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L’integrazione sempre più difficile

Non più Mosul o Aleppo: la guerra arriva sugli altari delle chiese europee. Il dialogo basta per difendersi dal jihad? La Chiesa e la ricerca di una terza via. Girotondo d’idee.

28 Luglio 2016 alle 13:09

L’integrazione sempre più difficile

Torino, Id al-adha: la Festa del Sacrificio (foto LaPresse)

Purtroppo l’islam fa fatica a integrarsi perché ha una cultura in molti punti opposta a quella attuale dell’occidente. Dal punto di vista religioso, sociale, dei rapporti uomo-donna, in rapporto al mangiare… è un sistema completo. Che la religione sia diversa, questo non è un problema. Ma il fatto è che nell’islam la religione è legata a un sistema politico, sociale, culturale, storico, di costume, che influenza tutto: il vestire, il dar la mano a uno o all’altra, le relazioni sociali.

 

Sono così tante cose che rendono difficile assimilare le idee dell’occidente. In passato, quando vi erano nordafricani che arrivavano in Europa, essi erano già un po’ secolarizzati, o perché avevano subito la colonizzazione francese e per lo stile imposto dai loro capi (in Tunisia e in Algeria), o perché erano berberi, etnie locali che si rifiutavano di definirsi “arabi”.

 

Oggi invece, l’influsso radicale e islamista che propone un mondo diverso in tutti gli aspetti, rende l’integrazione molto più difficile.

 

Samir Khalil Samir S.I., islamologo (testo apparso su AsiaNews.it)

 

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Commenti all'articolo

  • willy.volonte@gmail.com

    willy.volonte

    28 Aprile 2017 - 10:10

    come sempre p. Samir lucido e di alta competenza

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