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Re Felipe dà l'ok all'armata Brancaleone in Spagna

Il sovrano propone il socialista Sánchez come premier spagnolo. “Cercheremo di formare un governo”, ha detto il politico escludendo qualsiasi alleanza con Rajoy. Si profila un'ammucchiata piena di fragilità con Podemos, o nuove elezioni

2 Febbraio 2016 alle 20:51

Re Felipe dà l'ok all'armata Brancaleone in Spagna

Re Felipe con Pedro Sánchez (foto LaPresse)

Il re spagnolo Felipe VI ha proposto il leader del Partito socialista, Pedro Sánchez, come candidato per la formazione del prossimo governo spagnolo. L’annuncio è arrivato dopo una lunghissima giornata di consultazioni, in cui il re ha accolto i rappresentanti dei principali partiti e reso pubblica la sua decisione solo a sera per bocca del presidente del Parlamento, il socialista Patxi López, che ha letto un breve comunicato.

 

“Come ho già detto, è logico che il presidente del Parlamento parli con il candidato proposto per fissare una data ragionevole per il voto di investitura”, ha detto López. “Ho parlato con Pedro Sánchez e mi ha detto che avrà bisogno di tre settimane o un mese. E’ tempo che i partiti si siedano e parlino davvero della formazione di un governo, affinché si inizi a contare il tempo per formare un governo o per nuove elezioni”.

 

“Cercheremo di formare un governo”, ha detto Sánchez in conferenza stampa subito dopo l’annuncio di López, escludendo subito dopo qualsiasi alleanza con i popolari: “Il Partito popolare ha rinunciato alla responsabilità del governo… Il Partito socialista vuole togliere la Spagna dalle secche del Pp”. “La rigenerazione che ci chiedono gli spagnoli passa per la rigenerazione del Partito popolare”, ha aggiunto, “e questa ci sarà solo con questo partito all’opposizione”.

 

Sánchez ha chiesto molto più tempo di quanto abitualmente concesso ai candidati designati premier per formare una coalizione e prepararsi al voto di fiducia. Dieci giorni fa Pablo Iglesias, leader del partito populista Podemos, ha offerto ai socialisti di formare un governo comune. Insieme, i socialisti e Podemos, sostenuti dai partitini indipendentisti catalano e basco e dalla sinistra radicale, avrebbero per un soffio i numeri per governare. Ma il leader populista ha posto a Sánchez condizioni difficili da accettare. Vuole un posto di vicepremier per sé e ministeri di peso per i suoi e, come ha ribadito in una conferenza stampa martedì sera, non ha intenzione di avere come alleato di governo Albert Rivera di Ciudadanos. Se vuole allearsi con Podemos, dunque, Sánchez sarà costretto all’ammucchiata a sinistra in stile portoghese. L’alternativa è la Grande coalizione con il leader del Partito popolare e premier facente funzioni Mariano Rajoy, ipotesi che il socialista continua a negare.

 

Sánchez ha fatto il suo ingresso alla Zarzuela, il palazzo reale di Madrid, martedì mattina, e dopo un colloquio con il re ha comunicato ai giornalisti di essere pronto ad assumere la responsabilità di formare un governo qualora Rajoy avesse rinunciato. Rajoy, dopo aver già rinunciato una settimana fa perché privo dell’appoggio necessario, è stato accolto dal re nel pomeriggio. In conferenza stampa ha detto che il re non gli ha offerto l’incarico, aprendo dunque la strada a Sánchez.

 

[**Video_box_2**]Il leader socialista si è dunque preso molte settimane per organizzare una coalizione. L’opzione più facile e probabilmente più vicina ai desideri di Sánchez sarebbe un governo tutto a sinistra con Podemos, ma i populisti sono clienti difficili. Ancora martedì Iglesias ha attaccato Sánchez in conferenza stampa, accusando il suo immobilismo e ribadendo che le sue richieste sono non negoziabili.

 

Nonostante questo, Sánchez non può permettersi politicamente un’alleanza con i popolari. Ma una coalizione con Podemos rischia di essere fragilissima: molti temi dividono i due partiti, primo tra tutti quello dell’indipendenza della Catalogna. “Ho parlato con i partiti catalano e basco”, ha detto Iglesias martedì. “C’è un elemento fondamentale tra di noi: non vogliamo un governo del Partito popolare”. Abbastanza per ammassare una coalizione, non abbastanza per governare.

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