Foto ANSA

il "rimpatrio"

Caduto su Natixis, ora Donnet propone a Mps un asse sul risparmio italiano

Mariarosaria Marchesano

I risparmi della banca senese sono "rimpatriati" in Italia: l'incredibile inversione a U dell’ad di Generali. Ma in tempi di sovranismo finanziario non è escluso che questa scelta sia soggetta a qualche ripensamento

“Saremmo felici di rimpatriare in Italia i risparmi di Mps oggi affidati ad Axa”. E’ una incredibile inversione a U quella dell’ad di Generali, Philippe Donnet, che lo scorso anno di questi tempi i risparmi degli italiani li voleva “espatriare” alleandosi con la francese Natixis. O, almeno, questa è la chiave di lettura che dell’operazione ha dato il governo Meloni, che, in più occasioni, ha fatto filtrare che sarebbe stato pronto a intervenire con il golden power se la trattativa fosse andata avanti (ma Donnet, considerata anche la contrarietà dei grandi soci di Generali, Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, ha fatto poi un passo indietro). Al di là, comunque, di come vengono comunicate le visioni strategiche – quella attuale dell’ad di Trieste sembra riflettere la scottatura presa per avere toccato un nervo scoperto quale quello del risparmio inteso come interesse nazionale – si tratta di una notizia rilevante per il mercato, che da Siena attende venga sciolto l’intrigato nodo delle nomine.

Generali, infatti, si è praticamente candidata a prendere il posto di Axa, il cui accordo di bancassurance con Mps scade nel 2027. E nel farlo, Donnet non ha risparmiato una bordata ai connazionali francesi ricordando come Axa abbia di recente venduto proprio il business dell’asset management al colosso Bnp Parisbas. Insomma, l’ex banca salvata dallo stato fa tutt’oggi gestire all’estero la ricchezza privata dei suoi clienti. Per la verità, quella tra Mps e Axa è un’alleanza del tutto normale in questo settore e che va avanti da almeno un decennio, ma in tempi di sovranismo finanziario non è escluso che questa scelta sia soggetta a qualche ripensamento. Insomma, nella conferenza stampa di presentazione dei risultati 2025, incalzato dalle domande, Donnet tra difendere gli interessi nazionali (ha preso la cittadinanza italiana) e quelli d’Oltralpe, ha scelto la prima opzione nel tentativo di essere in sintonia con il nuovo corso più “sovranista”. Attenzione, però, perché strizzare l’occhio a Mps non vuol dire chiudere la porta a Unicredit, altro possibile alleato nel risparmio gestito nonché uno dei soci più rilevanti di Generali. “Se c’è la possibilità di ampliare la collaborazione industriale con Unicredit, ovviamente c’è la nostra disponibilità”, ha detto il manager, confermando, quindi, che i rumors circolati di interlocuzioni con il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, su questo tema non erano così campati in aria. “Stiamo parlando con tutti coloro che ci possono aiutare a raggiungere i nostri obiettivi di crescita, sia in Italia sia fuori”, ha ammesso tornando a difendere l’operazione che aveva messo in campo con Natixis per dire che non c’è altra scelta che trovare un partner se si vuole aumentare la dimensione in Europa. Ai tempi, però, alcuni gli avevano fatto notare che non c’erano sufficienti garanzie sul fatto che l’accordo avrebbe dato origine a un’alleanza a trazione italiana. Per questo, oggi Donnet è anche più esplicito nel sottolineare che il controllo di una futura piattaforma europea di asset management dovrebbe essere nelle mani di Generali, che è arrivata a gestire una massa di 900 miliardi di euro, e ha chiuso il 2025 con un utile di 4,3 miliardi (ai soci sarà distribuito un dividendo di 1,64 euro per ogni azione posseduta).

 

Di più su questi argomenti: