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L'analisi

Il taglio fiscale sui carburanti è di circa 0,25 euro, ma il calo del prezzo è più piccolo. Problemi d'accisa

Leonzio Rizzo

I prezzi alla pompa non sono variati di quanto avrebbero dovuto, nonostante lo stato incassi per venti giorni 500 milioni di euro in meno di accise

Il 18 marzo è stato varato un decreto dal governo, già in vigore dal 19 marzo 2019. La materia riguarda i prezzi dei carburanti, che sono in forte aumento da quando è iniziata la guerra in Iran. Il decreto legge stanzia un po’ più di mezzo miliardo per finanziare un taglio temporaneo (20 giorni) delle accise su benzina e gasolio. In particolare, le accise vengono tagliate di 20 centesimi al litro che, tenendo conto anche della diminuzione di Iva che incide sulle accise, corrisponde infine ad un taglio di 24,4 centesimi al litro.

Ci saremmo dovuti quindi aspettare già una diminuzione del prezzo della benzina e del diesel di 24,4 centesimi al litro nell’ipotesi in cui il prezzo al netto di accise e Iva non sia aumentato rispetto al 18 marzo. Al 18 marzo il prezzo medio per i distributori non autostradali self-service inclusivo di accise e Iva era pari 1,856 euro al litro per la benzina e 2,090 al litro per il diesel. Tuttavia, il 20 marzo (quando è già attivo il taglio delle accise) osserviamo un prezzo medio finale di 1,738 per la benzina e 1,981 per il diesel. Questi prezzi sono quasi identici a quelli osservati nei giorni successivi. Il prezzo alla pompa, quindi, diminuisce meno di 24 centesimi. La giustificazione plausibile è un aumento del prezzo al netto delle tasse. In particolare, questo sarebbe di 10 centesimi per la benzina e di 11 per il diesel con buona pace di quasi la metà dello sgravio fiscale.

Perché aumenta così tanto il prezzo della benzina al netto delle imposte (accise e Iva) esattamente il giorno successivo a quello in cui entra in vigore il taglio delle accise? Il legame tra l’aumento del prezzo del greggio e dei carburanti dipende da molti fattori, oltre che di mercato anche tecnologici e oltretutto la trasmissione non è immediata. Tuttavia, non si può non notare che il prezzo dei carburanti al netto delle imposte (accise più Iva) sia aumentato più del 10 per cento dal 18 marzo al 20 marzo, a fronte di una variazione del prezzo del greggio dall’inizio della guerra (27 febbraio) di circa il 50 per cento.

Certo si potrebbe dire che il 20 marzo le accise erano già state pagate perché il gestore aveva già consegnato al distributore il carburante. Questo, comunque, potrebbe non essere vero per tutti (quanti?). E inoltre è molto probabile che i gestori (che pagano l’accisa nel momento del rifornimento ai distributori) abbiano anticipato l’uscita del decreto nella gestione della tempistica dei rifornimenti.

In ogni caso, la situazione opposta si dovrebbe verificare quando il provvedimento viene interrotto. Per essere coerenti, alla data di interruzione del provvedimento, i distributori dovrebbero fissare il prezzo basso finché non svuotano le cisterne di carburante su cui hanno pagato le aliquote ribassate. Lo faranno? Ma chi controlla tutto ciò? Si dovrebbero monitorare tutte le cisterne dei distributori per sapere quando si riforniscono di carburante con aliquote ribassate!

Il decreto avrebbe dovuto essere più puntuale sulla definizione di questi dettagli, essenziali per assicurare la risuscita del provvedimento. Si introduce al comma 3 e 4 dell’articolo 1 un meccanismo molto farraginoso che coinvolgerebbe anche la Guardia di finanza, ma che poco si adatta alla velocità con cui bisognerebbe muoversi in questi casi.

Nel frattempo, l’unica cosa di cui siamo certi è che i prezzi alla pompa non sono variati di quanto avrebbero dovuto, nonostante lo stato incassi per venti giorni 500 milioni di euro in meno di accise.

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