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Prove di seconda ondata

C’è un lato oscuro anche in Germania e l’ha scovato il coronavirus

Mezzo milione di tedeschi di nuovo in lockdown, colpa dei mattatoi. In Italia le norme sono uguali, ma le condizioni migliori

24 Giugno 2020 alle 06:14

C’è un lato oscuro anche in Germania e l’ha scovato il coronavirus

Un attivista protesta davanti al mattatoio di Rheda-Wiedenbrueck in Germania (foto LaPresse)

Roma. Il coronavirus è andato a scovare il lato oscuro della Germania, quelle cooperative itineranti di lavoratori – in gran parte stranieri dai paesi dell’est – che si spostano a seconda del bisogno tra i grandi impianti per la lavorazione della carne. Sono uno dei motivi per i quali la Germania riesce a fare dumping nel settore carne e a esportare anche da noi in Italia. Lavoratori dalla Romania e dalla Polonia che per tutta la trasferta vivono assieme, mangiano assieme, vanno e vengono assieme dall’impianto perché non hanno mezzi propri e si spostano di zona in zona per seguire la richiesta, che non è sempre costante dappertutto. Ieri le autorità del Nordreno Vestfalia hanno imposto il lockdown in due distretti della regione dopo che si è scoperto che più di 1.550 dipendenti del locale mattatoio della Tönnies sono positivi al coronavirus. La polizia ha circondato i palazzoni nei quali vivono con un reticolato, hanno fatto arrivare pasti per tutti e settemila e hanno chiamato interpreti per fare in modo che capissero le istruzioni. “In teoria le norme dell’Unione europea in questo settore sono uguali in tutti i paesi, ma in Germania non c’è stata un’armonizzazione e quindi è come se non fossero applicate”, dice al Foglio Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia. “In Germania non ci sono le stesse regole che sono in vigore in Italiaa noi non abbiamo quelle cooperative itineranti. Se usassimo quel sistema, ci sarebbero sanzioni pesantissime e ci chiuderebbero. Nei mattatoi italiani lo standard è così alto che persino nei grandi impianti in Lombardia e in Emilia-Romagna, e stiamo parlando degli impianti più grandi d’Europa, la percentuale dei contagi tra i lavoratori era inferiore alla percentuale dei contagi nella popolazione della stessa provincia. Proprio perché passavano molto tempo in un ambiente più sicuro”.  

 

In Germania invece c’è una situazione che ricorda quella degli Stati Uniti, dove i mattatoi sono diventati focolai del contagio (ma le regole americane sono molto più lasche di quelle europee e favorevoli al contagio) e ci sono almeno sette situazioni a rischio, attorno ad altrettanti impianti. Quella più grave è la già citata Gütersloh, nel Nordreno Vestfalia. Il ritorno del lockdown in una parte di quella regione vuol dire chiusura di asili, bar, palestre e musei per più di mezzo milione di tedeschi e ristoranti aperti soltanto per il takeaway fino alla fine di giugno. Ed è anche il materializzarsi della seconda ondata, in un paese come la Germania che era uscita relativamente bene dalla prima all’inizio di maggio. E se vale per la Germania, vale per tutti e suona come una smentita delle teorie che vorrebbero il virus in via di dissolvimento e sempre meno pericoloso. Adesso la velocità del contagio sfiora la soglia che consiglia il ritorno alle misure restrittive per tutti, ma per ora le chiusure sono soltanto localizzate. A Gottinga due giorni fa ci sono stati scontri con la polizia quando duecento residenti di un complesso residenziale messo in quarantena che ne ospita settecento hanno tentato di sfondare la barriera metallica per uscire. Non ci sono riusciti, ma come si sa l’isolamento perfetto dei contagiati è molto difficile. Alcuni dei lavoratori dell’impianto di Gütersloh sono riusciti a uscire prima di finire in quarantena obbligatoria come tutti i loro compagni. Molti di loro erano stati nei loro paesi di provenienza per la prima volta dall’inizio della crisi nel fine settimana del 13 giugno, dieci giorni fa. Era un segno di ritorno alla normalità e invece è possibile che il viaggio avanti e indietro e poi il ritorno nelle cooperative e nei mattatoi abbiano fatto da detonatore.

 

In Italia, dice Scordamaglia, i controlli sono molto più stretti. La proporzione di veterinari pubblici che controlla da noi è di tre volte superiore alla Germania e di cinque volte superiore alla Gran Bretagna. E questo spiega anche i costi maggiori che ci sono da noi. Devo dire che in passato nel settore ci sono state lamentele per questa differenza ed erano molto comprensibili, perché i controlli più stretti sembrano uno svantaggio E invece in tempo di crisi questa differenza ci favorisce, perché gli standard di lavoro più alti prima del Covid-19 poi ci hanno permesso di affrontare molto meglio l’epidemia”. E ci sono situazioni come quelle tedesche, con gli stranieri costretti a vivere in condizioni rischiose? “No, anche i lavoratori stranieri nei mattatoi italiani sono integrati e alla sera tornano alle loro case”.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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Commenti all'articolo

  • Carlo6

    24 Giugno 2020 - 18:18

    Adesso siamo al caso. Suvvia li ci sono lavoratori stagionali che vanno e lavorano e se non hanno famiglia hanno alloggi degni di questo nome. È successo perché il covid se lo sono portato da casa e l’errore della Germania è, il non aver vigilato abbastanza. L’orrore invece sta ovunque nel come vengono ammazzati i poveri animali, nel come vengono allevati. Nessuno ancora ne parla. Il covid ha posto il problema. Vedremo.

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