Miliziani di Hezbollah a Beirut

La coalizione pro Assad

Quanto si sente forte l'Iran, tra basi di missili e truppe fresche in Siria

Paola Peduzzi

Teheran mostra un bunker con armi di ultima generazione e invia centinaia di marine a Latakia. Gli ayatollah si fanno beffe del deal con l’occidente. Ma chi uccide i loro generali in Siria?

Milano. Forti della copertura aerea dei jet russi, centinaia di marine iraniani sono arrivati in Siria, “aumentando in modo drammatico”, scrive l’Associated Press, il coinvolgimento di Teheran nella guerra siriana. Anche Hezbollah, il Partito di Dio libanese, ha inviato un nuovo gruppo di miliziani per combattere assieme ai russi e agli iraniani a sostegno del regime di Bashar el Assad: l’obiettivo è assicurare il controllo dell’autostrada che collega Hama ad Aleppo e di conquistare la città di Jis al Shughour, nella provincia di Idlib, persa dalle forze di Assad nell’aprile scorso. Al momento, ci sarebbero circa 1.500 Guardie della rivoluzione iraniana sul terreno, e se fino ad adesso si parlava della presenza di “consulenti militari”, ora c’è la conferma ufficiale della presenza di truppe iraniane sul terreno sirano: secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani,  sono state trasportate nella base militare a Latakia, dove si preparano all’imminente offensiva contro Aleppo.

 

Se ai dispacci di guerra si aggiunge il filmato trasmesso giovedì dalla tv iraniana sulla base sotterranea in Iran di missili di nuova generazione che “possono eruttare come un vulcano dalle profondità della terra… se i nemici fanno un errore”, è evidente che l’Iran si sente fortissimo: fuori dall’isolamento diplomatico grazie al deal sul nucleare e militarmente organizzato sul campo siriano.

 

Ormai è chiaro che il primo obiettivo della missione russa in Siria, al momento, non è la lotta al terrorismo dello Stato islamico. Il portavoce del Centcom americano, il colonnello Steve Warren, ha dichiarato: “Non ho elementi per dire che il regime di Assad è riuscito ad avanzare grazie agli airstrike dei russi. Ho certamente elementi per dire che lo Stato islamico è avanzato grazie agli airstrike dei russi”. Ora però le cose stanno cambiando di nuovo, perché l’obiettivo degli alleati di Assad è riconquistare terreno agli oppositori. Giovedì le truppe siriane, con gli iraniani e Hezbollah, coperti dai jet russi, hanno attaccato i villaggi a nord di Homs, enclave strategica delle forze che combattono il regime di Damasco.

 

I combattimenti si intensificano e puntuali ricominciano a circolare le immagini di Qassem Suleimani, mitico commander in chief delle forze iraniane all’estero, stratega dell’offensiva in Iraq e in Siria: nelle foto, lo si vede arringare i miliziani, ed è facile immaginare quali siano i termini dei suoi discorsi motivazionali. In un video, si vede Suleimani abbracciato da soldati che cantano slogan sciiti – “siamo al tuo servizio, Alì”: si troverebbero a Latakia, alcuni parlano con accento libanese, potrebbero essere miliziani di Hezbollah. Pare certo ormai che dalla cittadina sulla costa siriana, feudo della famiglia di Assad ora sigillata dalla presenza dei russi, sta per essere lanciata la più grande offensiva contro gli oppositori del regime di tutta la guerra. L’unica cosa che non è certa, però, è se davvero il progetto iraniano sarà così indolore come lo sfoggio di forza coordinato tra la Siria e Teheran lascerebbe pensare.

 

E’ curioso che, alla vigilia del dispiegamento delle truppe iraniane, siano stati uccisi importanti comandanti delle forze sciite, come se ci fosse stata una campagna mirata premeditata (la lista dei possibili killer è molto lunga). Ad Aleppo il 9 ottobre è stato ucciso il generale iraniano Hossein Hamedani, definito da Teheran “un consulente di alto rango di Assad”: come ha scritto Peter Smyth sul Daily Beast, “definire Hamedani consulente è come parlare di Napoleone come di ‘un generale francese’”. Il 12 ottobre sono stati uccisi altri due comandanti di brigate delle Guardie, Farshid Hasounizadeh e Hamid Mukhtarband. Il 10 ottobre, è stata annunciata l’uccisione di Hassan Hussein al Hajj, uno dei più importanti comandanti di Hezbollah: secondo il necrologio che ne ha fatto Fars News, Hajj era coinvolto “nelle operazioni più rilevanti in Siria, con la copertura aerea dei russi”. Il 12 ottobre, un giornale vicino a Hezbollah ha scritto che è stato ucciso a Idlib Mahdi Hassan Obeid, il quale aveva avuto un ruolo prominente nella guerra contro Israele del 2006.

 

[**Video_box_2**]Come spiega l’Institute for the Study of War, l’offensiva iraniana potrebbe essere più lenta e con più perdite di quanto si aspettino gli strateghi a Teheran. Ma la propaganda del regime non bada a tali dettagli: mostra i muscoli testando missili e girando filmati hollywoodiani sulla nuova base-bunker, mentre vota in Parlamento l’accordo sul nucleare siglato con l’occidente. Teheran si può permettere gesti istituzionali mansueti: finora ha dovuto solo consegnare qualche campione della base di Perchin agli ispettori dell’Aiea che null’altro hanno ispezionato, accogliendo intanto delegazioni di businessmen occidentali. Con i jet russi che ti coprono le spalle, poi, puoi sentirti quasi invincibile.

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi