C'è anche un caso Espn nell'America divisa dalla tensione razziale

Stefano Basilico

L'emittente sportiva rifiuta di mandare a Charlottesville un giornalista per la cronaca di una partita. Il motivo? Ha lo stesso nome di uno dei generali delle truppe confederate

A volte le vette del politicamente corretto sembrano insuperabili e le recenti notizie che arrivano dagli Stati Uniti, dove la tensione razziale è più acuta che mai, sembrano confermarlo. ESPN, il gigantesco network televisivo dedicato agli eventi sportivi, ha annullato la partecipazione di un suo giovane commentatore alla prima partita stagionale della squadra di football dell’Università della Virginia. Il motivo? Il giornalista, di etnia asiatica, si chiama Robert Lee. Proprio come il Generale Robert E. Lee che fu figura di spicco delle truppe confederate e il cui retaggio simbolico è attualmente motivo di accesi dibattiti. La partita si gioca a Charlottesville, teatro nei giorni scorsi di scontri violenti tra suprematisti bianchi e attivisti per i diritti civili, con un attentato terroristico in cui ha perso la vita la manifestante Heather Hayer. Proprio una fiaccolata organizzata dai neo-nazi all’interno del campus universitario fu premonitrice delle tensioni, culminate con l’annullamento della manifestazione “Unite the right”, le conseguenti violenze e l’abbattimento di statue che commemoravano i soldati sudisti.

 

“Abbiamo preso la decisione di cambiare partita insieme a Robert, mentre si stavano sviluppando i tragici eventi di Charlottesville, semplicemente per la coincidenza del suo nome”, ha dichiarato ESPN in un comunicato. “In quel momento è sembrata la cosa giusta per tutti. E’ un peccato che questo sia un tema di discussione e ci dispiace che un commentatore di una partita di football sia diventato un problema”. Invece di raccontare della partita tra i Virginia Cavaliers e i Willam and Mary Tribe, Lee commenterà il match tra Youngstown State e l’Università di Pittsburgh.

 

In una mail piccata al giornalista freelance Yashar Ali, un portavoce di ESPN ha dato una versione meno edulcorata dei fatti. “Non è stato fatto per non offendere, ma per la ragionevole possibilità che a causa del suo nome [Lee] fosse vittima di meme, prese in giro e chissà cos’altro”, ha risposto il dirigente del network. “Non lo abbiamo obbligato. Glielo abbiamo chiesto e ci siamo accordati per il cambio”, ha spiegato la fonte rimasta anonima. “Nessuno sforzo politically correct. Nessuna questione razziale. Abbiamo solo provato a sostenere un ragazzo giovane, che pensava fosse meglio evitare un potenziale polverone”. La polemica è emersa comunque quando martedì il blog “Outkick the coverage” ha riportato la notizia.

 

Il caso si inserisce in una polemica più ampia, con commentatori di destra che da tempo accusano ESPN di avere tendenze liberal. Secondo quanto racconta il giornalista James Andrew Miller, autore di un libro sulla storia del network, ESPN sta invece disperatamente cercando di sembrare imparziale. In un commento per il New York Times, Miller ha scritto che la rete televisiva “vuole essere il più lontano possibile da qualsiasi tipo di problema geopolitico o culturale”. Un tentativo che sembra vano, in una nazione più che mai divisa e in cui tutto viene buttato in politica, anche lo sport.

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