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L'analisi

Costi e proposte, il problema di Schlein non è politico ma matematico

Luciano Capone

Congedo paritario e riduzione dell’orario di lavoro, per il Pd costa 600 milioni sul trienno mentre per la Ragioneria dello stato 24,8 miliardil. Le coperture a casa Elly sono un’opinione

Ci risiamo, dice Elly Schlein alla Camera. “Ogni volta che le opposizioni fanno una proposta per migliorare le condizioni di chi lavora, voi l’affossate senza nemmeno volerla discutere, negandoci il diritto a discuterne in Parlamento”. La segretaria del Pd si riferisce alla bocciatura, da parte della maggioranza, della proposta unitaria del Campo largo sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, dopo che la settimana scorsa era stata affossata la proposta unitaria delle opposizioni sul congedo paritario. Ma il “ci risiamo”, più che al presunto comportamento anti democratico della destra, andrebbe riferito al metodo anti matematico con cui la sinistra scrive le leggi: senza coperture. 

La proposta di legge di Avs, M5s e Pd – firmata dai leader Fratoianni, Bonelli, Conte e Schlein – prevedeva l’introduzione di una sperimentazione triennale per ridurre l’orario di lavoro dalle attuali 40 ore settimanali fino a 32 ore (8 ore per quattro giorni), mantenendo la stessa retribuzione mensile. Secondo la tesi dei proponenti ci guadagnerebbero tutti: le imprese verrebbero ripagate da un aumento della produttività e i lavoratori da maggiore tempo libero a disposizione. In più ci sarebbero ulteriori benefici per la collettività: aumento dei consumi, maggiore occupazione, salari più alti, riequilibrio di genere e anche riduzione delle emissioni.

Ma se tutti ci guadagnano e nessuno ci perde, chi si oppone? Ma soprattutto: perché aziende e sindacati non si sono già organizzati in tal senso, senza aspettare una norma? La legge impone un limite massimo all’orario di lavoro, ma non impedisce di lavorare meno ore. Molte imprese, le più grandi e più produttive, già lo fanno.

Che ci sia un costo, in contraddizione con ciò che sostengono, i proponenti lo sanno benissimo. Tanto è vero che la proposta prevede un generoso sussidio: un taglio dei contributi a carico dei datori di lavoro che va dal 30 al 60 per cento, a seconda della dimensione dell’impresa e della “gravosità” delle attività svolte, per le imprese che riducono l’orario di lavoro a parità di salario. Ed è qui che casca l’asino. Il problema, come detto, è matematico più che politico. La proposta di Pd, Avs e M5s stanzia per lo sgravio contributivo 600 milioni in tre anni (50 il primo, 275 gli altri due). Poca roba per una misura considerata rivoluzionaria: vuol dire che o l’incentivo è del tutto inutile o le risorse sono insufficienti. Di questo secondo parere è la Ragioneria generale dello stato (Rgs), che ha il compito istituzionale di valutare i costi delle proposte di legge e le relative coperture per salvaguardare il bilancio. Secondo la Rgs, che si basa sulle stime del ministero del Lavoro, l’onere della proposta in termini di minori entrate contributive è pari a 24 miliardi e 800 milioni di euro sul triennio (8.074 milioni nel 2026, 8.260 nel 2027 e 8.442 nel 2028): oltre 24 miliardi di euro in più rispetto ai 600 milioni stimati dall’opposizione. Ma ministero e Rgs spiegano come sono arrivati alla stima: su una platea interessata di 10 milioni di lavoratori, hanno ipotizzato un 30 per cento di lavoratori coinvolti e applicato uno sgravio contributivo medio del 40 per cento. I proponenti non spiegano perché dovrebbero bastare 600 milioni, ovvero 40 volte meno.

Una cosa analoga è accaduta la scorsa settimana, quando la Rgs ha bocciato sul piano tecnico la proposta sul congedo paritario. Il costo della misura era di 3 miliardi, che Schlein proponeva di coprire attraverso la “rimodulazione e l’eliminazione” dei Sussidi ambientalmente dannosi (Sad). Per la struttura guidata da Daria Perrotta si trattava di una copertura “formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e quantificati”.

Insomma, le coperture devono essere certe e precise. Non si tratta di un cavillo tecnico, ma di un principio costituzionale (art. 81) che deve guidare le decisioni in una democrazia sana. D’altronde, si è visto – proprio quando al governo c’erano il Pd e il M5s – come le stime allegre sul costo del Superbonus della Rgs, allora guidata da Biagio Mazzotta, abbiano compromesso il bilancio dello stato.

Schlein ha anche detto, sulla riduzione dell’orario di lavoro, che “in questa direzione sono andati altri paesi europei come la Spagna”. Evidentemente la leader del Pd non sa che la proposta del governo Sánchez per ridurre la jornada laboral è stata affossata dal Congresso lo scorso settembre. Ancora una volta Schlein chiede di copiare dalla Spagna qualcosa che non c’è neppure in Spagna, come quando proponeva il “tetto al prezzo del gas” che nei paesi iberici era scaduto da due anni. Ci risiamo.

 

 

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali