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editoriali

La difesa di Mps di fronte alla Bce

Redazione

Le tesi preparate da Monte dei Paschi per provare a blindare Fabrizio Palermo come prossimo amministratore delegato

Il cda di Monte dei Paschi si prepara a rispondere ai rilievi della Bce sulle nomine dei consiglieri e a eleggere i nuovi vertici della banca. Secondo quanto risulta al Foglio, il consiglio, che ieri sera si è riunito per approvare il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca, con i relativi rapporti di concambio molto attesi dal mercato, sta preparando una lettera da inviare alla vigilanza europea per chiarire le motivazioni della sua scelta di indicare tre candidati amministratori delegati (Corrado Passera, Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi), modalità peraltro consentita dallo statuto, per la guida della banca e per sostenere la validità dei curriculum dei candidati indicati per l’incarico nella lista dei 20. In particolare, viene richiesto di considerare l’esperienza di Palermo in qualità di dirigente d’azienda italiano, in particolare per essere stato amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti, quindi di una grande istituzione finanziaria del paese, come assimilabile a quella di manager bancario, requisito esplicitamente richiesto dalla Bce, insieme con il fatto di essere stato alla guida di società quotate.

Questo tuttavia non è un tema, poiché Palermo è ceo di Acea. Sugli altri due candidati, Passera e Vivaldi, non sono previste particolari interlocuzioni. Passera è stato a capo di più di una banca e Vivaldi ha accumulato un’ampia esperienza in UniCredit, sebbene ne sia uscito da qualche anno e non si abbiano notizie di suoi incarichi rilevanti. Proprio le quotazioni di Vivaldi, nelle ultime ore, hanno ripreso quota per un possibile incarico di ad, nel caso in cui la Bce dovesse insistere sulla necessità di un’esperienza “diretta” in una banca, eventualità che potrebbe escludere Palermo dalla corsa. Intanto si intensificano le voci su una lista che potrebbe proporre come amministratore delegato il dimissionario Luigi Lovaglio. Si tratterebbe di un gruppo di soci (tra i quali l’imprenditore Giorgio Girondi e un fondo maltese) che arriverebbe al massimo al 15-20 per cento del capitale.

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