì, continuare a interagire non ha senso. Quando qualcuno è arrivato a quel punto di fanatismo non è possibile deprogrammarlo con una conversazione, con un’informazione fattuale o con una battuta. “La fissazione è peggio della malattia”, dice una bella massima. Quando un seguace del culto di Q parla a un non-seguace vede soltanto due cose: una persona da reclutare (fare caso al linguaggio da iniziati: loro hanno capito la Verità! Svegliati anche tu!) oppure un complice del Deep State. Se non sei la prima cosa, allora sei la seconda. Negli Stati Uniti ci sono famiglie che sono andate in frantumi perché un membro è ossessionato dal culto di Q e c’è un sito che racconta le loro storie. Sono famiglie che per un po’ hanno provato a fare finta di nulla, poi la situazione è diventata insostenibile. Ci sono divorzi a causa di QAnon e figli che non parlano più a un genitore.

   

Di QAnon ancora non si sono capite le dimensioni. Una settimana fa l’istituto di sondaggi americano Civiqs ha trovato che il 33 per cento dei repubblicani negli Stati Uniti crede a QAnon, ma in realtà la domanda era malposta: “Do you believe that the QAnon theory about a conspiracy among deep state elites is true? Crede che la teoria di QAnon riguardo una cospirazione delle élite del Deep State sia vera?”, era il quesito, ma è così vago da lasciare fuori il pilastro fondamentale menzionato all’inizio di questo articolo. Quindi è possibile che molti abbiano risposto sì senza conoscere a fondo la teoria. Tuttavia, anche così, anche applicando questo elemento riduttivo, si tratta di milioni di americani.

 

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)