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L’immigrazione sfonda anche a Davos

Doveva essere l’incontro per lanciare la quarta rivoluzione industriale: discutere tra élite globali della grande trasformazione dovuta a droni, stampanti 3D, auto che si guidano da sole, nanotecnologie, biotecnologie, mini-mega batterie per stoccare energia, big data e computer in grado di processarli.

23 Gennaio 2016 alle 06:18

L’immigrazione sfonda anche a Davos

Doveva essere l’incontro per lanciare la quarta rivoluzione industriale: discutere tra élite globali della grande trasformazione dovuta a droni, stampanti 3D, auto che si guidano da sole, nanotecnologie, biotecnologie, mini-mega batterie per stoccare energia, big data e computer in grado di processarli. Insomma, prepararsi al sistema “cyber-fisico”, in cui i mondi fisico, digitale e biologico convergono sempre più, come ha spiegato Klaus Schwab, il presidente del World economic forum. Invece Davos si è trasformato in happening sull’immigrazione. Christine Lagarde ha portato le stime del Fmi sui costi dell’arrivo di milioni di migranti in Europa (0,2 per cento di pil per l’Italia). Il tedesco Wolfgang Schaüble ha proposto un piano Marshall per “investire miliardi nelle regioni da cui provengono i rifugiati, in modo da ridurre la pressione sulle frontiere esterne dell’Europa”. Il francese Manuel Valls ha avvertito che “il progetto europeo potrebbe morire rapidamente”, perfino “entro pochi mesi”.

 

Mario Draghi ha gettato acqua sul fuoco: “non c’è altra scelta se non cooperare. L’inevitabilità del fenomeno lo farà capire e sui rifugiati si arriverà a un accordo ragionevole”. Come all’apice della crisi dell’euro, l’emergenza ha preso il sopravvento sulle montagne svizzere: l’olandese Mark Rutte ha dato otto settimane per far scendere i numeri degli ingressi. Altrimenti sarà la fine di Schengen. Di una sospensione – di fatto più che di diritto – parleranno i ministri dell’Interno dell’Ue lunedì. La questione non è da prendere alla leggera per Matteo Renzi, nel momento in cui usa i 3 miliardi alla Turchia come moneta di scambio per uno sconto sul deficit. Il crollo di Schengen rischia di trasformare l’Italia, così come la Grecia, in una piazzola di sosta permanente dei migranti: un grande campo stile Calais di profughi che sognano un’Europa che non c’è più. Soltanto ieri sono state soccorse 968 persone in diverse operazioni della guardia costiera nel canale di Sicilia, mentre in Grecia almeno 45 migranti sono morti in un naufragio.

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