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editoriali
Un colpo dell'Ue contro gli auto dazi
Abbattere le barriere che frenano la competizione si può. Il caso positivo di Eu Inc.
Ieri la Commissione europea ha presentato la bozza di regolamento su EU Inc., il primo passo verso la creazione di un 28° regime per le imprese. Si tratta di un deciso cambio di passo rispetto all’andazzo degli ultimi anni, che segna il ritorno dello sforzo di costruire un vero mercato interno al centro dell’azione politica delle istituzioni europee. Creando regole direttamente applicabili su tutto il territorio dell’Unione, in prospettiva si possono aggirare le tante barriere implicite alla crescita delle imprese poste dagli ordinamenti nazionali, sconfiggendo quegli auto-dazi denunciati dal Rapporto Draghi e, soprattutto, dal Rapporto Letta.
Come anticipato dal Foglio martedì, la bozza interviene in particolare sulla registrazione, la governance, le modalità di finanziamento, i piani di stock option, la liquidazione e l’insolvenza delle imprese, offrendo un’interfaccia unica e completamente digitalizzata con tempi di risposta certi. Se la proposta andrà avanti, creerà di per sé condizioni migliori per l’espansione transfrontaliera delle imprese europee, premiando implicitamente quelle più dinamiche e innovative. Inoltre, pone le premesse per un percorso di riforma che potrebbe investire altri aspetti del diritto commerciale. Il rischio, oggi, è duplice: da un lato che questo generoso slancio riformista si infranga contro le resistenza degli Stati membri, gelosi di quelle misure che – se viste dall’esterno appaiono come auto-dazi – viste dall’interno sono forme di protezione delle “proprie” imprese contro quelle degli “altri”. Dall’altro, c’è però il rischio del massimalismo: qualcuno potrebbe essere tentato di sminuire la portata della proposta. E’ vero: non è la rivoluzione. Ma può essere l’inizio della rivoluzione. E oggi più che mai vi sono condizioni politiche che ne favoriscono l’adozione e, forse, anche la prosecuzione. A ogni modo, per una volta si tratta di un’idea coerente non solo con la retorica ma anche con lo spirito dell’Unione europea: creare un grande mercato che sappia favorire l’efficienza e la creazione di valore. Se non ora, quando?