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Diesel e benzina aumentano in tutta Europa: gli interventi dei governi

Riccardo Carlino

Tetti statali ai prezzi dei carburanti in Ungheria, controlli a tappeto presso le stazioni di rifornimento francesi e una riduzione delle accise in Portogallo. Contro i rincari i 27 si muovono in ordine sparso. Una ricognizione

Ieri il petrolio ha chiuso in brusco calo dopo le parole del presidente Donald Trump sulla "guerra quasi finita", ma il protrarsi della guerra in medio oriente resta un fattore rialzista per i prezzi alla pompa dei carburanti, in Italia come nel resto d'Europa. Per fronteggiare il problema, al momento, ogni paese europeo sembra andare per conto proprio. Rimanendo in Italia, la premier Giorgia Meloni ha ipotizzato di attivare le cosiddette accise mobili. Con questo meccanismo, quando il prezzo dei carburanti cresce oltre determinate soglie si riduce temporaneamente l’accisa – cioè la tassa fissa applicata su benzina e gasolio – utilizzando il maggior gettito Iva generato proprio dall’aumento dei prezzi. In questo modo lo stato restituisce ai consumatori una parte delle entrate aggiuntive, attenuando l’effetto dei rincari alla pompa.

 

                         

Tuttavia, nonostante gli annunci, sul tavolo di Palazzo Chigi non c'è ancora una proposta definita. Al contrario, in Portogallo, dove il prezzo effettivo della benzina senza piombo è aumentato del 5,6 per cento negli ultimi giorni e quello del gasolio è sempre più vicino ai 2 euro al litro, si è andati in una direzione simile. A fronte di questi numeri il governo portoghese ha deciso di ridurre le accise sul gasolio: si tratta di "uno sconto straordinario e temporaneo dell’accisa sui prodotti petroliferi (Isp) applicabile al gasolio da autotrazione pari a 3,55 centesimi al litro, restituendo ai contribuenti il gettito Iva aggiuntivo corrispondente all’aumento previsto del prezzo", si legge in un comunicato del governo guidato da Luís Montenegro. 

Anche l'Austria sembra caldeggiare un'idea simile. Il cancelliere Christian Stocker si è dichiarato infatti "favorevole" a una riduzione temporanea delle accise sui carburanti nel paese, alla luce della situazione volatile sui mercati. "Il governo federale sta attualmente esaminando e negoziando intensamente quale modello di agevolazione sarebbe più efficace. Personalmente, sostengo una riduzione temporanea delle accise sui carburanti", ha affermato, senza però fornire ulteriori dettagli. 

Altri paesi hanno optato per misure più drastiche. Il premier ungherese Viktor Orbán ha infatti imposto un tetto al prezzo dei carburanti. "Introduciamo un prezzo protetto per la benzina (1,51 euro) e per il diesel (1,56 euro), oltre il quale i prezzi non possono andare", ha dichiarato Orbán, sottolineando che la misura è diretta in particolare ad agricoltori, trasportatori e imprenditori. Dello stesso avviso anche il governo croato, che ha deciso di reintrodurre, dopo un anno di pausa, il tetto ai prezzi al dettaglio dei carburanti, con la benzina standard a 1,50 euro e litro e il diesel a 1,55. 

Nessun tetto, per ora, in Francia. Qui il primo ministro Sébastien Lecornu ha annunciato su X un piano straordinario di 500 ispezioni presso le stazioni di servizio francesi fino a mercoledì. "La guerra in medio oriente non può essere usata come pretesto per aumenti ingiusti dei prezzi del carburante", ha scritto su X. Nel paese il prezzo della benzina è aumentato di 10 centesimi rispetto alla settimana prima dell'inizio della guerra. Sul fronte del diesel il rincaro è ancora più pronunciato: venerdì scorso il prezzo medio al litro era infatti di 1,98 euro, il 15 per cento in più di quanto si pagava il 27 febbraio (1,72 euro). Anche a Parigi, come in Portogallo e in Italia, si discute però di ridurre le accise sul carburante. A richiederlo è leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, che da anni propone una riduzione dell'Iva dal 20 al 5,5 per cento su carburanti, gasolio da riscaldamento e gas. 

A fronteggiare i rialzi più forti ci sono i Paesi bassi, in cui un litro di benzina è arrivato a costare 2,39 euro al litro, mentre il 31 dicembre 2025 si aggirava intorno ai 2,13. Nonostante ciò, il primo ministro Rob Jetten non sembra intenzionato a ridurre le accise. Così come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nonostante in alcune stazioni di rifornimento tedesche il prezzo medio di un litro di benzina abbia superato i 2 euro. Prima dell'inizio della guerra in Iran era di 1,83 euro al litro. "Stiamo esaminando gli sviluppi del mercato", ha dichiarato il leader della Cdu, mentre il ministro-presidente del Brandeburgoe Dietmar Woidke (Spd) ha chiesto al governo federale di agire rapidamente . "L'aumento dei prezzi alle stazioni di servizio è pura estorsione", ha affermato, esortando Berlino a intervenire per porre rimedio a questa "ingiustizia insostenibile".

Rialzi anche in Spagna. Nelle ultime settimane il prezzo della benzina è aumentato fino a 20 centesimi, raggiungendo quota 1,70 euro al litro su molti cartelli elettronici delle stazioni di servizio spagnole, mentre il gasolio è arrivato a costare 1,80 euro al litro. L'associazione dei consumatori Facua, non a caso, ha inviato delle lettere al premier Pedro Sánchez e al ministro degli Affari dei consumatori, Pablo Bustinduy, chiedendogli di intervenire per stabilire dei tetti al prezzo. Dal canto suo, il governo sta finalizzando un primo pacchetto di aiuti per mitigare l'impatto della crisi sia sulle imprese che sulla popolazione spagnola. Il ministro dell'Economia, Carlos Cuerpo, ha infatti chiarito che Madrid sta monitorando l'evoluzione dei prezzi del carburante e adotterà le misure necessarie per attenuare l'impatto dell'impennata dei prezzi  "man mano che la situazione evolve".

 

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