Ricordate la missione Eunavfor Med contro gli scafisti? Langue in mare, in attesa di Bruxelles

Il profilo mediatico della missione, varata il 22 giugno e operativa da fine luglio, è stato minimo. I motivi sono evidenti. A quasi due mesi dall’avvio l’operazione guidata è ancora nella fase di amalgama delle forze e di raccolta d’informazioni.

13 Agosto 2015 alle 06:15

Ricordate la missione Eunavfor Med contro gli scafisti? Langue  in mare, in attesa di Bruxelles

Foto LaPresse

Roma. La residua credibilità dell’Europa nel contrasto (definirla “lotta” pare davvero eccessivo) ai trafficanti di esseri umani che gestiscono i flussi migratori illegali verso Italia è riposta nell’operazione Eunavfor Med. Se ne parlò molto nella primavera scorsa quando Federica Mogherini tentò invano di farsi autorizzare dall’Onu una missione militare contro i trafficanti in Libia ma da allora il profilo mediatico della missione, varata il 22 giugno e operativa da fine luglio, è stato minimo.

 

I motivi sono del resto evidenti. A quasi due mesi dall’avvio l’operazione guidata dal quartier generale di Centocelle (Roma) dall’ammiraglio Enrico Credendino e in mare dal contrammiraglio Andrea Gueglio sulla portaerei Cavour, è ancora nella fase di amalgama delle forze e di raccolta d’informazioni. Più che altro è in attesa che i partner si decidano a inviare navi e aerei e che a Bruxelles qualcuno autorizzi il “go” a contrastare i trafficanti poiché dopo anni di emergenza i servizi di sicurezza italiani dispongono già da soli di un’ampia mole di informazioni sui trafficanti, i loro leader, i centri logistici e le spiagge utilizzate. Dei quattoridici paesi che hanno aderito all’operazione la gran parte metterà in campo soltanto contributi simbolici e al momento sono assegnati alla flotta europea la portaerei Cavour con due elicotteri (ma priva di cacciabombardieri Harrier), una fregata e un rifornitore tedeschi e la nave ausiliaria Enterprise che con un elicottero Merlin costituisce il contributo britannico all’operazione, cui si aggiungono due aerei da pattugliamento inviati da Francia e Lussemburgo.

 

La forza prevista di sette navi inclusi sottomarini (forse ne invierà uno la Marina italiana) potrebbe essere irrobustita nelle prossime settimane con l’arrivo di una nave francese e una spagnola ma il vero problema è il via libera di Bruxelles alle operazioni per “interrompere il modello di business” dei trafficanti, come recita l’ambiguo mandato della missione.

 

Difficile infatti tradurre dal “politichese politicamente corretto” in termini militari cosa significhi l’interruzione di un modello di business, ma pare che la flotta Ue potrà fermare i barconi e affondarli (ovviamente dopo aver imbarcato gli immigrati da trasferire in Italia). Per ora non può farlo a meno che il barcone non costituisca un intralcio alla navigazione. Fonti vicine al comando Ue valutano che le operazioni potrebbero essere autorizzate dal Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione del 3 settembre prossimo.

 

[**Video_box_2**]Un’ulteriore fase, quella più incisiva che prevede di colpire barconi e trafficanti sul suolo e nelle acque libiche, resta una vaga ipotesi poiché la Ue pretende un’autorizzazione dell’Onu (già negata) o di un inesistente governo di unità nazionale libico.
Così tempi lunghi, esitazioni e vacanze dei palazzi comunitari hanno regalato ai trafficanti tutta la stagione estiva propizia per trasferire in Italia oltre mille clandestini al giorno, 100 mila dall’inizio dell’anno pari a un incasso stimato oltre 200 milioni di euro.
Nell’attesa dell’autorizzazione ad agire le navi di Eunavfor Med vengono impiegate, quando richiesto, per soccorrere i barconi e trasportare in Sicilia gli immigrati, come hanno già fatto in un paio di occasioni le due navi tedesche Werra e Schleswig-Holstein.

 

I primi mesi di operazione Ue finanziati con 12 milioni dalla Ue, 26 dall’Italia (la portaerei Cavour costa 200 mila euro al giorno di spese vive) e con altri fondi da Londra e Berlino non hanno contrastato i trafficanti ma ne hanno favorito il business.

 

Eunavfor Med aggiunge quindi le sue navi a quelle dell’altra missione europea Triton (gestita dall’agenzia Frontex) e a quelle dell’operazione italiana “Mare Sicuro”, entrambe in concreto impegnate a rispondere alle chiamate degli scafisti appena usciti dalle acque libiche.

 

Oltre all’impasse va valutato anche il danno di immagine per l’Europa determinato da una forza navale costituita ma non impiegata, e che regala ai trafficanti una tremenda arma propagandistica: i barconi che sconfiggono le portaerei, simbolo dell’impotenza europea.

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