Tre marziani in Europa

Simboli e ideali. Gli americani che sventano l’attentato sul treno per Parigi come testimonial accidentali dell’ordine garantito dagli Stati Uniti. Antidoti al ritiro di Obama e lezioni per il Vecchio continente titubante.

25 Agosto 2015 alle 06:25

Tre marziani in Europa

I tre passeggeri-eroi americani all'ambasciata a Parigi (foto LaPresse)

New York. Per i passeggeri sul treno da Amsterdam a Parigi trovarsi nel vagone tre ragazzi venuti da Marte è stata una coincidenza provvidenziale. Con l’aiuto di due improvvisati marziani, uno britannico e uno francese, gli americani Anthony Sadler, Spencer Stone e Alek Skarlatos hanno immobilizzato il marocchino Ayoub El Khazzani, gli hanno strappato dalle mani l’Ak-47, la pistola e un taglierino, lo hanno pestato finché non ha perso i sensi, impedendogli di scaricare i circa 180 proiettili che aveva con sé su passeggeri che nella sua logica jihadista portavano la colpa intollerabile di essere infedeli. C’è qualcosa di consolante nel sapere che due militari americani in vacanza, disarmati e abbigliati come qualunque altro americano in vacanza in Europa, assieme a un amico senza esperienza militare, abbiano la meglio su un islamista radicale con un piano in testa e i mezzi per realizzarlo fra le mani. I dettagli rendono l’eroismo ancora più eroico: il ragazzo con il braccio e l’occhio sanguinante che preme con le dita sull’arteria carotide del passeggero ferito per fermare il sangue è il racconto di chi ha motivazioni e addestramento adeguati per respingere il male che gli precipita addosso, anche in libera uscita.

 

La Legione d’Onore appuntata sui petti americani da François Hollande è il minimo tributo che la Francia e l’Europa possano offrire a chi salva vite umane e “rischia la propria per difendere un ideale”. Si può leggere questa vicenda come una testimonianza dell’eroismo episodico di uomini coraggiosi, faccenda straordinaria ma non inedita per quel coacervo di miseria e nobiltà che è l’uomo, e basta pensare ai 36 passeggeri del volo United 93 dell’11 settembre 2001 per avere un altro esempio illustre. Non per niente il genere “eroi per caso” è un grande classico della narrazione giornalistica. Oppure si può prendere il caso nei suoi termini simbolici ed evocativi, leggendo un sottotesto nemmeno troppo nascosto: l’Europa titubante e parlamentista salvata dall’America che taglia corto e sventa la minaccia. In una storia fatta con il periodo ipotetico gli eroi avrebbero potuto essere europei, perfino islamici moderati, ma sta di fatto che erano ragazzoni americani che hanno affrontato un uomo disposto a combattere fino alla morte: “E anche noi lo eravamo”. Lo ha detto Stone, 23 anni, ed è difficile credere che sia soltanto un modo di dire per uno che si è avventato con tecnica da giocatore di football contro un uomo con un fucile e che, anche una volta atterrato, continuava a tirare fuori armi per uccidere il nemico. Loro, marziani, erano pronti a morire per salvarsi, salvare altri e soprattutto difendere un ideale, l’Europa è pronta? E’ pronta a difendersi dall’attentatore del Thalys e da quelli che trucidano redazioni di giornali satirici, da quelli che fanno saltare treni e metropolitane pieni di innocenti, dai jihadisti incistati nelle periferie delle metropoli e da quelli che minacciano di arrivare dalle coste africane?

 

Di certo l’Europa non era pronta per fermare El Khazzani, segnalato all’intelligence francese dai colleghi spagnoli un anno e mezzo fa come estremista pericoloso e interessato ad andare in Francia con cattive intenzioni. Dopo sette anni passati in Spagna, il 25enne si è trasferito in Belgio, ha sfruttato le libertà di Schengen per andare in Germania, Francia e Austria. Dicono sia andato pure in Siria prima di dirigersi in Francia, e altre fonti sostengono abbia provato, non si sa se con successo, a raggiungere la Turchia partendo da Berlino. Il suo avvocato nega i viaggi che lo collegherebbero direttamente all’ambiente dello Stato islamico, ma quel che è importante è quello che ha detto il ministro dell’interno francese, Bernard Cazeneuve: “Il suo nome era in una lista che ci avrebbe permesso di localizzarlo se avesse cercato di entrare nel territorio francese”. Nel territorio francese ci è entrato, ma davanti a sé non ha trovato la Gendarmerie, bensì soldati americani con magliette di squadre di calcio europee e selfie vacanzieri che l’hanno fermato con quella forza che l’Europa promette sempre e solo a parole. Non esiste episodio più didascalico per spiegare la necessità europea di un ordine globale e regionale garantito dall’America. Il burocratico parlare degli europei quando si parla di migranti, di failed state, di ponti mediterranei gettati dallo Stato islamico e dal franchising del radicalismo islamista, di problemi che vanno risolti all’origine e altre verità generiche si infrange contro l’evidenza che la libertà che Hollande sventola mentre onora gli eroi transatlantici è innanzitutto il prodotto di un mondo a trazione americana. Difficile trovare un altro perno dell’egemonia occidentale dal secondo Dopoguerra alla guerra al terrore.

 

L’insediamento del generale Milley

 

[**Video_box_2**]Barack Obama non nasconde l’orgoglio per i concittadini che sventano una strage sul suolo del primo alleato americano – il più disprezzato a livello popolare, il Vietnam è una ferita ancora aperta – ma il colloquio al telefono con i suoi ragazzi non può non avergli messo nell’orecchio una pulce geopolitica sull’opportunità del disengagement americano, una forma di ritiro della presenza imperiale nel cielo dei droni e nella disciplina del multilateralismo in cui l’Europa ha diversi master (con Erasmus).

 

Il generale Mark Milley, un tipo intellettuale con laurea a Princeton da poco promosso a capo dell’esercito, nel suo discorso d’insediamento ha ricordato che per quanto si possano affettare teorie strategiche sempre più sofisticate, le guerre per vincerle bisogna combatterle sul campo: “Tanti pensano che lo guerre si vincono solo a distanza, dallo spazio, dall’aria e dal mare. Sfortunatamente quest’idea è del tutto sbagliata”. Gli eroi del treno Amsterdam-Parigi avrebbero potuto essere europei, perfino islamici moderati, ma erano americani.  E sarà anche stata una coincidenza provvidenziale, ma quando hanno fiutato che le cose si mettevano male e hanno buttato giù l’attentatore di certo non avevano in testa il disengagement.

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