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Sull’immigrazione l’Europa vede troppe crepe nel patto con Erdogan

Perché diversi governi dell’Ue sono convinti che l’accordo con la Turchia, che ha permesso di ridurre quasi a zero gli arrivi in Grecia, sia sul punto di implodere.

9 Novembre 2016 alle 06:02

Sull’immigrazione l’Europa vede troppe crepe nel patto con Erdogan

Foto LaPresse

Viktor Orbán ieri ha subìto una sconfitta a Budapest, dove il Parlamento ungherese ha rigettato la sua proposta di inserire nella Costituzione una norma antirifugiati, ma la sua idea di una soluzione à la australiana alla crisi dei migranti sta prendendo quota in Europa. Domenica, in una dichiarazione alla Welt, una portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha preconizzato la possibilità di fermare in mare i migranti e di rispedirli sulle coste africane, dove dovrebbero essere condotte le procedure per un eventuale asilo nell’Unione europea. Secondo il ministro dell’Interno, Thomas de Maiziére, “l’obiettivo deve essere quello di fermare i trafficanti e evitare che i migranti rischino la loro vita tentando di attraversare il Mediterraneo”, ha detto la portavoce. Il problema è il “pull factor”:  “togliere la prospettiva di raggiungere le coste dell’Europa potrebbe spingere i migranti a evitare di rischiare le loro vite e di spendere un’enorme quantità di denaro con i trafficanti”, ha spiegato la portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Il pensiero di De Maiziére in parte va ridimensionato: non è la politica ufficiale di Merkel, mentre le elezioni del prossimo anno in Germania incoraggiano la Cdu a indurire i toni. Ma la sua posizione dimostra quanto la crisi dei migranti continui ad allarmare le capitali europee.

 

Diversi governi dell’Ue sono convinti che l’accordo con la Turchia, che ha permesso di ridurre quasi a zero gli arrivi in Grecia, sia sul punto di implodere. Il colpo di grazia potrebbe venire oggi dal rapporto della Commissione sui progressi realizzati da Ankara nel processo di allargamento. Il documento dovrebbe contenere pesanti critiche per la repressione seguita al fallito colpo di stato di luglio e l’evoluzione autoritaria del presidente Recep Tayyip Erdogan. Jean-Claude Juncker ieri ha messo in dubbio la concessione della liberalizzazione dei visti, che l’Ue aveva promesso in cambio del blocco delle partenze dalle coste turche. “Stanno diventando apparenti crepe molto significative” e “dobbiamo prepararci per ciò che accadrà se questo accordo non reggerà”, ha avvertito il ministro della Difesa austriaca, Hans Peter Doskozil. A Vienna, così come tra i paesi del gruppo di Visegrad, c’è simpatia per la soluzione australiana. Il più loquace è Orbán, che in settembre aveva proposto di istituire “grandi campi di rifugiati fuori dall’Ue” dove rispedire “chiunque entri illegalmente”. La fine dell’emergenza sulla rotta dei Balcani spiega in parte la sconfitta di ieri sulla modifica alla Costituzione – la seconda dopo il mancato quorum nel referendum antirifugiati di ottobre. Ma, se ci sarà un altro milione di migranti come nel 2015, Orbán diventerà inarrestabile in patria e nel resto del continente.

 

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