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La Veritas di Orbán

Per giustificare l’illiberalismo del presente, l’Ungheria riscrive il passato. Così Nagy è morto tre volte

18 Giugno 2019 alle 11:08

La Veritas di Orbán

foto LaPresse

Domenica al posto della statua che non c’è, a commemorare il vuoto di un personaggio storico da “eroe nazionale” declassato a “nemico”, non c’era nessuno. I pochi che hanno deciso di commemorare Imre Nagy erano a pochi passi di distanza, dove la statua, rimossa lo scorso anno per volere del primo ministro ungherese Viktor Orbán, è stata spostata a inizio giugno. Prima, per quasi trent’anni, Nagy, con il suo cappello in testa, guardava il Parlamento da Piazza degli Eroi a Budapest. Ora fissa il Danubio. Quando a dicembre dello scorso anno la statua era scomparsa – forse da parte sua era anche stanca di avere gli occhi rivolti al Parlamento dove Fidesz, senza un’opposizione, riesce a far approvare tutte le leggi necessarie a perpetuare la democrazia illiberale in Ungheria – nessuno aveva avvisato. Nessun avvertimento, Nagy è scomparso durante la notte, qualche giorno dopo il governo ha detto che alla piazza sarebbe stato restituito l’aspetto che aveva negli anni Trenta quando il comunismo non era ancora arrivato e che l’eroe della rivolta del 1956, quando gli ungheresi si ribellarono al regime comunista, sarebbe stato semplicemente spostato. Così è stato, Nagy si trova ora in un posto meno visibile, e domenica a commemorare la sua morte non c’erano molte persone. Qualche ghirlanda di fiori è stata lasciata ai suoi piedi e Viktor Orbán durante la mattinata è andato assieme a sua moglie a deporre i fiori sulla sua tomba. Tra i due c’è un rapporto ambiguo. La carriera politica di Orbán iniziò proprio nel 1989, quando Budapest decise di seppellire e ricordare gli eroi della rivolta del 1956 e soprattutto Nagy che era stato ucciso nel 1958, Viktor Orbán tenne un discorso, parlò di valori democratici, di libertà, di rendere omaggio alle figure storiche del passato.

 

Molte cose sono accadute, Orbán è primo ministro, è al quarto mandato, il suo partito Fidesz con gli anni si è spostato sempre più a destra, Orbán che adora il calcio è ingrassato e non può più giocare, Imre Nagy non guarda più il Parlamento e Budapest ha iniziato a reinventarsi, a riscriversi. L’attenzione che il primo ministro ungherese riserva alla storia e all’informazione ha iniziato a produrre i suoi frutti da anni. L’informazione è stata affidata a una fondazione, la Central european media foundation presieduta da Gábor Liszkay, che ha raggruppato oltre quattrocento testate. Liszkay è un amico di Orbán e anche per questo l’opposizione non esiste né in Parlamento né nell’opinione pubblica. Fidesz ha anche una sua agenzia di informazione, la V4NA, che racconta il mondo di Visegrád con gli occhi di Visegrád ma in inglese, una Russia Today tutta ungherese. Per la storia il processo è stato diverso, più lento, sicuramente meno palese, ma nell’ansia di trasformare il passato in qualcosa di simile al presente, Fidesz ha creato un istituto chiamato Veritas che ha questo compito: raccontare la storia, fornire documenti, fare ricerche di archivio per mostrare che la storia sta dalla parte di Fidesz. Esiste un’organizzazione in Ungheria chiamata Istituto del 1956 che si occupa di fare ricerca, produrre paper, raccogliere materiale sull’anno della rivolta. E’ stato fondato nel 1989, l’anno del risveglio, il giorno dopo i funerali di Imre Nagy. Era una fondazione privata, ma qualche anno dopo il governo decise di renderla pubblica per l’enorme lavoro di ricerca storica che l’istituto stava portando avanti. Ma quello che un tempo appariva come un bene da tutelare, negli ultimi anni è diventato un ostacolo, una barriera, un’interferenza.

 

La scorsa settimana gli storici dell’Istituto hanno appreso dai media che sarebbero diventati tutti dipendenti di Veritas. Molti di loro si sono licenziati, presi da un dubbio enorme, un logorio morale, senza nemmeno attendere la conferma ufficiale da parte del governo. Orbán è accusato di aver represso negli anni la ricerca indipendente, nella scienza come nella storia, di aver riscritto con costanza il passato ungherese, ad esempio negli ultimi anni c’è stata una riabilitazione di Miklós Horthy, reggente dell’Ungheria tra le due guerre, colluso con il nazismo.

 

La scorsa settimana alcuni intellettuali ungheresi avevano inviato una lettera al leader del Partito popolare europeo, Manfred Weber, per denunciare la volontà di Orbán di controllare il lavoro dell’Accademia delle scienze: secondo i piani di Fidesz la società scientifica dovrà essere controllata direttamente dal governo. La legittimità del presente illiberale – in una lettera inviata al Ppe la scorsa settimana Viktor Orbán scriveva che tutti i cristianodemocratici sono illiberali – passa anche attraverso la riscrittura della storia affidata a Veritas.

Micol Flammini

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    18 Giugno 2019 - 16:52

    Beh, veramente Horty fu arrestato dai nazisti. E, quanto alle interferenze dei politici nella storiografia, o meglio agli intellettuali organici al Partito, non è che l'Italia fosse e sia messa meglio. Semplicemente in Italia c'è più ipocrisia e più conformismo di sinistra, da cui p. es. la tragicomica convinzione che per Paesi come l'Ungheria fosse tutto sommato meglio il comunismo che altri tipi di regime. Gli ungheresi (e i polacchi, i cechi, gli sloveni, i croati ecc.) non la pensano così, ovviamente. E il problema è nostro, non loro.

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  • Giovanni Attinà

    18 Giugno 2019 - 12:34

    Che il mondo sia senza memoria è una costante. Lo dimostra il comportamento del leder ungherese Orban. Ero ragazzino allora , ma i vari Nagy, Malater rimarranno impresse nella mia memoria come i ragazzi dodicenni che affrontavano i carri armati sovietici. Adesso Orban è al poter , ma si è dimenticato della storia dell'Ungheria e di quello che è avvenuto nel 1956 con gli ungheresi che scappavano e le nazioni europee che li accoglievano.

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