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Tra virgolette

Perché è sbagliato il disprezzo riservato agli elettori di Trump. Tre ragioni

Tra ragionamenti "informati" e "semplicistici", così Dan McLaughlin ha provato a spiegare il voto degli elettori per The Donald in un articolo apparso il 7 novembre, il giorno prima delle elezioni, pubblicato su National Review Online.

9 Novembre 2016 alle 17:06

Perché è sbagliato il disprezzo riservato agli elettori di Trump. Tre ragioni

Foto LaPresse

“Nel contesto di una elezione generale negli Stati Uniti, il rancore e il disprezzo riservato agli elettori di Donald Trump è irragionevole e ingeneroso (…), ci sono motivi razionali per sostenere Donald Trump nell’elezione contro Hillary Clinton, anche se io trovo questi ragionamenti essere naif nei confronti della realtà che è Trump. Ci sono anche altre ragioni legittime che non hanno trovato spazio in un dibattito educato, razionale e informato. (…) Scopriremo che entrambe questi motivi sono basati fermamente, non importa quanto poco assennatamente, sulla difesa del sistema americano”. Dan McLaughlin ha provato a spiegare il voto degli elettori per The Donald in un articolo apparso il 7 novembre, il giorno prima delle elezioni, pubblicato su National Review Online.

 

McLaughlin, avvocato newyorchese, è uno degli elettori repubblicani che l’8 novembre non ha votato per il candidato del suo partito. Per spiegare la sua difesa per una scelta che non condivide, riporta tre argomenti “ragionati” che potrebbero sono stati usati dai sostenitori di Trump.

 

“Il primo argomento in favore di Trump è quello strumentale, (…) per il quale eleggere Trump porterà a risultati migliori dal punto di vista delle politiche pubbliche che eleggere Hillary, da una prospettiva conservatrice. Forse Trump non manterrà tutte le sue promesse di nominare giudici conservatori, ma ne nominerà qualcuno, mentre Hillary non ne nominerà alcuno. Forse Trump si sforzerà più di Hillary per sottoscrivere l’agenda legislativa e di bilancio di Paul Ryan”. McLaughlin ammette che questi e altri siano molti “forse”, ma, osserva, che “per molti conservatori i rischi di Trump sono preferibili alle certezze di Hillary (…). Molti elettori pensano di essere maggiormente in accordo con lui sulle scelte politiche che con lei, e voteranno di conseguenza”.

 

Il secondo argomento che McLaughlin adotta è il cosiddetto argomento strutturale: “Certo, Trump potrà essere pessimo quanto Hillary, o addirittura peggiore, ma avrebbe una capacità molto inferiore di causare danni a causa del vasto e politicamente neutro apparato della Washington ufficiale, la burocrazia, i dipendenti pubblici, i tribunali, la stampa, che si coalizzerebbe per fermare le sue iniziative, mentre agirebbero da moltiplicatori per tutte le cattive iniziative e le pessime idee politiche di Hillary”. Inoltre una delle grandi frustrazioni per molti sostenitori di Trump, continua McLaughlin, è il modo in cui viene massacrato dalla stampa quando dice le stesse cose che dicono da anni i democratici, solo usando un linguaggio più crudo.

 

Il terzo e ultimo ragionamento usato da McLaughlin è quello che definisce “igienico-sanitario”. “Secondo questo ragionamento, i democratici e le élite liberali hanno raggiunto il punto in cui si sentono al di sopra della legge” e quindi è necessario l’intervento di un esterno come Trump per “purificare” la politica. Non a caso, una frase molto usata dal candidato era “prosciugare la palude di Washington”. Anche questo ragionamento comporta di rischi, in quanto, condonando i comportamenti di Trump per farlo eleggere verrebbe arrecato “un danno permanente al Partito repubblicano come veicolo di qualsiasi tipo di principio conservatore.

 

A questi tre ragionamenti “informati”, se ne aggiunge uno adottato da molti elettori che, per quanto più “semplicistico”, non deve essere deriso, spiega McLaughlin in conclusione. “Un numero significativo di persone voteranno per Donald Trump perché hanno raggiunto la conclusione che il partito repubblicano abbia maggiormente a cuore i loro interessi dei democratici, o perché pensano sia giunto il tempo di un cambio di partito nella Casa Bianca, o perché pensano che sia il caso di sperimentare un neofita come presidente”.

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