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Photoshopparsi in cima all’Everest? La bufala è il sale dell’alpinismo

Succede che il 5 giugno scorso Dinesh Rathod e sua moglie Tarakeshwari in una conferenza stampa a Kathmandu si autoproclamano la prima coppia indiana ad aver conquistato l’Everest, vetta raggiunta il 23 maggio. Subito dopo l’annuncio alla stampa, iniziano i dubbi.

7 Luglio 2016 alle 15:19

Photoshopparsi in cima all’Everest? La bufala è il sale dell’alpinismo

La foto originale di Satyarup Sidhantha a sinistra e la versione modificata a destra (foto Via Surendra Shelke)

Roma. La storia dell’alpinismo è fatta di guerre, rivalità, tentati omicidi, omissioni, processi mediatici, bugie. Abbiamo passato sessant’anni a litigare su come fossero andate davvero le cose sul K2 nel ’54, durante la spedizione guidata da Ardito Desio e portata a termine da Achille Compagnoni e Lino Lacedelli. Ci sono voluti sessant’anni, e una fotografia, per rivalutare il ruolo di Walter Bonatti e di Amir Mahdi, il pachistano che fu quasi ammazzato dalle star della spedizione creando una crisi diplomatica fra Roma e Karachi. Essere i primi a violare una vetta è motivo d’orgoglio nazionale, screditare l’impresa di qualcun altro un’ottima strategia di successo (lo sa bene Simone Moro, con tutte le polemiche che si è portato dietro dopo che il 26 febbraio scorso ha compiuto la prima ascesa invernale del  Nanga Parbat, in Pakistan). E poi ci sono gli sponsor. La montagna, per i professionisti, è un lavoro, mica un hobby della domenica, e non solo l’onore ma pure i soldi spingono a falsificare, mentire, omettere. Un po’ li capiamo.

 

Ma poi ci sono le storie che vanno oltre ogni immaginazione. Succede che il 5 giugno scorso Dinesh Rathod e sua moglie Tarakeshwari in una conferenza stampa a Kathmandu si autoproclamano la prima coppia indiana ad aver conquistato l’Everest, vetta raggiunta il 23 maggio. I due sono poliziotti di Pune, nello stato indiano del Maharashtra, e lo avrebbero fatto per “realizzare un sogno”. Che bello. Subito dopo la conferenza stampa, iniziano i dubbi: perché così tanto tempo prima dell’annuncio? E le immagini, pure, fanno ridere: Dinesh pubblica una prima foto della cordata – ma BuzzFeed scopre che è il ritaglio di una foto presa dal sito Mountain Guide. Poi pubblica la foto della vetta, dove tiene in mano la bandiera indiana: Dinesh è vestito in modo diverso dalla fotografia pubblicata da Makalu Adventure, il tour operator che ha organizzato il loro viaggio (che ha fatto, si è cambiato durante l’attacco alla vetta?). Inoltre, secondo molti, la fotografia è evidentemente photoshoppata (questioni di luci, orari, eccetera). L’alpinista indiano Satyarup Sidhantha mostra sui social network la foto originale (la sua!) alla quale la coppia avrebbe sovrapposto un’immagine di Dinesh. Ieri le autorità nepalesi hanno ritirato il certificato di vetta alla coppia, dopo una breve indagine, e i due non potranno salire su nessuna montagna nepalese per i prossimi dieci anni. Niente di grave, se non fosse che le autorità indiane hanno aperto un’indagine per frode.

 

Tale è la goffaggine dei Rathod, che vien quasi da difenderli. Del resto mica sono i primi, a far casino con le immagini. Centinaia di articoli sono stati scritti sull’impresa del 1959 di Cesare Maestri e Toni Egger al Cerro Torre, in Patagonia. La storia è nota: Maestri dice di essere salito sulla vetta il 31 gennaio del 1959 insieme a Egger, che però fu travolto da una valanga durante la discesa. Eppure i resti di Egger furono ritrovati solo nel 1974, sul ghiacciaio del Cerro, e non fu mai ritrovata la sua macchinetta fotografica, unica prova della cima conquistata. Negli anni successivi il Cerro Torre è stato l’incubo del “ragno delle Dolomiti”: perfino l’anno scorso un lungo articolo del New York Times tornò sulla vicenda: “Nel libro di Maestri del 1961, ‘Arrampicare è il mio mestiere’, una fotografia ha una didascalia che identifica Egger salire le pareti più basse del Cerro Torre. Il problema è che la foto non è stata scattata sul Cerro Torre”, scriveva Kelly Cordes riprendendo la teoria di Rolando Garibotti, alpinista italiano cresciuto in Patagonia, che pochi giorni prima su Pataclimb.com aveva dimostrato che la foto non ritrae il Torre. Maestri ha ammesso l’errore della didascalia, ma poi ha detto: sapete che c’è? Tenetevi il Torre, e le vostre certezze.

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