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Non tutti i liberal pensano che Scalia fosse un mostro, ma non ditelo troppo in giro

Milano. Come è possibile? L’amicizia tra Antonin Scalia e Ruth Bader Ginsburg tormenta da sempre i liberal: come fanno a essere amici due giudici supremi tanto diversi, divisi, in perenne contrasto, lui cattivissimo conservatore, lei dolcissima liberal? Chiamateci “la strana coppia”, rideva Scalia,

16 Febbraio 2016 alle 19:50

Non tutti i liberal pensano che Scalia fosse un mostro, ma non ditelo troppo in giro

Antonin Scalia

Milano. Come è possibile? L’amicizia tra Antonin Scalia e Ruth Bader Ginsburg tormenta da sempre i liberal: come fanno a essere amici due giudici supremi tanto diversi, divisi, in perenne contrasto, lui cattivissimo conservatore, lei dolcissima liberal? Chiamateci “la strana coppia”, rideva Scalia, prendendo sotto braccio la sua amica, che nel tempo è diventata l’icona pop del mondo liberal, il primo giudice supremo a celebrare un matrimonio omosessuale, paladina dei diritti delle donne, dei gay, delle minoranze. La biografa della Ginsburg, Irin Carmon, autrice di “Notorious RBG”, sostiene che la domanda più ricorrente che le fanno i lettori è: ma come fa Ruth a essere amica di Scalia? La risposta l’ha data la stessa Ginsburg, ricordando in una commovente dichiarazione il suo “amico prezioso”, morto sabato d’infarto: “Verso la fine dell’opera teatrale ‘Scalia/Ginsburg’, il tenore Scalia e il soprano Ginsburg cantano un duetto: ‘Siamo diversi, siamo una cosa sola’, diversi nell’interpretazione dei testi scritti, una cosa sola nel rispetto della Costituzione e dell’istituzione che serviamo. Siamo stati migliori amici fin dagli anni insieme al DC Circuit. Eravamo in disaccordo allora e lo siamo stati fino ad adesso, ma quando scrivevo opinioni per la Corte e ricevevo il testo del ‘dissent’ di Scalia, l’opinione che infine pubblicavo era notevolmente migliore rispetto a quella che inizialmente avevo scritto”. Si volevano bene, Ruth e Antonin, si miglioravano a vicenda, “se non riesci a essere completamente in disaccordo con i tuoi colleghi sulle questioni legate alla legge e conservare l’amicizia, allora trovati un altro lavoro”, diceva Scalia, ironizzando sullo stupore del mondo di fronte a un’amicizia tanto litigiosa e profonda. “Cosa c’è in lei che non sia da amare? – chiedeva Scalia – A parte quel che pensa della Costituzione, s’intende”, aggiungeva sorridendo, raccontando delle notti di Capodanno passate assieme, delle vacanze, quella volta che lei si era messa a fare parapendio e lui a terra la teneva d’occhio preoccupatissimo, temendo che volasse via, minuta e leggera com’era, quell’altra volta in India, fotografati insieme su un elefante, lui seduto davanti, lei dietro, e tutti a dire: ecco la solita sottomissione della femmina, e Ruth a ribattere: “La scelta aveva a che fare con la distribuzione del peso”. Era stato il marito della Ginsburg a presentarli, e quando è mancato nel 2010 Scalia si è asciugato le lacrime mentre il presidente della Corte, John Roberts, dava l’annuncio.

 

L’amicizia tra Antonin e Ruth stupisce e scandalizza, lui è il mostro e lei la principessa da salvare, ma Scalia è anche quello che qualche anno fa è andato dall’allora consigliere di Barack Obama, David Axelrod, dopo le dimissioni del giudice David Souter, quando la Casa Bianca doveva nominare il sostituto, dicendogli: “Non ho l’illusione che il tuo uomo possa scegliere un giudice che condivide i miei orientamenti, ma spero che ci mandi uno intelligente”. Scalia fece il nome, mentre Axelrod sgranava gli occhi, di Elena Kagan, un’altra amica superliberal, che in quell’occasione non ce la fece ma che poi prese il posto, un anno dopo, del giudice dimissionario Paul Stevens (da quando sono diventati colleghi, Scalia ha insegnato alla Kagan a sparare, andavano a caccia assieme, prima sparavano ai piccioni poi alle anatre: la Ginsburg non ha mai condiviso questa passione).

 

[**Video_box_2**]Il fascino che Scalia ha esercitato sui liberal non riguarda soltanto le amicizie personali. Ieri Jamal Greene, professore di Legge alla Columbia, ha scritto sul New York Times: Scalia “era il mio eroe”. Un uomo tanto lontano ideologicamente – fumava pure! – ma un eroe, perché ha reso sexy il testo costituzionale, perché ha fatto resuscitare l’approccio “originalista” alla legge, quando tutti i professori liberal di Legge erano convinti, negli anni Ottanta, che quella teoria fosse defunta, che non esisteva più un modo credibile di “immaginare le intenzioni di persone morte da tantissimo tempo riguardo a questioni che non avevano mai affrontato”. Scalia pensava che non ci si dovesse avventurare nelle intenzioni, bastava e basta guardare il significato delle parole utilizzate nella Costituzione: quelle saranno sempre sufficienti. “Intanto i liberal – scrive Greene – si sono tormentati nella ricerca di un linguaggio alternativo e coerente per parlare della Costituzione. Alcuni hanno promosso il costituzionalismo popolare (cosa sarà mai, direte?). Altri si sono concentrati sul ‘minimalismo’. Altri si sono semplicemente arresi e hanno cercato di dimostrare che l’originalismo porta a risultati progressisti”. Lo scandalo per amicizie così poco polarizzate in un mondo in cui chi non la pensa uguale è un mostro da distruggere, non un alleato, figurarsi un amico, inizierà presto a dileguarsi. Resteranno i ricordi e i tanti, tantissimi, testi da rileggere, ma “spesso – scrive Greene – nelle nostre stanze, quando i nostri colleghi liberal non potranno sentirci, diremo: ‘Scalia era un good man’”.

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