Capelli bianchi e parka rosso, chi è Laurent Wauquiez, l'uomo che vuole salvare i Républicains

Roma. Un parka rosso e folti capelli bianchi nonostante la giovane età. E’ una descrizione che in Francia fa pensare soltanto a una persona: Laurent Wauquiez, candidato strafavorito alla presidenza dei Républicains, il partito dei gollisti francesi che sceglierà il nuovo presidente il prossimo 10 dicembre. Un anno fa, il 27 novembre del 2016, François Fillon vinceva le primarie del partito grazie alla sua posizione conservatrice e diventava candidato per delle elezioni presidenziali che i gollisti pensavano fosse impossibile perdere. Un anno dopo la situazione è inversa: Wauquiez sarà alla testa di una formazione in crisi di identità, per la prima volta eliminata dal ballottaggio e in seria difficoltà nei confronti di Emmanuel Macron, che in questi primi mesi di mandato ha approvato leggi molto vicine ai temi storici dei gollisti, come la riforma del mercato del lavoro. Tra i militanti Wauquiez è popolarissimo, tanto da scoraggiare tutti i possibili avversari di peso: questo congresso sembra già scritto.

Nato a Lione nel 1975, Laurent Wauquiez ha un curriculum eccezionale. Frequenta il liceo Henry IV, uno dei migliori istituti parigini (lo stesso di Emmanuel Macron), entra all’École normale, si diploma a Sciences Po e poi all’Ena, dove si laurea primo classificato nella sua promozione. Pochi anni al Consiglio di stato prima di entrare all’Assemblea nazionale nel 2004, da “benjamin”, membro più giovane. Grazie al suo mentore, Jacques Barrot, ministro di Chirac, conosciuto nel 1997 durante uno stage al suo ministero degli Affari sociali, comprende l’importanza del radicamento territoriale. E’ sindaco di Puy-en-Velay dal 2008 al 2016, e contemporaneamente deputato della prima circoscrizione dell’Alta Loira, seggio ereditato proprio da Jacques Barrot. “Per Wauquiez il radicamento territoriale è fondamentale – spiega al Foglio Mael Thierry, giornalista dell’Obs – Puy-en-Velay, il piccolo villaggio del quale è stato sindaco, rappresenta alla perfezione la Francia rurale, il mondo ‘periferico’ che Wauquiez vuole rappresentare e che si contrappone a ciò che rappresenta Macron, mai stato eletto se non l’anno scorso alle presidenziali”.

Non manca l’esperienza di governo: nel 2007 Nicolas Sarkozy lo nomina prima sottosegretario alla presidenza del Consiglio e portavoce del governo, poi segretario di Stato alle politiche del lavoro, infine ministro: agli Affari europei e all’Istruzione. Nel 2012 è rieletto deputato ed è una delle figure più in vista della destra francese, ma ancora una volta sceglie la politica locale: nel 2015 si candida e vince le elezioni regionali in Auvergne-Rhône-Alpes. Un uomo colto, che parla arabo, imparato al Cairo durante i suoi studi di storia all’università, con un percorso universitario brillante. Eppure, nei suoi meeting e nelle sue interviste, Wauquiez utilizza un linguaggio molto semplice, quasi troppo rude per il suo livello intellettuale. E’ una strategia naturalmente, nota Thierry: “Adegua il suo vocabolario alle persone che vorrebbe rappresentare. Wauquiez punta su un elettorato più popolare, che in passato votava per il centrodestra e che negli anni è andato perso. E’ un atteggiamento che possiamo riscontrare in tutta la sua carriera, un modo per dire ‘io sono come voi, non come l’élite parigina che non conosce la vera Francia’”. In tutta la sua carriera Wauquiez ha cercato di apparire diverso dagli altri, e quindi riconoscibile. Ecco perché il parka rosso indossato in ogni occasione pubblica, o la sua capigliatura: secondo il Monde il giovane Laurent per lungo tempo ha incoraggiato la naturale tendenza al grigio tingendo i capelli neri che gli rimanevano.

La piattaforma di Wauquiez ricorda molto quella di Nicolas Sarkozy del 2007. A destra tutta, parole molto dure sull’immigrazione, sull’identità francese e sui “perdenti della globalizzazione”. Un discorso che lo avvicina pericolosamente al Front national: a maggio Marion Maréchal Le Pen, nipote di Marine ed esponente della corrente più conservatrice del partito, aveva detto di non avere problemi a lavorare con uno come lui. Una frase che viene spesso ricordata dagli avversari politici del suo partito. “Cosa penso di Wauquiez? Quello che posso dirvi è che non ci sono politici del Front national che chiedono di collaborare con me”, ha attaccato ieri Valérie Pécresse, presidente dell’Ile de France, in passato molto vicina a Jacques Chirac.

Una collaborazione con il Front national è però da escludere, argomenta Thierry: “Perché avvicinarsi a un partito che in questo momento è in forte crisi? Non avrebbe senso da nessun punto di vista. E poi Wauquiez e il Front national sono concorrenti: esiste una fetta di elettorato che guarda ai due partiti e sceglie a volte l’uno a volte l’altro. Wauquiez vuole parlare a loro”. Il candidato presidente non ha sempre avuto posizioni così intransigenti: Jacques Barrot, il suo mentore, era uno stimato esponente democristiano, profondamente europeista e legato alle politiche sociali che credeva, probabilmente, di aver trovato un erede non soltanto dal punto di vista territoriale, ma anche ideologico. Nelle parole di Wauquiez però, si sente l’influenza di Patrick Buisson, consigliere vicinissimo a Nicolas Sarkozy durante la presidenza, e principale artefice della linea identitaria e apertamente ispirata ad alcuni temi del Front national.

Chi è il vero Wauquiez? L’identitario euroscettico degli ultimi anni o l’europeista sociale dei primi passi? “Nella politica esiste un certo cinismo, questo è innegabile – risponde Thierry, che segue da anni il centrodestra e le sue evoluzioni – e oggi l’unica posizione possibile, per Wauquiez, è questa. E’ anche vero che la sua non è una posizione recente, ha virato a destra da parecchio tempo. Probabilmente convivono i due fattori”.

Francesco Maselli

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