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le ultime indiscrezioni
Salta o si firma? S'è complicata l'acquisizione greca di Rep
I conti finali del futuro probabile editore della Repubblica. Decisiva la settimana prossima
La gestazione è durata nove mesi e adesso sembra proprio che si stiano per rompere le acque. La prossima settimana, una volta presentato formalmente il bilancio, si arriverà finalmente alla firma. Non si conosce la cifra esatta, ma s’aggira intorno ai 100 milioni di euro, circa cinque volte il margine operativo lordo, in linea con i parametri internazionali (come ad esempio nel caso del britannico Daily Telegraph comprato dall’americano Gerry Cardinale, il patron del Milan). Queste sono le ultime indiscrezioni, dopo che si era sparsa la voce che tutto stesse per saltare perché erano usciti fuori costi imprevisti. La metafora del parto non è elegante, ma tutt’altro che impropria. Era il 4 luglio 2025 quando il Foglio pubblicò la notizia che per acquistare la Repubblica insieme alle radio e a Huffington Post si era fatto avanti Theodore Kyriakou, erede di una famiglia di armatori, con la sua media company chiamata Antenna. Chi è costui, si chiesero tutti il giorno dopo. Goccia dopo goccia, mese dopo mese è venuto a galla il suo profilo; a lungo Theo, come lo chiamano, ha scelto di tacere.
Poi, messo sotto pressione, ha lanciato messaggi rassicuranti che non rassicuravano i dipendenti a cominciare dai giornalisti, anche perché il tempo passava e le carte si imbrogliavano. Tanto che aumentavano gli appetiti a cominciare dall’affamatissimo Lmdv, alias Leonardo Maria Del Vecchio, il quale, contando su un bel paccone di miliardi (sia pur ancora da riscuotere) ereditati da cotanto padre, ha comprato qua e là e si è fatto venir voglia di giornali, piccoli, grandi, di destra come di sinistra. Carta stampata la cui morte potrà anche essere vicina, ma per il momento è quanto meno esagerata. Difficile deve essere stato fare i conti di un giornale in perdita da anni con debiti che hanno superato il patrimonio netto. Del Vecchio sarebbe stato disponibile a pagare ben 140 milioni di euro, ma John Elkann non voleva vendere a lui ed è rimasto tenacemente attaccato a Kyriakou il quale non è andato molto per il sottile. Ha rifiutato di comprare anche la Stampa ritenuta troppo locale (è andata poi al gruppo Sae di Alberto Leonardis) e ha passato al setaccio i costi. Ormai non dovrebbe essergli sfuggito nulla. A questo punto anche i giornalisti sottoposti a questo ansiogeno tira e molla, sperano che sia così. Ma attenti agli ultimi dettagli, è lì dove si nasconde il diavolo, anzi l’Anticristo direbbe Peter Thiel.
equazione a tre incognite