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Il sito francese per giovani islamisti che rende virale il jihad

Listicle, ironia, riferimenti pop. Dalle "cinque destinazioni da sogno di un jihadista" agli imam più in voga, un blogger francofono distilla estremismo islamico per millennial

26 Ottobre 2015 alle 16:30

Il sito francese per giovani islamisti che rende virale il jihad

Una schermata di Slf Mag

Parigi. “Otto consigli radicali per evitare di guardare le ragazze per strada”, “avere una bella barba in sette punti”, “cinque modi per evitare il venditore di profumi davanti alla porta della moschea” o ancora “le cinque destinazioni da sogno di un jihadista”. Sono brevi, ironici, spesso sotto forma di liste virali à la Buzzfeed, collezionano clic come i loro ispiratori occidentali, ma a differenza di questi ultimi navigano in maniera inquietante tra divertissement e proselitismo islamista. Sono gli articoli di Slf, “il magazine del salafita moderno”, nuovo terminale di riferimento dei giovani francofoni affascinati dal jihad, dove lo humor è il cavallo di Troia per trasmettere e rendere più commestibile l’ideologia estremista islamica. Dietro l’estetica rudimentale di un semplice blog wordpress, si nasconde un contenitore web, come si può leggere nella descrizione, che si propone di “analizzare minuziosamente i codici, i costumi e i centri d’interesse dei salafiti, in Tunisia e nel mondo francofono”.

 

Il sito è nato nel maggio del 2013, ma fino a qualche giorno fa era conosciuto soltanto dai fedelissimi lettori di Abou Hamza Attounissi (questo è il suo vero nome, secondo quanto riportato dal settimanale Obs, è Bader Lanouar), trentenne geek di origine tunisina e autore di Slf. Ci è voluto David Thomson, giornalista francese esperto di medio oriente e autore del libro “Les Français jihadistes”, per far conoscere questo sito ai più (tramite un tweet pubblicato giovedì scorso). “E’ una sorta di fanzine della cultura jihadista, l’equivalente di GQ per i salafiti”, ha spiegato Thomson al magazine Inrocks. “Il suo marchio di fabbrica è lo humor jihadista, perché ce n’è uno”.

 

Un esempio di questo “humor jihadista” che manda in sollucchero i giovani francofoni travolti dal cocktail di ironia e propaganda confezionato da Attounissi, è dato da un articolo che constata in maniera ironica che la moda parigina al maschile si sta sempre più allineando al look salafita. “I ‘koffars’ (gli infedeli, ndr) mai come in questo momento stanno tentando di emularci”, titola l’articolo lifestyle tra i più cliccati e condivisi del sito, che ha come bersaglio gli hipster della capitale francese. In un altro, viene data la risposta alla domanda seguente: “Che cos’è l’islam degli orsetti del cuore e chi sono gli imam Pokemon?”. Su “Sfl Mag”, così viene chiamato dagli habitué, si danno anche consigli su come essere moderni pur indossando il qamis, la lunga tunica tradizionale, su cosa evitare, “il berretto e il cappello da cowboy minano la vostra credibilità salafita”, e persino su cosa acquistare, “le ultime Nike sono scarpe leggere e ideali per correre con un kalashnikov in mano”.

 

[**Video_box_2**]E le donne democratiche? “Assomigliano più a degli animali selvaggi (mi scuso con gli animali) che a delle donne”, scrive Attounissi. L’islam moderato in Tunisia? “Una versione corrotta e falsificata”. Nell’ultimo post, datato 22 ottobre, l’animatore del sito cerca di dimostare ai lettori, con molta meno ironia, “le conseguenze devastanti della laicità nei paesi arabo-musulmani”. Pochi mesi prima si era lanciato in un j’accuse contro coloro che fanno “terrorismo intellettuale” per far cambiare idea ai musulmani desiderosi di ritornare alle fondamenta dell’islam delle origini. L’8 gennaio scorso, all’indomani della strage di Charlie Hebdo, aveva scritto di non essere “affatto scandalizzato dai dodici morti”, intimando agli “pseudo-musulmani” che avevano condannato l’attentato di “rivedere la propria fede”.

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