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editoriali

Mps è tornata al centro del mercato. Lezioni per il futuro

Redazione

Grazie a una buona gestione, la banca è riemersa dal suo sprofondo: prima ha messo i conti in ordine, poi è tornata in utile e infine ha ripreso a emettere dividendi. Un successo che rende meno importante sapere chi sarà il prossimo amministratore delegato dopo la revoca delle deleghe a Luigi Lovaglio

Gli amministratori delegati passano ma le banche restano. E’ normale che i giornali e i commentatori si appassionino ai cambi al vertice di Monte dei Paschi di Siena, con la revoca delle deleghe a Luigi Lovaglio e l’attesa di conoscere con certezza se sarà Fabrizio Palermo a prenderne il timone. Tuttavia, l’aspetto più importante di questa storia è un altro: Mps è ormai tornata al mercato. E’ nel mercato, non nelle stanze del governo, che si giocheranno le sue sorti. Se Mps troverà l’uomo giusto, crescerà e farà profitti; in caso contrario, soffrirà delle perdite. Comunque vada, questa è una importante partita finanziaria, non più una disfida politica. Non era scontato che ci saremmo arrivati: Mps venne nazionalizzata nel 2017, per prevenire un collasso dagli effetti sistemici, con l’impegno a scendere al di sotto del 20 per cento entro il 2024. Sebbene questi fossero i patti con l’Europa, nel corso di questi anni si è spesso avuta la sensazione che la politica, una volta piantata la sua bandiera sul Monte, tutto sommato non volesse rinunciare alla possibilità di stabilirne i destini. Le cose sono andate diversamente: grazie a una buona gestione, Mps è riemersa dal suo sprofondo prima mettendo i conti in ordine, poi tornando in utile e infine, dal 2024, riprendendo a emettere dividendi. Nel 2025 la situazione è ulteriormente migliorata, sicché quest’anno Mps distribuirà 0,86 euro per azione, per complessivi 2,61 miliardi di euro. Questo è stato reso possibile anche dal forte impegno del ministro Giancarlo Giorgetti a lasciare che la banca fosse gestita con criteri privatistici, intenzione confermata dalla progressiva vendita delle quote in pancia al Tesoro, che è gradualmente sceso dal 64 per cento all’attuale 4,8 per cento. A questo punto è una partecipazione puramente simbolica che è facile immaginare verrà ulteriormente diluita. La banca va bene e i contribuenti non devono più preoccuparsi di eventuali perdite. Questa è la vera notizia: chi sarà il prossimo ad è importante, ma non così importante.

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