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L'analisi
Unicredit stringe su Commerzbank, ma Merz si oppone ancora
La seconda stagione del risiko bancario europeo è iniziata con il derby Italia-Germania e il premier tedesco ha rispedito al mittente la richiesta di un "dialogo costruttivo"
La seconda stagione del risiko bancario europeo è iniziata con il derby Italia-Germania. E speriamo che non finisca ai calci di rigore, perché l’attacco mosso da Unicredit – con un’offerta pubblica di scambio su Commerzbank – ha incontrato ancora una volta la barriera del governo tedesco. “La posizione è chiara: vogliamo preservare l’indipendenza di Commerzbank”, ha detto ieri sera il cancelliere Friedrich Merz rafforzando così la posizione già espressa in mattinata dal portavoce del ministero delle finanze. Reazione gelida anche del ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp: “L’offerta non è stata concordata e al momento non vi è alcuna base per avviare le trattative”.
Insomma, la richiesta dell’apertura di un “dialogo costruttivo” lanciata dal ceo di Unicredit, Andrea Orcel, è stata rispedita al mittente né più né meno di come è accaduto in passato. Solo che questa volta Orcel ha fatto un passo in avanti decisivo nella campagna di Germania mettendo, indirettamente, anche il governo Meloni nella posizione di fare una scelta di campo. E’ stato il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, a sollevare la questione: “Credo sarebbe importante che il governo italiano dialogasse con quello tedesco con un approccio di supporto a questa operazione”. Per Misiani l’ops di Unicredit su Commerzbank “è coerente con l’obiettivo di creare grandi gruppi transnazionali”, tema caro alla Commissione europea, la cui reazione di appoggio a Orcel non si è fatta attendere. “Abbiamo bisogno di un settore bancario forte e diversificato nell’Ue”, ha spiegato il portavoce della Commissione, Siobhan McGarry.
Del resto, l’avanzata di Unicredit in territorio tedesco è l’occasione per Bruxelles per ricordare ai governi che il settore bancario europeo è forte e diversificato, ma che le banche dell’area “non si sono ingrandite a sufficienza per essere competitive sulla scena internazionale”. Un approccio che alla luce delle attuali tensioni geopolitiche assume maggiore concretezza rispetto a qualche tempo fa ed evidenzia la contraddizione della Germania. In proposito, il quotidiano tedesco Faz (Frankfurter Allgemeine Zeitung), ha osservato: “I cosiddetti convinti europeisti appaiono del tutto poco credibili quando approvano l’acquisizione di una compagnia aerea italiana da parte della Lufthansa – come prova di un necessario consolidamento del settore in Europa – eppure vengono prontamente sopraffatti dal sentimento nazionale nel caso di un’acquisizione di Commerzbank da parte di Unicredit”. Chissà se tutto questo sarà sufficiente a creare una breccia nel “muro” eretto da Berlino e a spingere Roma a perorare in qualche modo la causa della banca italiana nei cui confronti lo scorso anno ha utilizzato lo stesso approccio protezionista di Merz per di più avendo impedito (con il golden power ) che acquistasse una banca domestica come Banco Bpm.
Si vedrà, anche perché l’ops impiegherà qualche mese per partire (maggio) e durante questo periodo si capirà come potrà essere accolta dagli investitori di Commerzbank. Si deve dire che quella di Unicredit è un’offerta “tattica”, poiché non è finalizzata ad acquisire il controllo di Commerzbank ma a superare la soglia del 30 per cento il che vuol dire avere mani libere per rastrellare altri pacchetti in Borsa fino ad arrivare al controllo ed eventualmente a una fusione tra i due istituti. Unicredit ha già in mano il 29,9 per cento di Commerzbank grazie una campagna acquisti cominciata due anni fa e detiene un altro 4-5 per cento attraverso strumenti derivati. Per la legge tedesca se si supera la soglia del 30 per cento si è obbligati a lanciare un’offerta pubblica rivolta a tutti i soci. Cosa che Orcel ha fatto in modo strategico. Il “premio” che ha messo sul piatto con l’ops, infatti, è volutamente non troppo elevato (0,485 azioni di Unicredit per ogni azione di Commerzbank, corrispondenti a un prezzo di 30,8 euro, il che implica una valorizzazione complessiva della banca tedesca pari a 35 miliardi) e questo perché punta a raggiungere un numero di adesioni limitate, ma che comunque gli consentono di diventare a tutti gli effetti l’azionista di riferimento ed esercitare una maggiore influenza sulla banca. Una strategia di avvicinamento per gradi che ha offerto a Merz la possibilità di dire che Unicredit è stata in realtà “costretta” a lanciare l’ops poiché di fatto aveva già superato la soglia del 30. Quello che, però, sembra far finta di non vedere Merz è che le cose non avvengono mai per caso.