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Così i servizi francesi hanno perso di vista il terrorista di Saint Quentin

Le connessioni, il "modus operandi", i selfie su WhatsApp e le parole chiave. Così cade la pista dello squilibrato nell'attentato a Saint-Quentin

1 Luglio 2015 alle 14:28

Così i servizi francesi hanno perso di vista il terrorista di Saint Quentin

L'autore dell'attacco a Saint-Quentin scortato dalla polizia (foto LaPresse)

Parigi. La pista dello squilibrato in crisi d'identità, emarginato dalla società e in piena crisi famigliare, è durata appena poche ore e si torna alla pista jihadista, mentre il premier Valls ribadiva durante un acceso dibattito all'Assemblea nazionale quanto sia grave e diffusa la minaccia islamista in Francia, dicendosi pronto a chiudere le moschee salafite e tutte le attività che surrettiziamente finanziano il jihadismo.

 

Yassin Salhi, l'autore dell'attentato alla centrale del gas Air Products di Saint-Quentin-Fallavier non era affatto un isolato, un escluso impazzito da un giorno all'altro per catturare l'attenzione di una società che lo rifiutava, nonostante il diretto interessato continui ad affermare di aver agito soltanto "per motivi personali" e per "scuotere gli animi". La maniera in cui Salhi ha operato e preparato l'attentato, invece, "corrisponde esattamente alle parole d'ordine dello Stato islamico”, ha dichiarato il procuratore di Parigi François Molins. "Ha decapitato la sua vittima per garantire al suo atto la massima pubblicità", ha aggiunto Molins, sottolineando il fatto che la "decapitazione" è il "modus operandi abituale dell'Is" e che le due bandiere dello Stato islamico, ritrovate accanto alla testa mozzata, sono l'emblema di una persona che voleva morire in un'"operazione da martire".

 

Yassin Salhi, insomma, ha decapitato Hervé Cornara, il suo datore di lavoro, perché era un infedele. Ma le novità più inquietanti sullo stato di avanzamento delle indagini riguardano i suoi contatti ripetuti con la Siria e in particolare con un jihadista francese, Sébastien Yunes, nonché con il gruppuscolo islamista Forsane Alizza, dissolto nel 2012 dall'allora ministro dell'Interno, Claude Guéant, perché all'origine di diversi progetti di attentati terroristici in Francia. Con Yunes, Salhi era costantemente in contatto. Si scrivevano via WhatsApp ed è tramite l'applicazione che Salhi, venerdì mattina alle 9:33, ha inviato al suo contatto jihadista in Siria due selfie nei quali posa con la testa decapitata del suo datore di lavoro. Una perquisizione in casa dei familiari di Yunes, come detto dal procuratore Molins, ha permesso di rinvenire un telefono nel quale, da una conversazione WhatsApp, emerge che Yunes avrebbe pilotato l'attentato dalla Siria.

 

[**Video_box_2**]Le gravi responsabilità dell'intelligence francese emergono poi dallo scoperchiamento del suo percorso di radicalizzazione iniziato addirittura nel 2003. Salhi frequentava un gruppo salafita nel Doubs ed era stato segnalato dai servizi segreti francesi tra il 2006 e il 2008 ma senza seguito. Dopo ripetuti viaggi tra il Marocco e l'Arabia Saudita si era recato in Siria nel 2009 con tutta la famiglia, figli compresi, ha detto la sorella. Lì avrebbe preso corsi d'arabo e frequentato una scuola coranica prima di tornare in Francia e farsi notare ancora per i suoi rapporti strettissimi con un pezzo grosso del gruppuscolo Forsane Alizza. C'è di più: al suo domicilio, secondo quanto rivelato dal procuratore di Parigi, si sarebbero tenute a più riprese delle riunioni religiose.

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