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Gli studenti “insoumis” cacciano Hollande dall’ateneo

Aizzati sui social dalla France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, gli universitari hanno accusato l’ex presidente di essere il responsabile della precarietà degli studenti francesi

14 Novembre 2019 alle 06:03

Gli studenti “insoumis” cacciano Hollande dall’ateneo

Foto LaPresse

Parigi. Era stato invitato per presentare il suo ultimo libro, “Repondre à la crise démocratique”, ma gli è stato impedito di parlare, e al grido di “assassino” è stato esfiltrato dall’Università Lille-2 dalle forze dell’ordine. Martedì, l’ex presidente della Repubblica francese, François Hollande, non ha potuto parlare perché un gruppo di studenti appartenenti ai collettivi di estrema sinistra ha invaso l’anfiteatro della facoltà di Giurisprudenza dove si sarebbe dovuta svolgere la conferenza, aggredendo il personale e gli studenti che volevano ascoltare l’ex capo dello Stato, ma anche strappando e bruciando le copie del libro di Hollande messe a disposizione per la vendita dalle librerie indipendenti locali.

 

Aizzati sui social dalla France insoumise di Jean-Luc Mélenchon, gli studenti hanno accusato l’ex presidente di essere, come Emmanuel Macron, il responsabile della precarietà degli studenti francesi con le sue politiche economiche, e indirettamente colpevole del gesto disperato di uno studente di Lione, che venerdì scorso si è dato fuoco perché in difficoltà finanziarie.

 

“C’è un nuovo maccartismo assolutamente inaccettabile”, ha dichiarato l’’attuale ministro dell’Istruzione, Jean-Michel Blanquer, seguito dal suo collega alla Cultura, Franck Riester, che ha parlato di “intollerabile violazione della libertà d’espressione”. Hollande è l’ultima vittima di una pericolosa passione per la censura che sta conquistando gli atenei francesi. Due settimane fa è toccato alla celebre femminista Sylviane Agacinski dover rinunciare a una conferenza all’università di Bordeaux-III, in quanto “rea” di avere posizioni critiche verso la maternità surrogata. “La libertà accademica è chiaramente minacciata”, ha commentato il politologo Dominique Reynié.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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