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I cristiani decapitati in Nigeria e il maiale che fa il bungee  jumping in Cina

Le persecuzioni ignorate dai media, troppo presi da altro

Giulio Meotti

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meotti@ilfoglio.it

26 Gennaio 2020 alle 06:11

I cristiani decapitati in Nigeria e il maiale che fa il bungee  jumping in Cina

Un frame del video diffuso dall'Isis

Roma. Prima un video di 56 secondi prodotto in Nigeria da Amaq, sedicente agenzia di stampa dell’Isis, con undici uomini di fede cristiana. Dieci di loro sono spinti a terra e decapitati. La strage è avvenuta in coincidenza della celebrazione del Natale. Il giorno dopo, un’altra cattolica, Martha Bulus, è decapitata nello stato di Borno con le sue damigelle, cinque giorni prima delle nozze: i terroristi di Boko Haram, che hanno giurato fedeltà all’Isis, hanno bloccato l’auto su cui viaggiava sull’autostrada che collega Maiduguri e Yola e l’hanno massacrata con le amiche solo perché cristiana. Poi l’irruzione nel villaggio di Gora-Gan, nello stato nigeriano di Kaduna, sparando a chiunque incontrassero nella piazza in cui si era riunita la comunità evangelica: due cristiani, Briget Philip, 18 anni, e Priscilla David, 19 anni, sono uccisi. Quattro seminaristi cattolici del Buon Pastore sono stati rapiti, uno di loro poi rilasciato ma ferito gravemente. Infine, due giorni fa, il reverendo Lawan Andimi, guida locale della Christian Association of Nigeria, è decapitato nel filmato girato dai suoi rapitori. Ma non c’è fine al tormento dei cristiani del grande paese africano.

 

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“Ogni giorno – ha detto padre Joseph Bature Fidelis, della diocesi di Maiduguri – i nostri fratelli e le nostre sorelle vengono massacrati per le strade”. In un drammatico appello ad “Aiuto alla Chiesa che soffre”, padre Fidelis racconta l’ultimo di una lunga serie di attacchi e omicidi di fedeli cristiani. Si stima che circa mille cristiani nigeriani siano stati uccisi solo nel 2019 per la loro fede. Circa seimila di loro sono stati uccisi dal 2015. Nel suo videomessaggio, padre Fidelis lancia un appello: “Chiedo al governo dell’Italia, il paese dove ho studiato, e a tutti i governi europei di fare pressione sul nostro governo perché faccia qualcosa per difenderci. Altrimenti rischiamo lo sterminio”. Ma gli appelli vengono raccolti se la notizia assume una consistenza pubblica. Invece, quanto è avvenuto ai cristiani nigeriani nell’ultimo mese, le decapitazioni di massa, è stato ignorato dai media. “Cina choc: maiale gettato con il bungee jumping per inaugurare un parco a tema”, hanno titolato tutti i media italiani questa settimana. “Vittima di questa crudeltà un maiale finito fra le mani di alcuni lavoratori del Meixen Red Wine Town, un parco tematico che si trova nella città di Chongqing, nella zona sud-orientale del paese. In sottofondo si sente una voce commentare all’altoparlante, le risate, gli applausi e le urla dei presenti. Ma tutto questo non è sufficiente a coprire le urla del povero animale”. Peccato che nessuno abbia praticamente scritto dei cristiani assassinati perché cristiani, fra le urla non meno sinistre dei loro carnefici. Non applaudivano, ma gridavano “Allahu Akbar”.

 

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Forse per questo non hanno bucato i nostri schermi. Era già successo. L’abbattimento di un gorilla in uno zoo di Cincinnati, commesso per salvare la vita di un bambino, ha generato più copertura mediatica della decapitazione di ventuno cristiani in una spiaggia in Libia mentre invocavano in arabo il nome di Gesù e sussurravano preghiere. Le tv mainstream americane dedicarono alla morte del gibbone Harambe sei volte il tempo che avevano riservato, poco prima, all’esecuzione da parte dello Stato islamico dei cristiani copti. Lo ha spiegato Philippe Muray nel suo libro più noto e seducente, L’impero del bene: “La logica dello show è più implacabile di qualsiasi ‘logica di guerra’: autocriticarsi virtuosamente, telecommentare imprese e risultati raggiunti, sguazzare nelle ammissioni di crisi, autodenunciarsi per una gestione dell’informazione che fa leva sull’emotività della gente, e far quadrare il cerchio della buffonaggine impedendo a chiunque di analizzare da fuori tutto questo spaventoso carosello di luoghi comuni”. L’umiliazione inflitta a un maiale appeso a una corda è un luogo comune. L’assassinio di un cristiano incaprettato in odium fidei è mostruoso. E nel nostro impero del bene non c’è spazio per l’orrore, quello vero.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • cesare battisti

    26 Gennaio 2020 - 18:49

    Cosa succede se mostro questa foto ai miei allievi? Mi arrestano perché islamofobo? Devo mostrare solo gli orrori nazisti di 80'anni fa? Perché non si ripeta? Ma se si sta ripetendo davanti ai nostri occhi e tutti fingono di non vedere!

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  • cesare battisti

    26 Gennaio 2020 - 18:43

    Ma per Repubblica questa non è una "notizia"? E per il papa? Ne ha parlato? O si limitano a considerare informazione solo ciò che serve alla loro campagna elettorale?

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  • eleonid

    26 Gennaio 2020 - 08:08

    E poi ci definiamo civilizzati! Assuefatti dalla violenza della civiltà contemporanea mostrata quotidianamente via media, non carpiamo più il livello di mostruosità a cui siamo capaci, noi esseri umani, di arrivare. Si può affermare che i nostri sensi attivati dagli occhi, passando per la mente per arrivare al cuore, non siano in grado di elaborare quello che la realtà, più o meno manipolata, ci propina.

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