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Tutto sulla chimica
Dal conflitto in medio oriente emergono vincitori inattesi anche in Borsa. Dati e affari
Il Wall Street Journal ha messo in evidenza che le grandi aziende chimiche con produzione sulla costa del Golfo degli Stati Uniti, come le compagnie LyondellBasell e Dow Inc, sono tra i vincitori del conflitto perché beneficiano delle interruzioni delle catene di approvvigionamento
In guerra c’è chi vince e chi perde anche in Borsa. È successo con le azioni delle società europee della difesa, come si è visto dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e sta succedendo oggi con gruppi chimico-energetici. Il Wall Street Journal ha messo in evidenza che le grandi aziende chimiche con produzione sulla costa del Golfo degli Stati Uniti sono tra i vincitori del conflitto in Medio Oriente perché beneficiano delle interruzioni delle catene di approvvigionamento. Due esempi: le compagnie LyondellBasell e Dow Inc. Nelle ultime cinque sedute di Wall Street, la prima ha guadagnato circa il 15 per cento (nell’ultimo mese il 27 per cento) e la seconda, nella sola giornata di ieri, ha registrato un rialzo del 10 per cento (nell’ultimo mese del 24 per cento).
Secondo un’analisi di Citi, citata dal Wsj, entrambe le società sono destinate a beneficiare di margini di profitto più ampi con il protrarsi del conflitto. E questo perché producono derivati del petrolio e del gas naturale utilizzati nella produzione di materie plastiche. I combattimenti in Medio Oriente, infatti, rischiano di bloccare le esportazioni di prodotti petrolchimici dall’area, oltre ad avere un impatto sul mercato petrolifero, e così cresceranno le vendite dei produttori americani. Molto più contenuti, ma comunque rilevanti rispetto a un mercato azionario depresso dall’inizio dell’attacco all’Iran, i guadagni delle compagnie petrolifere europee: le britanniche Bp e Shell, la francese TotalEnergies e l’italiana Eni. Tutte hanno registrato un rialzo tra il 5 e il 6 per cento nell’ultima settimana. Gli investitori scommettono sul fatto che i benefici derivanti dall’aumento del prezzo del greggio siano temporanei per queste società, considerando plausibile una durata breve del conflitto. Nel saliscendi di questi giorni a Piazza Affari e nelle Borse europee, tra i titoli più esposti alle perdite ci sono quelli delle banche, che risentono dei timori di instabilità del quadro geopolitico.