Il generale al Sisi contro il feroce Saladino

Nello Zanichelli, il Saladino è stato chiamato affettuosamente “sovrano saggio d’Egitto”. Ma per il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, il curdo conquistatore di Gerusalemme che riunì il mondo islamico a lungo diviso fra califfati rivali, il Saladino ha una influenza perniciosa sulla mente dei giovani arabi musulmani.

25 Marzo 2015 alle 17:16

Il generale al Sisi contro il feroce Saladino

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi (foto LaPresse)

Nello Zanichelli, il Saladino è stato chiamato affettuosamente “sovrano saggio d’Egitto”. Ma per il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi, il curdo conquistatore di Gerusalemme che riunì il mondo islamico a lungo diviso fra califfati rivali, il Saladino ha una influenza perniciosa sulla mente dei giovani arabi musulmani. Per questo l’Egitto ha deciso di revisionare i libri di scuola a partire dalla figura più venerata della storia islamica dopo Maometto, colui che Dante vide, “solo in parte”, nel Limbo. Il ministero dell’Istruzione del Cairo ha annunciato che eliminerà o modererà dai curriculum scolastici le figure che “incoraggiano la violenza”.

 

La decisione è parte della campagna di Sisi contro il fondamentalismo islamico dello Stato islamico e della Fratellanza Musulmana. I giovani egiziani non dovranno più pendere dalle labbra di Uqba bin Nafi, l’islamizzatore dell’Africa del Nord, il compagno di Maometto che oggi dà il nome, guarda caso, a una organizzazione jihadista. “Il lavoro nei manuali scolastici ha due ragioni”, dicono i funzionari del Cairo. “Questo materiale incita alla violenza e parte di esso era stato introdotto dalla Fratellanza Musulmana”. Furiosi i salafiti, che dal partito al Nour dicono che “la decisione di non insegnare più le storie del Saladino e di ibn Nafi feriscono la nostra storia e identità”. Il Saladino della storia non è quello ritratto da Ridley Scott in “Kingdom of Heaven” in modo simpatizzante nei panni illuminati dell’attore siriano Ghassan Massoud. Il Saladino era nato a Tikrit, aveva una passione per la guerra e il cavallo e divenne Sultano d’Egitto, della Siria e della Mesopotamia. Ogni condottiero arabo islamico recente, da Osama bin Laden a Saddam Hussein, si è ispirato a lui, che riunificò la rissosa Umma (la grande famiglia araba) e riconquistò Gerusalemme, già occupata dai Crociati e, oggi, capitale di Israele.

 

[**Video_box_2**]Per gli islamisti che sognano la vittoria musulmana definitiva su ebrei e cristiani, il Saladino è il grande modello da seguire. Da lui quindi deve partire anche la “rivoluzione dell’islam” di cui ha parlato Sisi. Ad Hattin, il Saladino regalò all’islam la più grande vittoria contro l’occidente, con i franchi e Guido di Lusignano che barcollano, la furia incontenibile dei musulmani, i soldati cristiani che annegano nel loro sangue. Il Saladino si sfogherà anche contro gli sciiti, “eretici” dell’islam da riconvertire. Il portavoce del ministero dell’Istruzione del Cairo, Omar Turk, ha detto che gli sforzi si stanno concentrando sul tentativo di “generare uno spirito di tolleranza” e che fa parte di “una strategia di tre anni per la sicurezza intellettuale stabilito in risposta alle ripetute richieste di Sisi per una rivoluzione religiosa”. Fra le misure contemplate, quella di posporre l’insegnamento del jihad alla scuola superiore, l’abolizione del crimine di “politeismo” (cristianesimo) e della distribuzione del bottino di guerra come incompatibile con la moderna dottrina militare. Mica male come passi concreti verso la tanto osannata “riforma dell’islam”.

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