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Dalla fibra alla brace

Imporre la dismissione delle reti di rame entro il 2035, come vuol fare l'Ue, è un boomerang

Sergio Boccadutri e Carlo Stagnaro

Dalla limitazione della libertà di impresa a problemi tecnici e procedurali. Dietro l’obiettivo di accelerare la transizione verso le reti di nuova generazione si nasconde un metodo che rischia di produrre effetti opposti a quelli dichiarati

La proposta di Digital Networks Act (Dna) della Commissione europea introduce, tra le sue misure più ambiziose, un obbligo di dismissione delle reti in rame entro il 2035. Dopo quella data, gli stati membri saranno tenuti a imporre lo switch-off anche nelle aree in cui le condizioni di copertura in fibra non risultino pienamente soddisfatte. E’ una scelta che merita una riflessione approfondita, perché dietro l’obiettivo di accelerare la transizione verso le reti di nuova generazione si nasconde un metodo che rischia di produrre effetti opposti a quelli dichiarati.

Il primo problema è soprattutto di ordine giuridico. La stessa Commissione ammette, nei consideranda della proposta del Dna, che l’obbligo di switch-off costituisce una limitazione della libertà di impresa tutelata dall’art. 16 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, giustificandola con i princìpi di necessità e proporzionalità. Ma questo assunto è difficile da sostenere. Le reti Fttc (fibra fino all’armadio e poi rame da qui alle utenze) garantiscono oggi connettività di qualità adeguata alla domanda espressa dalla grande maggioranza delle famiglie e delle piccole imprese. Non esiste alcun fallimento di mercato che giustifichi un intervento pubblico coercitivo di questa portata: gli operatori stanno già migrando verso la fibra sulla base di valutazioni commerciali, e il mercato sta svolgendo da solo il compito che la norma vorrebbe imporgli per legge. Invocare l’interesse generale in assenza di una disfunzione concreta del mercato non è una giustificazione: è una petizione di principio.

Il secondo problema è tecnico e, paradossalmente, più pericoloso. Uno switch-off forzato nelle aree dove la copertura in fibra non è ancora capillare non spingerà gli utenti verso la fibra (appunto perché non c’è) ma verso le reti mobili o il Fixed Wireless Access. Tale tecnologia prevede che la fibra arrivi fino a un certo punto, dove poi una torre trasmette il segnale tramite onde radio ed è per questo molto usata nelle aree rurali. Il mobile a banda larga è economicamente conveniente e immediatamente disponibile, ma nelle ore di punta, quando la domanda si concentra, la saturazione delle frequenze determina un degrado delle prestazioni che rende queste soluzioni sistematicamente inferiori non solo alla fibra, ma anche alle connessioni Fttc. Spegnere il rame in assenza di un’alternativa reale non è una transizione tecnologica: è una degradazione della qualità effettivamente disponibile imposta per legge.

Il terzo problema è procedurale. Fino al 31 dicembre 2035, il Dna subordina il passaggio al soddisfacimento di condizioni minime: almeno il 95 per cento di copertura in fibra nell’area interessata e disponibilità di offerte economicamente accessibili. Una logica che, pur con tutti i suoi limiti, tiene conto della realtà. Dal 1° gennaio 2036, invece, l’obbligo scatta indipendentemente da qualsiasi vincolo, trasformando una misura condizionata in un divieto assoluto con scadenza perentoria. Nessun paese europeo, nemmeno quelli con tassi di copertura in fibra superiori al 90 per cento, ha adottato un approccio analogo. La ragione è semplice: il rischio di lasciare qualcuno senza connettività adeguata è reale, e le conseguenze politiche e sociali di un digital divide prodotto dalla regolazione sarebbero difficili da gestire. Per gli utenti delle aree non ancora raggiunte dalla fibra, il risultato sarebbe perdere l’accesso a soluzioni misto rame, che oggi garantiscono prestazioni concrete e misurabili, senza ricevere nulla di equivalente in cambio. Ci si ritroverebbe con connessioni mobili che nelle ore di maggior traffico non reggono il confronto nemmeno con la tecnologia che si va a dismettere. Un danno oltre la beffa: privare chi ha già una connessione che funziona, per consegnarlo a qualcosa di peggio.

 

 

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