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Le chiese d’Europa ultimo teatro dello stragismo jihadista

Il valore simbolico dello sgozzamento di don Jacques Hamel a Saint-Etienne-du-Rouvray supera ogni brutalità islamista. Il Papa, tramite il suo portavoce parla di “violenza assurda e orribile” e condanna nel modo “più radicale ogni forma di odio”.

26 Luglio 2016 alle 20:33

Le chiese d’Europa ultimo teatro dello stragismo jihadista

Foto LaPresse

Roma. Jacques Hamel, ottantaquattro anni, prete a Saint-Etienne-du-Rouvray, cittadina di ventottomila abitanti a due passi da Rouen, in Normandia, è stato sgozzato da due affiliati allo Stato islamico mentre celebrava messa, la prima del mattino. Un parrocchiano versa in gravissime condizioni. Poca gente tra i banchi per una liturgia feriale di luglio, qualche suora e un paio di fedeli del posto. Martirizzato nella chiesa dedicata a santo Stefano, il primo martire della storia cristiana. Gli aggressori sono entrati dalla porta sul retro, invocando Allah e sguainando i coltellacci che tante volte si sono visti usare a favore di telecamere in Siria e Iraq dai boia califfali. I maggiorenti dell’Isis, dai loro canali su internet, hanno plaudito all’azione dei due “soldati” che avevano provveduto anche a registrare le loro gesta. Uno di essi era stato incriminato per associazione a delinquere in relazione ad azioni terroristiche. Scarcerato lo scorso marzo, poteva circolare solo se munito di braccialetto elettronico.

 

Il Papa, tramite il suo portavoce parla di “violenza assurda e orribile” e condanna nel modo “più radicale ogni forma di odio”. Nel telegramma inviato dal segretario di stato, il cardinale Pietro Parolin, al vescovo di Rouen – la cui gloriosa cattedrale divenne un simbolo della Francia cristiana grazie anche ai trentuno dipinti che le dedicò Claude Monet – Francesco insiste sulla violenza, mentre il portavoce della Conferenza episcopale francese definisce l’assassinio del sacerdote “un atto barbarico” e il presidente dei vescovi locali che invita i fedeli a osservare venerdì una giornata di “digiuno e preghiera per il paese e la pace nel mondo”. Il presidente François Hollande, giunto già in mattinata sul posto insieme al ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha detto che “i terroristi ci hanno dichiarato guerra e noi combatteremo questa guerra”.

 

Come già accaduto altre volte, gli attentatori erano francesi, di Rouen, ed erano noti alle forze di sicurezza che sono subito intervenute per liberare gli ostaggi. Secondo la tv Bfm, ci sarebbe stato anche un dispositivo esplosivo collocato in chiesa, sì da rendere epica l’impresa stragista. L’attentato rappresenta un salto di qualità nella logica jihadista. Sgozzare un prete vestito con i paramenti sacri, sull’altare, mentre dice messa, assume un valore simbolico che supera l’immagine del bulldozer che rade al suolo l’antico monastero caldeo di Mar Elian, vicino a Homs, in Siria. E’ storia di neppure un anno fa, il mondo inorridiva per le cupole sventrate, le croci divelte, le tombe profanate e i campanili abbattuti.

 

Ammazzare un sacerdote, in una cittadina europea, davanti ai fedeli, è qualcosa che va oltre persino l’occupazione delle chiese di Mosul, con gli altari ricoperti da neri drappi califfali e le statue della Vergine buttate giù dai piedistalli. L’assassinio di don Jacques Hamel ha un messaggio chiaro: neanche le chiese sono più sicure, il jihad arriva ovunque. “Gli islamisti, arrivati in Italia, distruggerebbero San Pietro; in Francia raderebbero al suolo la cattedrale di Chartres”, diceva solo tre mesi fa a questo giornale il medievista Rémi Brague. Don Hamel è il quattordicesimo operatore pastorale ucciso dall’inizio dell’anno nel mondo. L’unico in Europa, a fronte di sei in Asia, tre in America e quattro in Africa, Un’esecuzione così, a queste latitudini, non si verificava da un decennio. Era il 5 febbraio del 2006 e a Trabzon, in Turchia, don Andrea Santoro fu freddato con due colpi di pistola sparati alle spalle, al grido “Allahu Akbar”, da un ragazzo del luogo. Don Andrea Santoro stava pregando nella sua chiesa. L’omicida, catturato poco dopo dalle forze dell’ordine turche, spiegò che aveva agito così perché turbato dalle vignette contro Maometto pubblicate in Danimarca.  L’imam di Lione, Kamel Kaptane, ha invitato i musulmani a farsi un esame di coscienza, perché “non possiamo accettare che questo sia fatto in nome dell’islam. Uccidere un sacerdote mentre pregava è il peggior crimine che possa essere commesso”, ha aggiunto.

 


Don Andrea Santoro


 

Il salto di qualità è certificato anche da quanto il moderato François Bayrou, lontanissimo per princìpi e orientamento dalla visione politica lepenista – Marion si è arruolata tra i riservisti, chiedendo ai “giovani patrioti” di fare lo stesso – ha detto ieri ai media francesi, domandando perché la chiesa fosse incustodita: “Siamo a Saint-Etienne-du-Rouvray e tutti sapevano o avrebbero dovuto sapere che in questa città c’è una moschea salafita, una comunità fanatica dalla quale diversi individui erano partiti per la Siria. Non è possibile lasciare incustodito, nelle immediate vicinanze, un edificio religioso cristiano”. La dimensione è quella del fortino da costruire attorno alle chiese, una sorta di “Green Zone” irachena a protezione dei centri nevralgici del potere. E tutto questo in Europa, dando l’idea che ormai non è più tempo di invocare generici richiami ai valori o alle radici del continente, ai princìpi che ammantano lo stare insieme di ventisette o ventotto popoli sotto la bella bandiera blu con le dodici stelle gialle.

 

Facendo intuire che questo è il tempo dell’assedio, della resistenza e della sopravvivenza. “Come non cogliere in questa uccisione portata al cuore del cristianesimo il valore del martirio che regolarmente i cristiani celebrano nella Santa Messa?”, ha scritto il cardinale Angelo Scola, aggiungendo che “esso ci dice, e lo dice a tutti e non solo ai credenti, come fare: il primo universale messaggio che scaturisce da questo folle gesto è che i cristiani, se sono veramente tali come è stato padre Jacques, già costruiscono il bene: non solo quello della chiesa ma della società intera”. Premessa necessaria per domandarsi quale debba essere il contributo dei cristiani per l’edificazione di una nuova Europa. Innanzitutto, dice Scola, “essere se stessi. Le chiese d’Europa devono tornare a essere espressione vitale di una vita bella, consapevoli della storia e abbandonate all’abbraccio della Trinità che attende ogni uomo e ogni donna nel per sempre”.

 

Una rinascita europea che ha bisogno di “uomini e donne – a livello di popolo – che aiutino le autorità istituite a trovare la strada di un senso per il nostro continente. Migrazioni, integrazione, economia, finanza, politica, potranno essere mattoni per la casa europea solo se il senso del vivere in una società plurale, rispettosa di tutti ma tesa al riconoscimento di ciò che è buono, verrà costantemente perseguito e documentato nell’attuazione di tutte le libertà”. Nel tardo pomeriggio di ieri, il Papa ha parlato al telefono con Hollande, il quale ha assicurato a Francesco che la Francia farà ogni sforzo per “proteggere le chiese e i luoghi di culto”.

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