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I giuristi del boicottaggio d'Israele

Redazione

Anche Livio Pepino a sostegno di chi vuole isolare Gerusalemme

Noti giuristi provenienti da quindici paesi europei hanno firmato un importante appello per difendere l’attività del movimento per il “boicottaggio, disinvestimento e sanzioni di Israele”, definito “un legittimo esercizio della libertà di espressione”. Tra i firmatari ci sono giuristi di fama mondiale del calibro del sudafricano John Dugard, già giudice della Corte internazionale di giustizia; Sir Geoffrey Bindman, membro onorario del Consiglio della regina nel Regno Unito; José Antonio Martín Pallín, giudice della Corte suprema in Spagna; Guy Goodwin-Gill, consigliere giuridico per l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati; Eric David, consulente legale del Consiglio d’Europa e del governo belga; Lauri Hannikainen, membro della Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza; Géraud de la Pradelle, che ha condotto l’inchiesta civile sul coinvolgimento della Francia nel genocidio in Ruanda del 2004, e dall’Italia Livio Pepino, ex magistrato, già consigliere della Corte di cassazione, fondatore di Magistratura Democratica e membro del Consiglio superiore della magistratura. Sono nomi importanti, che indicano la capacità del boicottaggio di Israele di penetrare, oltre che nella società civile, anche nei ranghi della magistratura e del diritto. L’occasione per questo appello è una benemerita norma del governo inglese di Theresa May che intende restringere il diritto nel Regno Unito di boicottare Israele. Qui non è in gioco la libertà di espressione di nessuno, la critica di Israele è salva. Diversa è la campagna per colpire il nome e gli interessi di Israele. Quella è non soltanto iniqua, ma anche razzista.

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