Editoriali
Ancora il cartello alla pompa, no grazie
La crisi energetica e l’attivismo sui prezzi del ministro Adolfo Urso contro gli "speculatori". Un déjà-vu da evitare assolutamente
Le disgrazie non arrivano mai da sole. La guerra in Medio oriente produce un aumento del presso del petrolio e un aumento del costo dell’energia attiva il ministro Adolfo Urso. Così ieri è corso un brivido lungo la schiena di molti operatori di mercato quando il Mimit ha convocato una riunione della “Commissione di allerta rapida” per la sorveglianza dei prezzi, allo scopo di monitorare l’andamento dei mercati energetici e in particolare dei prodotti petroliferi e dei carburanti. “Abbiamo rafforzato il monitoraggio di Mister Prezzi su tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione, per impedire che le tensioni in Medio Oriente diventino un pretesto per speculazioni o rincari ingiustificati, e predisposto con il ministro Giorgetti un immediato piano operativo di intervento della Guardia di Finanza”, ha dichiarato il ministro delle Imprese. “Al momento sulla rete dei distributori italiani non risultano diffusi fenomeni speculativi”, è il responso del ministro. Il sospiro di sollievo degli operatori non fa però passare di mente la spiacevole sensazione di un déjà-vu. Quando, all’avvio del governo Meloni, il ministro Urso di fronte all’aumento del prezzo dei carburanti avviò una campagna di delegittimazione contro gli “speculatori” e ideò il “cartello” con il prezzo medio alla pompa di benzina, progenitore del “carrello tricolore” nei supermercati. In generale si può dire che il monitoraggio va sempre fatto e ci sono le Authority preposte. Che, se un operatore avesse la facoltà e la volontà di attuare comportamenti speculativi, questo sarebbe il momento meno opportuno: perché stanno aumentando i costi, anche per i venditori, e perché è più alta l’attenzione dell’opinione pubblica. In generale, le imprese italiane sono trasformatrici: uno choc energetico è un costo in più e non l’opportunità di una maggiore rendita. Se per tanto il monitoraggio e l’“allerta rapida” sono un segnale politico di attenzione rivolto alla cittadinanza, bene. Se altrimenti è il primo passo di un ritorno a misure dirigiste che si sono dimostrate fallimentari, male. Anzi: molto male.
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