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L'Analisi
Il gas c'è, il problema è il prezzo. I danni dei missili iraniani per l'Italia
L'impianto colpito in Qatar è quello che rifornisce Edison per il 10% del fabbisogno energetico italiano. Gli stoccaggi andranno riempiti in estate comprando a spot anziché ai prezzi fissati dal contratto con il QatarEnergy. E il Ttf è già raddoppiato
La guerra nel Golfo non lascia l’Italia senza gas. Ma renderà più caro riempire gli stoccaggi in estate. Perché uno dei due impianti colpiti dai missili iraniani a Ras Laffan è il numero 4, proprio quello che alimenta direttamente il contratto di Edison con QatarEnergy.
Edison importa circa 6,4 miliardi di metri cubi di gas all’anno dal Qatar, ossia il 10 per cento del fabbisogno nazionale italiano, attraverso il terminale Adriatic Lng al largo di Rovigo. Ma per ora quel gas non arriverà più, o almeno non lo farà come nel periodo prebellico. Il 2 marzo QatarEnergy ha fermato tutta la produzione per ragioni di sicurezza, e il 5 marzo Edison ha ricevuto una prima notifica di “forza maggiore” per la sospensione di cinque carichi previsti da aprile. Poi sono arrivati i missili, e la forza maggiore è diventata strutturale, in particolare per l’Italia ed Edison, così legati all’impianto 4.
Il complesso di Ras Laffan ha quattordici treni di liquefazione, ossia gli impianti che raffreddano il gas e lo trasformano in liquido per caricarlo sulle navi. Oltre al treno numero 4, è stato danneggiato anche l’impianto 6, che invece alimenta contratti con Corea del Sud, Belgio e Cina. Il ceo di QatarEnergy, Saad al–Kaabi, ha dichiarato che la capacità fuori uso è di 12,8 milioni di tonnellate l’anno, il 17 per cento dell’export qatarino, e che le riparazioni richiederanno dai tre ai cinque anni. I restanti dodici impianti, dunque, sono integri. Ma il ceo al–Kaabi ha detto che serviranno “settimane o mesi” per riportare in funzione l’83 per cento della capacità di Ras Laffan, a patto che la guerra, o almeno gli attacchi ai paesi del Golfo cessino. Ma finché quei dodici impianti restano fermi continuano a togliere offerta al mercato mondiale del gnl, facendo salire il prezzo a cui tutti, compresa l’Italia, dovranno comprare gas per riempire gli stoccaggi.
A fine febbraio gli stoccaggi italiani erano pieni al 51 per cento. Oggi il livello è più basso, intorno al 44 per cento, ma comunque sopra la media europea, scesa al 28,5 per cento il 23 marzo secondo Gas Infrastructure Europe. L’Italia ha una capacità di stoccaggio di circa 200 terawattora, seconda solo a quella tedesca. Dunque oggi il problema di rimanere senza gas non si pone: l’inverno è finito, e di conseguenza i consumi iniziano a scendere. Ma secondo il regolamento europeo (che cerca di mitigare il più possibile il rischio di carenza di scorte) gli stati membri devono riempire gli stoccaggi nazionali al 90 per cento della capacità entro il primo novembre. Così, gli effetti dei rincari saranno visibili durante il prossimo inverno.
Edison ha dichiarato di non prevedere impatti sui clienti finali, grazie ad “azioni di mitigazione e attività di gestione del portafoglio”: ossia, probabilmente comprerà gnl altrove e sul mercato spot, cioè a prezzi giornalieri anziché a quelli fissati dal contratto a lungo termine con il Qatar. Ed è questo il problema per l’Italia e per le bollette del prossimo inverno. Il gas al Ttf europeo è quasi raddoppiato in meno di un mese: a febbraio era tra i 30 e i 32 euro al megawattora mentre nelle ultime sedute oscilla tra i 56 e i 61.
Per arrivare al 90 per cento, l’Italia e gli operatori che comprano gas per il mercato italiano dovranno iniettare nei depositi circa 9 miliardi di metri cubi di gas tra giugno e settembre. E lo faranno a prezzi che riflettono lo stato della guerra, i danni a Ras Laffan e la chiusura (o riapertura) dello Stretto di Hormuz.
Il governo italiano sta trattando con Algeria, Azerbaigian e Stati Uniti per assicurarsi forniture sostitutive. Ma di nuovo, come ha osservato anche il ministro della Difesa Crosetto, il problema non è trovare il gas, ma il prezzo a cui sarà comprato. A oggi il gnl americano costa di più di quello qatariota, il gasdotto Tap dall’Azerbaigian è quasi saturo, e l’Algeria – che copre il 32 per cento delle importazioni italiane via tubo – secondo Bloomberg sta già chiedendo prezzi spot. Ogni mese in cui la crisi si prolunga è un mese in cui il costo del prossimo inverno sale. L’inflazione di fondo italiana, al netto degli energetici e alimentari freschi, era già al 2,4 per cento a febbraio, prima che il gas raddoppiasse. L’Italia si ritrova così con un problema: uno di quelli che si misura in euro al megawattora, in bolletta.