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La stagione delle riforme

La legge pmi c'è. Ora servono strumenti concreti, dice Confartigianato

La riforma sollecitata da Granelli punta a superare l’impostazione ormai datata della legge del 1985. Tra gli elementi chiave: il riconoscimento del valore della qualità, una maggiore flessibilità nei criteri dimensionali e il rafforzamento del ruolo dell’imprenditore artigiano

Con il via libera del Parlamento alla prima legge annuale sulle pmi, avvenuta il 4 marzo, si apre una fase nuova per gli artigiani e le piccole imprese. Ora la partita si gioca sull’attuazione, affidata al Governo, e sulla capacità di tradurre in strumenti concreti le innovazioni previste: dalla riforma della legge quadro dell’artigianato a quella dei Confidi. Il Ministero delle imprese e del made in Italy si è già messo al lavoro con il tavolo nazionale delle pmi, svoltosi il 17 marzo e al quale dovrebbero ora seguire confronti tecnici con le rappresentanze delle imprese. Un impegno che il ministro Adolfo Urso ha ribadito nel suo intervento al convegno ‘Artigianato anima del made in Italy’, organizzato da Confartigianato il 19 marzo a L’Aquila per celebrare la quinta edizione della Giornata della cultura artigiana. Non poteva esserci occasione più adatta per entrare nel cuore delle misure della legge annuale pmi. La riforma della legge quadro dell’artigianato, che risale al 1985, rappresenta una delle novità più attese proprio da Confartigianato. “Restare artigiani non significa fermarsi, ma crescere senza perdere la nostra identità”, ha spiegato il Presidente di Confartigianato Marco Granelli, sottolineando come la riforma può consentire alle imprese artigiane di affrontare con gli strumenti normativi più adatti le sfide della transizione digitale e dell’innovazione tecnologica. Altrettanto importante è la riforma dei Confidi, snodo decisivo per l’accesso al credito delle pmi, chiamata a rafforzare la capacità di garanzia e a rendere più efficiente il sostegno finanziario in una fase segnata da tassi elevati e transizioni complesse.

 

Da Confartigianto arriva una sollecitazione netta: costruire regole aderenti alla realtà. A ribadirlo è stato il presidente Granelli, che ha posto l’accento sulla necessità di un cambio di paradigma normativo. “Parlare di artigianato italiano significa parlare della spina dorsale del paese”, ha sottolineato, ricordando il peso economico del settore. Ma soprattutto ha chiesto la rapida attuazione della “nuova legge quadro che riconosca il valore dell’artigianato contemporaneo”.

 

Nel dettaglio, la riforma sollecitata da Granelli punta a superare l’impostazione ormai datata della legge del 1985 per introdurre una definizione più attuale di impresa artigiana, capace di includere attività tradizionali e innovative. Tra gli elementi chiave: il riconoscimento del valore della qualità, della creatività e della personalizzazione come tratti distintivi dell’artigianato contemporaneo; una maggiore flessibilità nei criteri dimensionali e dell’organizzazione societaria delle imprese; il rafforzamento del ruolo dell’imprenditore artigiano come figura centrale del processo produttivo, anche quando si avvale di tecnologie avanzate. Non solo. La legge annuale pmi punta anche a semplificare il quadro normativo e amministrativo, riducendo gli oneri burocratici, e a introdurre strumenti specifici per favorire innovazione, formazione e passaggio generazionale delle competenze. Un aspetto, quest’ultimo, considerato strategico per evitare la dispersione dei mestieri e sostenere l’ingresso dei giovani nel settore. Dal canto suo, il governo rivendica l’impostazione della legge e apre alla fase attuativa. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha infatti confermato a Confartigianato l’impegno su entrambi i fronti: riforma dell’artigianato e rafforzamento dei Confidi. Urso ha inoltre evidenziato altri strumenti concreti, tra cui il sostegno al passaggio generazionale nelle imprese artigiane: un meccanismo che finanzia l’affiancamento tra lavoratori senior e giovani assunti, con l’obiettivo di preservare competenze e mestieri.

 

“La formazione è la sfida più importante, insieme all’impegno per sostenere gli investimenti delle piccole inprese in innovazione, transizione green e digitale”, ha affermato Urso. Il messaggio che arriva dal confronto tra Confartigianato e Governo è chiaro: l’approvazione della legge annuale pmi rappresenta solo il primo passo. Ora tutto si gioca sulla velocità e sulla qualità dei decreti attuativi. La stagione delle riforme è iniziata. Per le pmi italiane, e per l’artigianato in particolare, è il momento decisivo: trasformare le norme in strumenti concreti e adeguati per competere in un contesto globale sempre più complesso. E la politica è chiamata a rispondere con tempi rapidi e soluzioni efficaci.

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