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Chiamare le cose con il proprio nome: la strage di Orlando è terrorismo islamico

Chi nega la radice religiosa dell’attacco nel club gay americano che ha causato 50 vittime finisce per creare una confusione che rende più difficile identificare e combattere il nemico

13 Giugno 2016 alle 12:48

Chiamare le cose con il proprio nome: la strage di Orlando è terrorismo islamico

Agenti dell'Fbi davanti all'ingresso del Pulse nightclub (foto LaPresse)

La strage di Orlando ripropone, nel modo più orribile, l’esigenza di una analisi razionale ed efficace del terrorismo islamico, necessaria per orientare l’azione dei servizi di sicurezza e la reazione dell’opinione pubblica. Come scrive giustamente oggi il direttore della Stampa, Maurizio Molinari: “Riconoscere l’identità di un simile nemico è il primo passo da compiere per poterlo battere”. Chi nega la radice religiosa – ovviamente connessa a settori fondamentalisti e fanatici della religione islamica e non generalizzabili a un miliardo di maomettani – magari per timore che si innesti una specie di “caccia alle streghe”, finisce per creare una confusione che rende più difficile identificare e combattere il nemico. Anche la discussione che si era avviata per distinguere tra fondamentalismo islamico e pulsioni omofobiche è fuorviante. I due fenomeni sono connessi, così come il disprezzo per la vita e il sogno di un “martirio” che porta alla salvezza attraverso la violenza, l’assassinio e il suicidio hanno una radice evidente in una concezione paranoica ma predicata apertamente da settori dell’Islam della jihad.

 

Perché è così difficile riconoscere una verità evidente? Perché si diffondono in occidente tesi che confondono le acque risalendo a presunte problematiche sociali irrisolte o addirittura a antiche responsabilità del colonialismo? E’ un pregio delle società libere la critica della situazione esistente, la ricerca di errori da correggere per promuovere la giustizia, l’eguaglianza, il rispetto delle culture e delle civiltà diverse. Però in molti casi questo pregio si converte nel suo contrario, quando per autolesionismo culturale punta ad attribuire all’occidente tutte le responsabilità di ogni guaio.

 

A ben vedere anche questa è una forma di quello che una volta veniva deprecato come eurocentrismo, perché anche attribuendo all’occidente tutte le colpe si nega l’esistenza o il peso e l’autonomia di culture estranee. Proprio perché la civiltà islamica ha una sua storia e sue contraddizioni, che non si possono incasellare nelle categorie della storia occidentale, è necessario identificare al suo interno quei filoni che producono violenza, terrorismo, intolleranza e morte. Ma non si può aspettare che siano gli altri islamici a eliminare i settori terroristici. In occidente è necessario combatterli con l’energia e l’intelligenza necessarie, e per farlo bisogna riconoscerne i caratteri specifici e le radici culturali e religiose, invece di rifugiarsi nel limbo inerte del politicamente corretto.

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