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Cos’hanno in comune i banditi dell’Oregon con Pat Garrett e Billy the Kid?

Finiva con un bang!, Pat Garrett lo sceriffo che ammazzava il suo amico Billy The Kid, il bandito. Che è la storia di ieri, dell’Oregon, soltanto un po’ meno romantica. L’America come puro spazio libero, la sconfitta dell’anarchia libertaria, la malinconia di Bob Dylan e il gran film di Sam Peckimpah. Tutto molti anni fa, ma ancora oggi. E quegli strani sostenitori di Bernie Sanders.

27 Gennaio 2016 alle 15:39

Cos’hanno in comune i banditi dell’Oregon con Pat Garrett e Billy the Kid?

Finiva con un bang!, Pat Garrett lo sceriffo che ammazzava il suo amico Billy The Kid, il bandito. Che è la storia di ieri, nell’Oregon, soltanto un po’ meno romantica. Se non altro perché Ammon Bundy l’hanno arrestato ma è still alive, quello sparato è solo un comprimario, uno della banda dei cowboy che si sono messi in guerra contro il governo di Washington e che danno fuoco ai pascoli federali e occupano gli uffici in mone della libertà. This land is your land.



 

Il gran film di Sam Peckimpah, anno 1973, è la malinconica fine dell’avventura. Del sogno libertario, senza legge, americano. Anzi no, è una tragedia addolcita dall’elegia, dai colori morbidi, dagli accordi di Bob Dylan.
 

 

Pat Garrett e Billy the Kid facevano i fuorilegge, giù nel New Mexico. Finché il loro mentore e utilizzatore finale nella Guerra della contea di Lincoln, il latifondista John Chisum, decise che il tempo dell’anarchia conquistatrice e della violenza libertaria era finito, era venuto il tempo della Storia, della civilizzazione e della Legge, e si mise d’accordo con il governo federale. Pat era vecchio e mangiò la foglia, divenne sceriffo per conto del governo (e dello stesso padrone di prima). Il Kid continuò per la sua strada senza tetto né legge, fedele alle amicizie e a quella sua concezione spaziale e quasi morale della vita del West. E Garrett andò a stanare i vecchi amici, uno per uno.

 

Poi, come ognun sa, Pat lo sceriffo, dopo aver ucciso il suo migliore amico, spara al se stesso intravisto dentro uno specchio, e fiumi di inchiostro sono stati scritti sul suicidio del genere western e della frontiera. In quegli anni, però, quel film fece scalpore anche per politica, perché era la parola fine, la presa d’atto di una guerra persa, tra una concezione puramente libertaria, basica, e persino hippie e rivoluzionaria dell’America e la nuova razionalità della democrazia federale, del mercato (del Big Government?) che avanzava.

 

 

Lunedì in Iowa – un’America mentalmente molto più remota dell’Oregon – Bernie Sanders, il socialista antisistema, si giocherà le sue chance contro Hillary Clinton. E non è male notare che tra i suoi sostenitori, e più ancora tra i suoi grandi sponsor mediatici, ci siano molti di quei vecchi libertari che negli anni Settanta vissero l’uccisione del Kid e il tradimento di Pat come l’immagine simbolica della loro stessa sconfitta. Ma è anche più curioso notare che le milizie senza legge e con fucile dell’Oregon – quanto di più lontano dal pacifismo hippie degli amici di Sanders – siano oggi non casualmente sulla stessa lunghezza d’onda. Contro il governo federale, contro le sue leggi e il suo progresso.
 

 

 

Come tutti i grandi romanzi, “Pat Garrett e Billy the Kid” non finisce con la scena madre del bang nello specchio. Finisce una scena dopo, con Pat lo sceriffo che se ne va a cavallo. Sconfitto vincitore, fedele traditore. E con un bambino che gli tira i sassi sulla schiena. Intifada del West.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

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