Alexandra de Taddeo, la belle de chat da impazzire regina del caso Griveaux

Giuliano Ferrara

Tre persone da invitare subito a cena, alla Rotonde, per capire in che senso Parigi sta vivendo di nuovo un suo “moment Robespierre”

Vorrei invitare a cena, alla Rotonde magari oppure Au Baratin di Belleville, a due passi dalla culla di Edith Piaf, tre persone che le solite eccellenze del Monde, i cronisti Ariane Chemin e Raphaëlle Bacqué con Simon Piel, hanno ritratto in una memorabile pagina di cronaca balzacchiana come il “trio senza fede né legge”. Sono i tre supertipi (Juan Branco, Piotr Pavlenskij e Alexandra de Taddeo) intorno ai quali ruota, in assenza di altre sulfuree spiegazioni, la caduta del luogotenente di Macron e candidato dei marciatori a Sindaco di Parigi, Benjamin Griveaux, abbattuto dalla diffusione di un video di sexting.

 


Benjamin Griveaux (foto LaPresse)


 

Ci si può divertire o edificare anche a Roma o a Milano, ma a Parigi di più. È pur sempre la città dell’affaire Ben Barka, rapito davanti al Café de Flore, e degli intrighi intorno a Madame Pompidou, co-starring Alain Delon, e della prostata e della figlia segreti di Mitterrand, e di mille gesti surrealisti negli anni Trenta. Per non parlare della ghigliottina. Come dice Bernard-Henri Lévy, la capitale francese sta vivendo di nuovo un suo “moment Robespierre”. A cena, tra una guancia di bue stufata e una banale choucroute, cercherei di deliziarmi con questo robespierrismo surrealista, e so che non ne resterei deluso.

 

 

Uno dei tre invitati si chiama Juan Branco, ha trent’anni, la faccia d’angelo più o meno caduto, fa l’avvocato e l’attivista contro il potere, con il suo ciuffo e occhi vividi e ambigui da bambino diabolico è una star naturale dei media, ha consumato esperienze di tutti i tipi e a ritmo serratissimo nelle alte scuole di cui è figlio e nelle élite politiche con cui ha collaborato disprezzando “il sistema”, il suo nemico è Emmanuel Macron, contro il quale ha scritto “Crépuscule”, un pamphlet fatto girare in rete, poi pubblicato l’anno scorso da Au Diable Vauvert e venduto ormai in quasi duecentomila copie (il nome dell’editore, tra parentesi, viene da un castello di provincia o da un’abbazia parigina situata in Rue de l’Enfer, luoghi notori per una loro presunta cattiva reputazione, o da un santuario in cui si celebravano le Diableries, spettacoli profani). Già avvocato e consulente di Julian Assange, quello di Wikileaks, Branco, figlio di una psicoanalista spagnola e di un portoghese produttore di cinema d’arte famoso e avventuroso anche lui, aveva invitato gli amici nell’appartamento di un’amica che si chiama Lola H., proprio sopra il Café de Flore, a Saint-Germain-des-Prés, per festeggiare il 2020. Non so cosa scrivereste voi in un invito per Capodanno, ma lui ha proposto una serata “massive, souveraine e crépusculaire”, il che dà una chiave per capire quel tanto di megalomane e di manipolativo che emana dal tipo. Alla festa non si presentarono vari del giro delle “fleurs du mal”, e tra questi mancò a sorpresa Denis Robert, amico di Branco, celebre per essere stato all’origine, in funzione apparentemente delatoria poi rubricata dalla Corte di cassazione come “diritto di parola”, del famoso scandalo Clearstream, roba di riciclaggio legata alla vendita di fregate francesi a Taiwan che Sarkozy usò per incastrare il suo rivale Dominique de Villepin, o viceversa, non si è mai ben capito. Il giovanissimo Branco ebbe un suo momento villepinista poi hollandista e poi mélenchonista, tra le perle di un curriculum anche politico frenetico, culminato provvisoriamente nella milizia alla testa dei cortei dei gilet gialli e il fiancheggiamento fisico della famosa ruspa che scardinò il ministero del portavoce del governo Griveaux, sempre lui, costringendolo a fuggire in emergenza dal pericolo di una cattura popolare durante uno dei famosi sabati parigini pieni di “geometrica potenza e di terribile bellezza”. Gli altri due del trio erano lì, invece, e la serata dalle parti del Flore ebbe poi un andamento complicato, ma di questo tra poco. 

 

Piotr Pavlenskij, il secondo invitato, è un artista e attivista politico russo di 35 anni. Tutti sanno che si è inchiodato lo scroto sul pavé della Piazza Rossa, si è tagliato il lobo di un orecchio per protesta contro Putin, si è cucito le labbra col filo e con l’ago in favore delle Pussy Riot, ha bruciato la porta di una sede moscovita del Kgb o Fsb, si è infine rifugiato a Parigi nel 2017, dove ha ottenuto l’asilo politico, ma ha fatto anche la galera per aver bruciato l’ingresso della sede della Banque de France in piazza della Bastiglia e altre imprese minori. È stato, fino a ieri, un campione dell’Art Politique anche come esposizione del potere e delle sue trame e ipocrisie attraverso la testimonianza personale e carnale e l’infrazione serena della legge, tendenza che ora a Parigi va per la maggiore, comprensibilmente (e i trotskisti e giornalisti agguerriti di Mediapart organizzano un rassemblement dei whistleblower da indicare ad esempio nella lotta contro il potere censorio e repressivo di Macron e del sistema). Pavlenskij ha una faccia impressionante, bella e dannata, tra Raskolnikov e un serial killer siberiano, e tra un bicchiere e l’altro potrebbe raccontare qualcosa sul come e sul perché ha dato la stura, diffondendo il video della fatal masturbazione, allo scandalissimo intitolato a Griveaux. L’uomo è sensibile alle feste e alle cene, tanto è vero che nel réveillon a cura dell’avvocato Branco, che si fa chiamare Docteur Branco, alzò il gomito e, a un certo punto, irritato da un commento di un ospite, gli ha tirato un pugno, e poi dice di essersi difeso dalla reazione rissaiola con un coltello dissuasivo che ha segnato la coscia di un astante e la faccia di un altro. (E’ sotto indagine, ma lo hanno per fortuna rilasciato dopo pochi giorni di garde à vue). Ama Alexandra, si suppone, e la moglie Oksana Chaliguina, qualche tempo fa, per non farsi mancare niente o poco, si è voluta punire per un tradimento coniugale in coppia aperta tagliandosi la falange di un dito.

  

 

Ma nonostante lo charme del bambino infernale e dell’energumeno venuto dal freddo, la mia attenzione si concentrerebbe su Alexandra de Taddeo, la belle de chat. Intanto perché è di una bellezza che i nonni definivano conturbante, e di un sexy che i ragazzi considerano “pazzesco”. Non c’è da chiedere spiegazioni a Griveaux, visto che è Alexandra la donna, ora compagna di Piotr, che quando lui era un proche dell’Eliseo, e membro del governo, lo scelse come interlocutore (se dico lo “adescò”, Dio ne guardi, mi processano, abbiate pazienza) delle famose chat pruriginose. Certe passioni si spiegano da sole. Ma poi, diciamolo noi che non siamo complottisti e anzi il complottismo lo deridiamo come un morbo un po’ coglione, la de Taddeo ha un curriculum me-ra-vi-glio-so. Prima di colloquiare via video con il luogotenente di Macron, e prima di unirsi all’artista russo che divulgherà il materiale killer su Pornopolitique.com, Alexandra, che è nei suoi bellissimi vent’anni e studia Giurisprudenza a Pantheon-Assas (Paris II), insomma alla Sorbona, ha imparato il russo alla perfezione, ha scritto una tesi sulla politica estera della Russia nel mondo artico, e ha giracchiato tra i candidati alla Mairie de Paris prima di concentrarsi sul pesce grosso e, a quanto pare, aiutare l’artista nella performance.

 

Che dire? Maître Branco, quando saremo al dessert, ci spiegherà in che cosa consiste il “momento Robespierre”. “Il cittadino deve egli stesso decidere su che cosa è ricevibile e che cosa no. Ogni intermediazione, compresa quella giornalistica, crea un potere e questo potere può essere vettore di corruzione” (dalla cronaca balzacchista del Monde). E poi, nel momento dei saluti, sempre letteralmente dalle citazioni del Monde, il caro Juan dirà: “Sono stato felice di vedere questa coppia, nella sua innocente follia, infinocchiare tutti per rivelare fino a che punto questa società sprofonda nella più scabrosa inanità nel momento in cui le si propone una fissazione libidinale. Ma non ho partecipato al gioco, sennò come potrei rappresentarli in giudizio?”. Molto francese, molto parigino, il cittadino robespierrista. Ma in taxi, al ritorno dalla cena, mi dirò: Branco s’è capito, più o meno, Piotr ha molte attenuanti artistiche, ma perché ho dimenticato di chiedere che Alexandra ci spiegasse in russo la sua splendida carriera russa?

  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.